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Recensione – La luna fredda di Jeffery Deaver

Amelia Sachs sapeva che le persone di cui non si capivano i moventi erano sempre quelle più pericolose.

Jeffery Deaver

Non potete capire quanto io sia felice di aver scoperto questo autore. Sono appassionata di thriller e amo scoprire nuovi autori, anche se faccio sempre un po’ di fatica a fidarmi. Molto spesso mi capita di aver paura di rimanere delusa dalle aspettative. In questo caso, seppur io sia partita con i piedi di piombo, ho finito per innamorarmi completamente. Ho intenzione di recuperare al più presto tutti i libri di Deaver!

Trama

Foto realizzata da me

In una gelida notte di dicembre, con una luna piena che si staglia nel cielo nero di New York e la paura diffusa tra la gente di un nuovo 11 settembre, un killer spietato colpisce due volte a poche ore di distanza. Sulle scene dei delitti lascia il suo “biglietto da visita”, un costoso orologio con le fasi lunari sul quadrante e un messaggio firmato “L’orologiaio”. Tutto lascia supporre che i due omicidi non siano destinati a rimanere gli unici. Il criminalista Lincoln Rhyme e i suoi collaboratori hanno a disposizione solo poche ore per fermare quel killer geniale e meticoloso ossessionato dal tempo, che pianifica i suoi delitti con precisione cronometrica. E Amelia Sachs fatica a conciliare la caccia all’Orologiaio con la sua prima indagine autonoma, il caso di un apparente suicidio che la porterà a scoprire inquietanti rivelazioni sul proprio passato che potrebbero minare alle basi il particolarissimo rapporto con Lincoln.

Fortunatamente compare sulla scena dell’inchiesta un’inattesa quanto provvidenziale alleata per Rhyme: l’agente speciale del Bureau of Investigation della California Kathryn Dance, esperta nella lettura del linguaggio non verbale negli interrogatori. Nonostante Rhyme si mostri scettico sull’attendibilità delle testimonianze e Kathryn nutra poca fiducia sulle prove fornite dai rilievi effettuati, la loro bizzarra collaborazione riesce a smontare quello che via via si configura come un meccanismo a scatole cinesi fatto di inganni e doppi giochi.

Recensione

Se mi chiedessero quanto tempo ci ho messo a leggerlo direi tre settimane, anche se non è proprio così. Diciamo che ho letto poco per volta questa storia sia per non perdermi nemmeno un pezzo, sia per impegni lavorativi. Nel momento in cui prendevo in mano il libro, però, mi eclissavo completamente per dedicarmi interamente al racconto del maestro del thriller. Ero scettica all’inizio, ma ho iniziato a sciogliermi dopo due o tre capitoli. É stato quasi amore a prima vista.

La narrazione

Di thriller ne ho letti tanti, ma pochi scritti in maniera così impeccabile. La narrazione segue due linee: quella del killer, Gerald Duncan, e quella degli ispettori Rhyme e Sachs e quindi delle varie indagini. La precisione con cui l’autore racconta ogni singolo dettaglio senza appesantire la lettura direi che è la caratteristica più importante. Il killer, Duncan, è un uomo scrupoloso, preciso, quasi maniacale e lo stile di scrittura di Deaver gli assomiglia tanto. Non ho letto altri libri dell’autore quindi non ho parametri di paragone, ma ho avuto come l’impressione che il narratore si trasformasse in base agli eventi. Quando raccontava delle indagini assumeva un tono serio e professionale, mentre cambiava radicalmente registro quando narrava di Gerald e Vincent. Questo tipo di narrazione è interessante e di certo rende il lettore partecipe ad ogni singolo attimo della storia, facendogli vedere sia la parte “buona” che quella “cattiva”.

Il killer e i suoi piani

Gerald Duncan, anche soprannominato l’Orologiaio, essendo appassionato di orologi, non rivela la sua identità all’aiutante Vincent perché ritiene che non sia necessario al fine del compimento dei piani. Gerald infatti compie i suoi delitti in autonomia ma lascia le donne a Vincent, in modo che lui possa placare la sua fame. Quello che Vincent non sa è il vero motivo per cui non può partecipare agli omicidi e questo non lo sa nemmeno il lettore. Il lettore è infatti guidato nella storia da un narratore onnisciente ma che non rivela tutto subito. Nella parte che riguarda l’assassino, infatti, il lettore sa tutto solo in apparenza; scoprirà solo alla fine del libro il vero movente. Gerald assomiglia tanto ad altri serial killer: Jurek Walter o il Distruttore sono quelli con cui ha più analogie.

Le indagini

Lincoln Rhyme, aiutato da Kathryn Dance e Amelia Sachs, che nel frattempo prosegue la sua prima indagine, cercherà di dare giustizia alle vittime di Duncan. Il loro assassino però è molto più furbo di quello che pensano e riusciranno a giungere alla verità solo dopo vari tentativi. Proprio quei tentativi che servono a Gerald per guadagnare tempo. Per anticipare le mosse. Anche in questo ho trovato tante analogie con i miei autori preferiti, in particolare con Lars Kepler e il loro Joona Linna: tenace, combattivo e soprattutto astuto. Come Joona, infatti, Rhyme porta avanti le sue idee con carattere e tanta determinazione. Sarà sicuramente anche per questo che ho amato il libro!

Cosa ne penso?

Penso che non mi fermerò qua, anzi! Ho scoperto Deaver dopo tanto tempo e tanto scetticismo e di certo non lo accantonerò subito. Ho intenzione di leggere tutti i suoi libri e di collezionare emozioni come faccio con tutti gli autori che apprezzo. Con Lars Kepler ho iniziato così… sarà Deaver il prossimo?
Consiglio il libro a tutti coloro che sono appassionati di thriller e che vogliono leggere qualcosa di bello, di appassionante e ricco di suspence. “La luna fredda” è di certo il libro che fa per voi!

Voto: 5\5

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Collaborazione – Beata Gioventù di Vincenzo Galati

Olga urlò e, prima ancora di pensarci, capì che la moneta di Anna era sparita.

Vincenzo Galati

Non avevo mai letto un libro di questo tipo. Sono appassionata di gialli e ne leggerei uno al giorno se solo avessi un po’ più di tempo, ma un giallo così divertente e accattivante ancora non era capitato tra le mie mani. Fortunatamente ci ha pensato Vincenzo a rimediare a questa mia mancanza inviandomi una copia del suo romanzo che ho letto veramente volentieri.

Trama

Protagonisti di questa storia ironica e fuori degli schemi un gruppo di strampalati amici, un po’ in là con gli anni ma con l’entusiasmo di ragazzini scatenati, alle prese con un’incredibile avventura. Tra una partita a carte e un cruciverba, i nostri s’imbattono in un omicidio e nel furto di una vecchia moneta di enorme valore. Capitanati dall’impavida Olga, gli arzilli vecchietti mettono in atto un ingegnoso piano che proverà a trasformarli in intrepidi giustizieri dai capelli d’argento. Ma sulla loro strada si presentano ostacoli e imprevisti di ogni tipo. Riuscirà la sgangherata banda di nonnetti a dipanare il bandolo della matassa?

Recensione

Un giallo davvero particolare!

Come ho già anticipato, ho trovato questo libro davvero molto interessante. I protagonisti sono un gruppo di vecchietti intenzionati a catturare, con il minimo aiuto da parte delle forze dell’ordine, il killer di Anna. Il suo omicidio è avvenuto a seguito di un furto: la moneta rara che l’anziana signora stava per vendere. A capo delle indagini c’è Olga, una donna dinamica e sempre piena di sorprese pronta a smascherare il delinquente e a fare giustizia per la sua amica. Quello che mi ha stupita tanto è stata la capacità dell’autore di trasportarmi, attraverso la semplicità e la linearità della narrazione, indietro nel tempo. Mi sono improvvisamente ritrovata tra i banchi di scuola con davanti il libro di antologia pieno di racconti. Mi sembrava proprio di star leggendo uno di questi piccoli ma immensi bravi.

La semplicità è l’arma migliore

Essendo un’appassionata di questo genere, mi capita raramente di leggere storie lineari così ben scritte. Quello che caratterizza, a mio parere, questo romanzo, è proprio la semplicità del narratore. É un libro adatto a tutti, anche ai più piccoli, proprio perché di facile comprensione. Non sempre la bravura di un autore è definita dalla complessità del lessico che utilizza: a volte l’arma migliore è proprio l’utilizzo di uno stile semplice. Attenzione però… semplice non vuol dire necessariamente banale! Al contrario, in questo caso Vincenzo è stato proprio bravo ad utilizzare un registro semplice ma ricercato!

I personaggi

I personaggi non sono tanti e sono tutti ben definiti. Seppur non sempre sia presente una descrizione fisica o caratteriale, molte caratteristiche vengono alla luce grazie alle azioni che compiono. La mia preferita è senza dubbio Olga: dinamica e intraprendente, non perde occasione per dimostrare che lei ha carattere e sa quello che vuole. Riesce a convincere tutto e tutti di quello che dice e di quello che vuole fare, nessuno riesce a dirle di no proprio perché sa come conquistare il mondo. Io ce la vedo a governare l’intero pianeta! Dovreste proprio conoscerla.

Cosa ne penso?

Penso che questo libro meriti di essere letto sia dagli appassionati del genere che non. A partire dagli 11\12 anni, questa è sicuramente una lettura interessante e super consigliata! Leggero, divertente e coinvolgente può tenervi compagnia e farvi appassionare davvero. Io ho trovato quasi la comfort zone di quando ero piccola tra le pagine dei libri di scuola, voi potrete trovare sicuramente altre emozioni molto belle. Questo è un libro d’altri tempi: semplice ma profondo. É scritto e strutturato molto bene. Il libro mi è piaciuto molto quindi ve lo consiglio!

Voto: 5\5

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Recensione – La biblioteca di Parigi di Janet Skeslien Charles

Era per quello che leggevo: per sbirciare nelle vite degli altri.

Janet Skeslien Charles

Sulla copertina, oltre al titolo, c’è scritto: ‘Nessuno può tacere i libri’. Questo messaggio, nel libro, passa forte e chiaro. L’autrice ha scritto un romanzo dove il protagonista, oltre a essere la giovane Odile e la piccola Lily, non è altro che il libro.

Ora vi spiego come.

Trama

Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

I libri sono aria fresca inalata per continuare a far battere il cuore, a fare immaginare il cervello, a tenere viva la speranza.

Janet Skeslien Charles

Recensione

Odile: L’amore per i Libri

Parigi, 1939. La storia comincia con il colloquio di Odile per un posto alla American Library, biblioteca prestigiosa situata nella capitale francese.

Foto di Gerhard G. da Pixabay

Odile è una ragazza forte e precisa che conosce a memoria la classificazione decimale di Dewey. Circondata da un fratello che adora e un padre commissario di polizia che cerca in ogni modo di trovarle marito, entra nel mondo della Library e le sembra un sogno. Chi tra noi lettrici non vorrebbe lavorare in una biblioteca ed essere circondata da milioni di libri? Il destino però la coglie impreparata perché come ben sappiamo, quelli sono gli anni in cui scoppia la Seconda Guerra mondiale.

Tutto cambia: il fratello Remy parte per il fronte lasciandola sola, le regole all’interno della biblioteca non sono più le stesse e i tedeschi cominciano piano piano a occupare Parigi. Grazie però alla professoressa Reeder, la direttrice, a Margaret, divenuta la sua migliore amica, a Bitsi, la ragazza di Remy e a tutte le persone che lavorano per l’American Library, la vita è meno amara. La biblioteca diventa una famiglia, un posto sicuro per lei e tutte le persone che lo frequentano.

Lily: l’importanza della comunicazione

Nell’arco di tutto il libro, la storia di Odile si alterna con quella di Lily. Siamo in America, 1985. La giovane, grazie a una ricerca per scuola conoscerà la Sposa della guerra, che non è altro che la nostra Odile anziana. Tutti in paese diffidano della donna, la ignorano, avendo quasi paura di lei.

Lily perde la madre a causa di una malattia e questo permette alle due protagoniste di diventare molto amiche. Nella vita della giovane entra la nuova sposa di papà, Eleonor. Tra le due, i rapporti non saranno inizialmente semplici, visto che Lily vede la nuova arrivata come una sostituta della mamma. Grazie a Odile, Lily capirà di dover maturare e di dover cambiare il modo di vedere le cose. Lily scoprirà il segreto di Odile e tradirà in maniera quasi irreparabile la sua fiducia. Capirà a sue spese che a volte bisogna pensare alle conseguenze delle proprie azioni e che bisogna essere meno egoisti di come a volte siamo.

L’omaggio alla American Library

Sono molti i messaggi che l’autrice tocca in questo libro: l’importanza della parola, della comprensione, il ruolo che ricopre il Libro nella nostra vita.

Foto di Foundry Co da Pixabay

L’autrice tocca in modo così delicato le vite di queste persone che sono realmente esistite. L’American Library è stata una realtà che durante la Seconda Guerra mondiale ha permesso ai suoi utenti di restare in contatto con i libri. I bibliotecari hanno giocato un ruolo fondamentale per tener vivo il libro e per far sentire chi leggeva meno solo. Hanno rischiato la vita per tener fede a ciò che per loro contava di più.

Janet Charles ha scritto questo libro nel centenario della fondazione della libreria e ha voluto rendere omaggio a coloro che hanno permesso che tutto questo restasse in vita. Ha reso loro omaggio scrivendo la storia di Odile e Lily, portando avanti messaggi importanti: l’importanza della parola e della comunicazione per far sì che certi ostacoli non vengano affrontati in solitudine. Bisogna imparare, come scrive l’autrice nell’intervista scritta alla fine del libro, “a parlare dei propri sentimenti, per quanto per noi risultino ingestibili“.

Cosa ne penso?

Questo libro è scritto veramente bene, è scorrevole e per nulla scontato. Entriamo nel mondo della Library e capiamo subito quello che è successo nel periodo della Seconda Guerra Mondiale da un altro punto di vista, quello delle biblioteche, delle persone che ci hanno lavorano e dei tanti libri ritenuti un pericolo. Abbiamo un bagaglio storico importante, da cui imparare e da non sottovalutare mai.

Leggete questo libro se amate i Libri, troverete la giovane Lily in ognuno di voi e imparerete che nulla è più importante di ‘entrare nella pelle dell’altro‘.

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Collaborazione – La piccola Parigi di Alessandro Tonioli

Dietro ogni cosa che non si riesce a ricordare, c’è sempre una storia che vale la pena di essere ricordata.

Alessandro Tonioli

La piccola Parigi di Alessandro è stata veramente una sorpresa per me. Quando mi è stato mandato il libro e ho letto il titolo ne ero entusiasta: amo Parigi, ci sono stata una volta me ne sono innamorata perché questa città entra subito nel cuore di chi è romantico come me.

E proprio come Parigi, anche questa piccola storia ti entra nel cuore.

Trama

La piccola Parigi di Alessandro Tonioli

“Una città, un racconto misterioso e una bambina di cui nessuno ha mai saputo il nome.
Ecco cosa si cela dietro Cabiate e il suo essere chiamata dai suoi abitanti “La piccola Parigi”, per un motivo che però nessuno sembra ricordare. Forse solo il nonno di Chiara ha, nascosta nel suo passato, la chiave per svelare la natura di questo incantesimo che ora, forse, sta per essere finalmente rivelato.”

E’ cosi, non puoi farci niente.

Il tempo distrugge l’uomo.

L’uomo distrugge il resto.

L’amore li distrugge entrambi.

Sarà così.

Alessandro Tonioli

Recensione

Questo libro è particolare: mentre lo leggevo e nel momento in cui l’ho finito ho capito che quello che avevo tra le mani era una piccola fiaba.

I nonni: i pilastri della nostra storia

I protagonisti della nostra storia sono due: Chiara e Francesco.

Ci troviamo a Cabriate, piccolo paese di vecchi brontoloni e bambini saltellanti, dove Chiara, chiamata dai nonni Chiaraccia, come al solito rientra da scuola e trova il nonno Francesco ad aspettarla seduto sulla poltrona. Quel giorno il nonno è diverso e Chiara lo sente. Francesco comincia a raccontare una storia, a rievocare un ricordo che gli fa scendere una lacrima.

Si torna nel passato, nel periodo in cui il nonno non è altro che un ragazzino. La protagonista della sua storia è una bambina senza nome, che gira per Cabriate col suo vestito rosso, spuntata da non si sa dove. Quello che porta questa fanciulla al paese resterà impresso nella memoria di pochi, e il motivo per cui viene sopranominata “La piccola Parigi” lo lascio scoprire a voi.

Quanti pomeriggi avete passato anche voi, da piccoli, con i nostri nonni? Io tantissimi. Mi è capitato tante volte di fermarmi ad ascoltarli mentre mi raccontavano storie del loro passato. Quanto importati sono questi momenti di condivisione? Perché è di questo che si parla: di tramandare aneddoti che fanno della storia, che è una realtà e non solo una memoria. I nonni e le persone anziane giocano un ruolo fondamentale in questo, facciamone tesoro.

Il messaggio d’amore

Quello che Alessandro vuole trasmettere è quasi tangibile: questo racconto, in maniera così triste e delicata, emana amore puro. Penso che ancora più importante sia un altrettanto fondamentale valore portato dall’autore: il prendersi cura dell’altro.

Viviamo in un epoca in cui gli esseri umani sono superficiali, in cui ormai ci si arrende al materiale e tutto diventa scontato. La cosa più triste è la cattiveria che regna in tante persone e il fatto che i gesti d’amore siano ormai scomparsi.

Questo libro è un campanello d’allarme per la gentilezza dimenticata. Quante volte non perdoniamo convinti di essere immortali? Quante volte non facciamo un passo in più? Dovremmo ogni tanto ricordarci i valori che portano avanti la vita: la gentilezza, il rispetto, l’umiltà, la sincerità, la fedeltà.

Cosa ne penso?

Questo libro si presenta come un inno al non dimenticare, al restare saldi alle nostre radici e a quello che ci appartiene.

Nella nota, l’autore specifica che la punteggiatura ritmica è intenzionale, vuole portare una stesura quasi teatrale. Questo determina una lettura leggera, quasi a voler riportare il lettore indietro nel tempo. Alla fine, incentrare la storia su due personaggi non è semplice a mio parere: il libro è molto breve, sono circa una sessantina di pagine. Alessandro però, è stato molto bravo a tenere il lettore incollato al libro. Aumenta la voglia, durante la lettura, di scoprire questa piccola ragazza, di capire il suo scopo nella piccola Cabriate, di conoscere la Piccola Parigi.

Leggetelo questo libro: vi verrà facile viaggiare indietro nel tempo insieme a Francesco e voler conoscere anche a voi questa bambina col vestito rosso per scoprire il suo messaggio per voi!

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GDL di Giulia e Valentina – Il gioco dell’angelo di Carlos Ruis Zafòn

Sa qual è il bello dei cuori infranti? Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi.

Carlos Ruis Zafòn

Nel mese di Dicembre, io e il gruppo di lettura di Giulia e Valentina dedicato a Zafòn ci siamo dedicati a “Il gioco dell’angelo”, il secondo libro dei quattro racchiusi nella saga del ‘Cimitero dei libri dimenticati’.

In questo romanzo, il protagonista non è Daniel Sampere, bensì David Martin, scrittore di romanzi che abita sempre nella nostra Barcellona degli anni Venti.

Questo libro non ha niente a che fare con ‘L’ombra del vento‘ a mio parere; ne ‘Il gioco dell’angelo’ abbiamo una storia sicuramente più cupa, malinconica e quasi surreale.

Trama

Il gioco dell’angelo

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l’occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de “L’ombra del vento” hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore – scrivere un’opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell’umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.

[…] il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.

Carlos Ruis Zafòn

Recensione

La storia: da dove tutto ha inizio

David Martin è un personaggio diverso da Daniel presente nell’Ombra del vento: cinico all’inverosimile, pieno di un tale sarcasmo che lo contraddistingue per il tutto il racconto.

Inizialmente il protagonista ha 17 anni e scrive per ‘La Voz de la Industria‘, giornale di stampa nazionale, dove conosce Pedro Vidal che diventerà il suo migliore amico, ma soprattutto suo mentore. Qui comincia la sua carriera come scrittore perché, anche se con falso nome, scriverà dei racconti racchiusi nella serie ‘Misteri di Barcellona’.

Licenziato a causa del suo successo e grazie allo zampino di Vidal, David trova lavoro presso una casa editrice a nome di Barrido ed Escobillas che tramite un contratto stipulato, accetta di scrivera una serie di romanzi contenuti nella serie battezzata come ‘La città dei maledetti’.

Nel frattempo, visto lo discreto stipendio e la voglia di cambiare, il nostro protagonista abbandona la pensione di donna Carmen e si trasferisce nella casa della torre, abitata precedentemente da Diego Marlasca.

Nel momento in cui il successo comincia a sfuggirgli di mano, entrerà in scena Andreas Corelli, editore francese che propone al nostro amico di scrivere un libro per lui che riguarda una nuova religione, una nuova fede.

Quale sarà il legame tra David e Diego, ma soprattutto Andreas? Scriverà questo libro?

L’amore salva sempre?

Quanto siamo liberi?

In principio sono andata un po’ a rilento, ho trovato la scrittura ‘pesante’, piena di descrizioni, di riflessioni. Son anche dell’idea però, che l’intento di Zafon sia proprio quello: farci entrare in questa storia in punta dei piedi per addentrarsi piano piano negli eventi e capire le scelte di Martin.

Lo scrittore lascia al lettore la libertà di interpretare la figura di Corelli come meglio crede: il nostro editore, anche se Zafon non lo rivela mai, non è altro che Lucifero. E voi penserete… cosa centra il Diavolo in questo libro? Non voglio svelarvi niente perchè vi consiglio di leggerlo, non rimarrete delusi!

Alla fine, David incarna il libero arbitrio, la possibilità di scegliere. L’uomo fino a che punto è in grado di scegliere senza farsi corrompere da denaro, successo e vanità? Quanto è corrompibile l’animo umano? Cosa ci permette di attaccarci alla vita e alla speranza? La risposta è sempre quella… l’Amore. L’amore rende questa vita meno amara, meno dolorosa e ci lascia vivere al meglio.

Cosa ne penso?

Ho adorato anche questo libro, adoro tutta questa saga, adoro Zafòn. Lo ritengo sempre il mio scrittore preferito, l’avrete capito.

Tra le varie opinioni che ho sentito in merito al libro, qualcuno ammette di essere deluso da questo libro, che non è all’altezza de ‘L’ombra del Vento’ . Io ritengo che le due storie non siano paragonabili. Ne “Il gioco dell’angelo”, si parla di dannazione, di tormento, di dolore, di malattia.

Alla fine però, Zafòn ci fa capire che ciò che conta sempre è l’amore, la vita, la speranza, il perdono. Lasciatevi sempre amare, anche quando tutto sembra buio. L’Amore non è altro che la Luce. Vedremo cosa succede nel terzo capitolo: Il prigioniero del cielo sarà la lettura di gennaio.

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Recensione – Effetto domino di Edy Tassi

Nel buio e nel silenzio di quell’orribile stanzone, sentì il proprio cuore battere al ritmo di una nuova consapevolezza.

Effetto domino – Edy Tassi

Ho iniziato a leggere questo libro con una mia amica per senso del dovere, dato che stiamo scrivendo un romanzo molto simile. Le ho proposto la lettura di “Effetto domino” dopo che una cliente a lavoro, acquistandolo, me l’ha caldamente consigliato. Così ho letto la trama di sfuggita, che mi ha incuriosita tantissimo. Ed eccomi qui… a parlarvi di questa bellissima storia d’amore.

Trama

Effetto domino di Edy Tassi

Nascosta dietro l’obiettivo della macchina fotografica, Gloria è sicura di essere intoccabile. E invisibile. Di poter scegliere lei ogni mossa, anche con gli uomini. Seducendoli, amandoli senza inibizioni, e poi lasciandoli prima di poter provare emozioni troppo intense. Prima di poter soffrire. Ma nessuno può sfuggire alla propria storia. E quando il passato la chiama con forza dall’Africa alle sponde scintillanti ed esclusive del Lago di Como, Gloria comincia a seguire le tracce di una verità scomoda, di una storia familiare misteriosa e affascinante. Al centro di tutto c’è l’enigmatica e imponente Villa Visdomini. E un uomo, Marco, che è tentazione pura, pericoloso come il fuoco che divampa tra loro. Questa volta Gloria non può più nascondersi.

Recensione

Non mi aspettavo di certo che questa storia mi avrebbe colpita così tanto. Ho iniziato a leggere il libro armata di evidenziatore e matita con la volontà di imparare qualcosa, ma l’ho finito stesa sul divano a sognare. Non ricordo quando esattamente ho accantonato l’idea di catturare ogni insegnamento per lasciarmi travolgere dalla passione di Gloria e Marco, eppure è successo. Marco e Gloria mi hanno presa e lentamente coinvolta nella loro relazione fatta di passione, di segreti, di attimi intensi e di grande attrazione.

La storia

Gloria, fotografa di mestiere, ha un passato oscuro alle spalle di cui vuole cercare di scoprire qualcosa. Sa solo che la madre, morta giovane, risiedeva a Villa Visdomini sul lago di Como e che una famiglia esiste, in Italia, lontana da lei. Così, dopo la morte del padre ucciso dai debiti del gioco, Gloria lascia l’Africa alla volta di Como. Sarà proprio la curiosità di conoscere il suo passato e la gioventù di sua madre a spingerla, una sera, a varcare furtivamente la soglia della Villa. Grazie alla fotocamera e al teleobbiettivo che ha sempre a disposizione, quella stessa sera Gloria farà la conoscenza della bella figura di Marco, il più giovane dei Galbiati. Quell’incontro segreto e quel corpo perfetto faranno nascere in Gloria un’insolito desiderio.

Gloria riuscirà, grazie all’aiuto di Francesco, amico di famiglia, ad accedere in maniera legale alla Villa e di farsi notare, seppur involontariamente, da Marco. Inizierà tra loro una relazione fatta di travolgente passione impossibile da frenare. La loro storia andrà ben oltre il passato e sarò in grado di portare a galla anche il più nascosto dei segreti.

I personaggi

Devo dire di aver apprezzato tutti i personaggi del libro. Ben strutturati e ben caratterizzati, Gloria Montanari e Marco Galbiati sono i protagonisti di “Effetto domino”. Accanto a loro, come personaggi principali, ci sono Giulio, papà di Marco, Stefano, papà di Gloria e Anna, moglie di Giulio. Personalmente credo che ognuno di loro abbia un ruolo fondamentale nella vicenda e sia per questo importante capire appieno il carattere.

Foto di Pexels da Pixabay

Giulio, uomo di potere e ricco imprenditore, ha serie difficoltà a mantenere in piedi la sua azienda ma troppo orgoglioso per chiedere l’aiuto del figlio, laureato a pieni voti in Economia. Roberto, fratello di Giulio, credo sia l’unico ad essermi stato antipatico dal primo momento: presuntuoso ed egoista, farà fatica a cedere le redini dell’azienda, troppo impegnato a spiccare. Anna, invece, seppur ombra di Giulio, ha risaltato in particolar modo alla fine del libro, quando finalmente prende una posizione e si schiera dalla parte che, secondo lei, merita la ragione.

Francesco è quello con la maschera migliore. Si è finto amico di tutti per tutto il libro, ma solo alla fine rivela ai lettori la sua vera natura. Falso, egocentrico, rancoroso e tremendamente avido, compirà gesti inaspettati in grado di stravolgere il corso degli eventi.

Erotismo, deciso ma per niente volgare

Questo è un romanzo di genere erotico. Adatto a un pubblico di lettori adulti, è in grado di far provare ai lettori tutte le emozioni e le sensazioni che provano i personaggi. La scrittura semplice e lineare dell’autrice permette al lettore di vivere intensamente ogni scena. Le descrizioni, dettagliate ma non volgari, degli attimi di passione tra i due personaggi, mostrano a chi legge ogni singolo brivido.

La non volgarità per me è un pregio enorme in un libro erotico perché passare dalla sensualità alla volgarità è un attimo e il confine è davvero sottile. Edy Tassi è stata davvero bravissima a giocare con le parole e a utilizzare il lessico appropriato per non oltrepassare mai il confine. Sono rimasta stupita in positivo da questo dettaglio.

Cosa ne penso?

Cosa penso di questo libro? Credo che, oltre ad avermi appassionata, mi abbia anche insegnato ad armeggiare con le parole giuste, a capire quali momenti descrivere e come farlo. Io sono dell’idea che questo romanzo mi sia servito per capire cosa voglio dal libro che sto scrivendo e come lo voglio. Mi è piaciuto, mi ha appassionata e mi ha travolta in maniera davvero positiva. Mi sento di consigliarlo davvero a tutti quello che amano il genere e anche a quelli che non lo amano ma vogliono provare a leggere qualcosa. Io me ne sono follemente innamorata e credo che chiunque si innamorerebbe di Marco e di Gloria.

Voto: 5\5

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GDL di Valentina e Giulia – L’ombra del vento di Carlos Ruis Zafòn

I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro.

Carlos Ruis Zafon

Riprendere in mano e recensire “L’ombra del vento” è pura emozione per me. “L’ombra del vento” è Il Libro che mi ha fatto avvicinare in modo potente al mondo della lettura.

Quando mi sono imbattuta nella storie di Instagram di Giulia e Valentina che riguardavano la creazione di un gruppo di lettura per i libri di Zafòn, ho sentito un tuffo al cuore. Non potevo non parteciparvi.

Immaginate una ragazzina di dodici anni che va in biblioteca per la prima volta e nella ricerca tra migliaia di volumi sente il richiamo per questo romanzo e, proprio come Daniel, il protagonista di questo libro, la Marina di quel tempo viene rapita dalla storia fin dalle prime pagine.

Ora cerco di spiegarvi il perchè.

Trama

L’ombra del vento

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

“Ogni libro possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso.”

Carlos Ruis Zafon

Recensione

Daniel E Julian: due storie a confronto

Daniel vive in una Barcellona degli anni 40 insieme al padre, ed è un ragazzino di undici anni quando scopre “L’ombra del vento” scritto da Julian Carax nel Cimitero dei libri dimenticati.

Foto di Peter H da Pixabay

Finito di leggere, il nostro protagonista rimane talmente folgorato dal libro che cerca in tutti i modi di rintracciare altre opere di Carax, ma viene prontamente ostacolato da un uomo senza volto che si fa chiamare Lain Curbert e dall’ispettore Fumero.

L’ombra del vento racconta due storie: da una parte quella di Daniel, di Fermin e di Bea mentre dall’altra quella di Julian, Jeorge e Penelope.

Leggendo il libro, si trovano senza ombra di dubbio dei parallelismi tra le due storie: entrambe parlano di un amore ostacolato che cerca in tutti i modi di uscire alla luce del sole, raccontano la paura nei confronti di un destino che sembra non dar tregua a nessuno dei due protagonisti.

I personaggi

Sono talmente affezionata a Daniel, a Fermin, a Bea, a Julian e tutti i personaggi che riesco trovare quasi degli amici in un ognuno di loro.

Nel libro, Daniel è il protagonista e si assiste in modo completo alla crescita di questo personaggio: questo ragazzino che ha paura della vita dopo aver perso sua madre da piccolo, si ritrova a dover affrontare se stesso e i suoi dubbi per salvare l’amore per Bea.

Fermin, il barbone salvato da Daniel, diventa il miglior amico che si possa avere: questo uomo racchiude l’intelligenza, il coraggio e la stima che dovremmo aver in ognuno di noi.

Ma una delle figure che ha catturato la mia attenzione durante la lettura è stata Sofie Carax, la madre di Julian. Questa donna vive in un amore mai cominciato e si lascia trasportare dagli eventi, che porteranno a tutta la nostra storia. Lei, conscia di tutto fin dall’inizio, vuole proteggere Julian dal dolore della verità, cosa che farebbe ogni madre. Cerca di farlo scappare a Parigi quando la situazione precipita e evita di farlo entrare nell’esercito.

Sofie ha pensato a una sola cosa per tutto il tempo: proteggere suo figlio. L’amore dovrebbe fare questo sempre: curare il bene dell’altro e volere la sua felicità.

Cosa ne penso?

Zafòn è un maestro nel creare un mondo per queste storie che sono legate dall’amore, ma anche dalle bugie, dal destino ma soprattutto dalle scelte fatte che portano i protagonisti a combattere per la loro vita.

Ti viene quasi voglia di visitare Barcellona di quel tempo per ripercorrere tutte le strade, per scoprire e conoscere la villa dell’angelo e magari scoprire se c’è ancora Julian che ci aspetta.

Come si fa a recensire un libro che non è altro che un pezzo del tuo cuore?

La storia di Daniel riuscirà a entrarvi dritta nei cuori, vi verrà quasi voglia di lottare assieme a lui affinché tutta la verità esca fuori a galla, che vinca l’amore e almeno una volta nella vita mangiare un buon pasto caldo con il vecchio Fermin o semplicemente entrare nella libreria di Sampere e figli.

Questo libro lo consiglio vivamente, perché è scritto in maniera magistrale e racconta una storia che non è la semplice favola d’amore che tutti si aspettano, ma che anzi, fa capire che bisogna combattere per tenersi stretto l’Amore, perché come dice il nostro amico Fermin: ‘Ci sono due o tre ragioni per cui vivere, il resto è letame.’ Se anche voi, avete una persona che combatte per voi, allora siete veramente fortunati.

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Un nuovo caso per Joona Linna – L’uomo dello specchio di Lars Kepler

Le mamme guardano i bambini che giocano.

Lars Kepler

Ho aspettato il seguito di Lazarus per due anni e finalmente eccomi qui a parlarvene. Quando ho saputo dell’uscita de “L’uomo dello specchio” mi sono emozionata troppo. Un nuovo libro da aggiungere al ripiano dei Kepler e un nuovo caso per Joona Linna. Non mi sarei mai aspettata di trovare anche un nuovo… Joona! Vi lascio la trama e poi ve ne parlo!

Trama

Una ragazza è stata uccisa nel parco giochi di un quartiere residenziale di Stoccolma, in piena notte. Sulla scena del crimine restano i chiari segni di un’esecuzione in piena regola.
Ma chi può aver voluto infliggerle una morte così spettacolare e crudele?
Se lo chiede il commissario Joona Linna mentre scopre che la vittima era sparita nel nulla un pomeriggio di cinque anni prima, e da allora non si era più saputo nulla di lei.
Joona deve ricucire i pezzi di questa storia dai contorni sempre più inquietanti, trovare il colpevole e consegnarlo alla giustizia il prima possibile. Ma come fare? Da dove partire se nessuno sa, nessuno ha visto?
Eppure qualcuno deve avere visto, qualcuno che forse non vuole parlare o non riesce a parlare. Qualcuno che per qualche oscuro motivo dev’essere aiutato a ricordare, perché il segreto è imprigionato nel buio della sua mente. Ed è per questo che Joona, bloccato in un labirinto di specchi, decide di infrangere ancora una volta le regole della polizia. Perché sa di non avere altra scelta, deve ricorrere all’aiuto di un professionista che in passato gli ha fornito la chiave per arrivare alla verità: il dottor Erik Maria Bark, meglio conosciuto come l’Ipnotista.

Recensione

Foto di mac231 da Pixabay

Non avrei mai pensato di trovare questo libro così crudo e inquietante. Ho sempre amato lo stile dei Kepler proprio perché i loro thriller sono pieni di sangue, quasi splatter, ma mai avrei pensato di incontrarne uno così. “L’uomo dello specchio” è, a parer mio, l’opera migliore della coppia svedese. La trama è pazzesca e l’intreccio che si crea attorno alla storia è fenomenale. L’unico punto che mi sento di contestare è che, probabilmente, la soluzione all’enigma è troppo scontata. Io ci sono arrivata quasi subito, ma forse perché me l’aspettavo.

Alcune ragazze iniziano a scomparire nel nulla. Un camion si avvicina a ognuna di loro e la inghiottisce fino a farla sparire. Legate, violentate, tenute in gabbia e torturate, queste non avranno altra scelta se non quella di assecondare Caesar e la nonna. Solo obbedendo potranno tornare in casa ed essere riempite di gioielli e vestiti. Nel frattempo Jooona è alle prese con il ritrovamento di un cadere in un area giochi e con l’unico testimone oculare. Peccato però che Martin abbia subito un trauma profondo qualche anno prima. Per aiutarlo a ricordare servirà l’aiuto di Erik Maria Bark, l’ipnotista.

L’ambientazione

L’ambientazione del romanzo non è sempre la stessa. Lo scenario spazia tra la stazione di polizia, la clinica psichiatrica ad accesso volontario presso cui Martin si fa curare e la tenuta di Caesar. In tutte e tre le ambientazioni della storia si respira un clima di angoscia, di ansia, di irrequietezza dovuto certamente alla situazione. Rincorrere e cercare di catturare un serial killer come Caesar è davvero difficile anche per Jonna Linna che, grazie all’aiuto dei colleghi, di Pamela e di Martin, riuscirà a porre fine al circolo vizioso della morte.

I personaggi

I personaggi sono tutti ben delineati, sia quelli nuovi che quelli vecchi. Ho apprezzato tanto il personaggi di Martin, così psicologicamente tormentato e così tanto indifeso. Al contrario, non sono riuscita a comprendere bene il personaggio di Pamela: sarà perché ho atto fatica a immaginarmelo. Il personaggio che, però, più di tutti mi ha colpita è Joona Linna. Lui è cambiato tanto a causa degli eventi accaduti in Lazarus, perciò ritroviamo un Jonna determinato, forte e irruento, a tratti anche sfacciato. Lui sa di aver sempre ragione e in questo libro non perde mai l’occasione di ricordarlo. Il caso potrà eessere risolto solo se sarà lui, abituato a fare tante domande, a occuparsene.

Caesar, il serial killer più spietato che mai

Prima c’era Jurek Walter, ora c’è Caesar, uomo tormentato e decisamente spietato. Prende le sue vittime, tutte rigorosamente donne, e le rende schiave, animali da tenere in gabbia. Le rinchiude, le violenta a piacimento, le tortura e al minimo segno di dissenso le uccide. Non ho mai incontrato un personaggio come lui: calcolatore e preciso ma fortemente tormentato e malato.

Cosa ne penso?

Dire cosa penso di questo thriller è quasi impossibile perché penso tante cose. Non mi aspettavo un capolavoro del genere. É perfetto in ogni cosa: trama, personaggi, intreccio, ambientazioni. Io questo romanzo l’ho amato troppo. L’ho letto in due giorni nonostante mi facesse fare gli incubi di notte. É successo poche volte che di notte faticassi a dormire a causa di un libro, eppure stavolta è successo. Siignifica che entra automaticamente nella lista dei libri preferiti.

Voto: 5/5

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Recensione – Gennaio di sangue di Alan Parks

I legami, anche se non di sangue, sono più importanti di tutto.

Recensire questo libro per me non è cosi semplice perché le emozioni durante la lettura sono state contrastanti.

Questo è il primo libro che leggo di genere noir, che tratta di droga, sesso e morte per le strade. Dovete capire che arrivo dal mondo dei romanzi rosa, leggo tutto ciò che racconta storie strappalacrime, quindi ritrovarmi faccia a faccia con questa dura realtà di Glasgow degli anni ’70 mi ha preso un po’ alla sprovvista.

Ma andiamo con calma e parliamo di questo libro come si deve.

Trama

Glasgow, primo gennaio 1973. Mentre i cittadini perbene si riprendono dagli eccessi di Capodanno e gli altri continuano a nuotare nell’alcol e nella miseria, l’ispettore Harry McCoy della polizia di Glasgow è nel carcere di Barlinnie: un detenuto gli rivela che una ragazza sta per essere uccisa. E forse lui può salvarla. Ma non arriva in tempo. In un’affollata stazione degli autobus Tommy Malone spara a Lorna Skirving e poi si toglie la vita. I giornali si scatenano, il Capo si aspetta una rapida soluzione del caso. Harry McCoy, trent’anni e una certa propensione a trasgredire ordini e passare limiti, si tuffa nell’indagine, tallonato dal novellino entusiasta Wattie.

Ma è fin troppo simile alle persone a cui dovrebbe dare la caccia: tra bordelli, vicoli bui e droghe come unica via di fuga dalla realtà, l’indagine si cala nel mondo dell’intrattenimento sessuale, un mondo dove con i soldi si possono comprare l’anima e il corpo di chiunque. Il primo romanzo di Alan Parks è un viaggio nella vita di un uomo inseguito da demoni più che mai reali, nel cuore nerissimo di una città che non lascia scampo, dove ogni speranza di redenzione sembra destinata a sprofondare nelle acque gelide del Clyde.

Recensione

Foto di Free-Photos da Pixabay

Ora che avete letto la trama, ditemi come dovevo affrontare un libro del genere. Ci ho messo un po’ a finirlo, son sincera, perché non mi sono affezionata subito all’ispettore McCoy. Questo poliziotto ha questi modi burberi che, io penso, o li ami o li odi. Non c’è via di mezzo. Il problema è che io non ho ancora capito da che parte mi trovo. L’intento di Alan Parks è sicuramente quello di descrivere in modo crudo e del tutto onesto questo mondo fatto di corruzione, prostituzione e droghe, e l’ha fatto egregiamente.

Mentre leggevo certe immagini mi sono rimaste così impresse che dovevo fermarmi e riprendere in un secondo momento. Son facilmente suscettibile, lo so. D’altra parte però tifavo per McCoy, perchè riuscisse a trovare il modo per incastrare il colpevole, evidente e chiaro fin da metà indagini. Forse è per questo che son riuscita a finirlo, perché speravo che la verità venisse a galla, cosa non scontata fino a quasi fine libro.

Mccoy e Cooper: un amicizia che va al di là di tutto?

Una della cose che mi hanno colpita per tutta la lettura del libro e che si nota fin dalle prime pagine è questo legame che c’è tra il protagonista e il ‘capo’ della prostituzione, nonché suo amico fin dall’infanzia. Si sono conosciuti infatti all’interno dell’istituto nel quale entrambi sono cresciuti. Fin dai primi giorni Cooper si è preso cura del nostro ispettore e questo ha permesso ai due di conoscersi e di restare amici anche da adulti. Una volta usciti, hanno preso due strade completamente diverse, uno è entrato in polizia quasi per caso e l’altro si è nascosto tra i centri benessere dove lavoravano le prostitute e la droga. McCoy conosce bene il mondo del suo amico, lo frequenta e questo gli permette durante le indagini di pestare i piedi giusti, di trovare piste nonostante non sempre sia stato capito.

Io ho visto un rapporto pulito, sincero e profondo che va al di là di quello che hanno deciso di fare della propria vita i due amici, tanto che alla fine del libro il nostro Cooper aiuta l’ispettore in un modo inaspettato. Non sarebbe bello che nella vita di ognuno di noi ci sia un amicizia così, libera da qualsiasi forma di giudizio, che sia solo accettazione, rispetto e lealtà?

Cosa ne penso?

Tutto sommato il libro mi è piaciuto. Ritrovarmi coinvolta in questo mondo grigio e corrotto, mi ha fatto capire che non sempre tutto è giusto o sbagliato, bianco o nero e che niente è perfetto. A volte anche i legami più improbabili diventano quelli più importanti, a volte bene e male si confondono e niente è sicuro come sembra.

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Collaborazione – La stessa rabbia negli occhi di Manuela Chiarottino

É strano, a volte è come una battaglia silenziosa che si combatte proprio contro chi amiamo di più e da cui vorremmo essere amati più di ogni altra cosa.

Manuela Chiarottino

Era da un po’ di tempo che non leggevo un libro come quello di cui vi parlo oggi, ma sono felice di averlo fatto e di essermi innamorata dei personaggi. Il libro si intitola “La stessa rabbia negli occhi” e mi è stato gentilmente inviato in versione digitale dall’autrice, Manuela Chiarottino, che ringrazio infinitamente. Se vi appassionate facilmente alle storie che leggete nei libri e se amate i lieti fine, questo libro fa certamente per voi. Ora ve ne parlo!

Trama

Quando Luna si imbatte per la prima volta in Alex, in piedi davanti ai binari della stazione, ha subito la sensazione che loro due condividano la stessa rabbia e lo stesso livore per la vita. Certo, lei non conosce nulla del passato del nuovo arrivato in città, ma è proprio la percezione che ha di lui a spingerla ad accettare, man mano, la sua vicinanza. Fino a quel momento, il mondo di Luna è stato Raffaele, il suo migliore e unico amico, con cui condivide le sofferenze di una famiglia allo sbando e una vita scolastica infernale. Se Raf ha un padre inesistente e dei bulli che lo tiranneggiano per la sua omosessualità, Luna si sente bloccata in un dolore che non sa superare. Ma Alex è diverso, con lui Luna si sente finalmente amata, capita, addirittura bella. Pronta a dimenticare l’ombra della sorella perfetta dietro cui ha sempre vissuto. Tutto sembra volgere per il meglio, ma il destino ha ancora in serbo delle carte da giocare e una reazione a catena di eventi scoperchierà i segreti del passato. Riusciranno l’amore e l’amicizia a fare la differenza? Perché forse la perfezione non esiste per davvero: bisogna solo amarsi per quello che si è.

Recensione

Appena ho iniziato a leggere il libro ho capito che avrei trovato tanto di me in questa storia e così è stato. Il romanzo inizia con l’incontro, in circostanze non proprio felici, tra due persone: Alex e Luna. Si presentano, si scambiano due parole per poi ritornare ognuno alla propria vita. A scuola però Luna lo rivede: quel ragazzo misterioso, quasi tenebroso, frequenta la sua stessa scuola. Luna, incuriosita più che mai da quel compagno così assente dalla realtà, cercherà in qualunque modo di capire cosa lo tormenta. Così, tra il tentativo di dissuadere l’amico Raffaele da scelte affrettate, il rapporto burrascoso con il padre e la nuova compagna e la depressione della mamma, Luna riuscirà a innamorarsi.

Due personaggi tormentati

Foto di Free-Photos da Pixabay

Luna e Alex sono due personaggi molto diversi ma simili sotto un’aspetto importante, che è quello che caratterizza la storia: sono tormentati dal loro passato.
Luna ha perso la sorella Stella a seguito di un incidente di cui non si sono mai chiarite del tutto le circostanze; sa solo che, avendo perso il controllo dell’auto, è uscita di strada, lasciando la vita e tutti i suoi cari al loro destino. La ragazza non ha mai trovato un motivo valido per superare la morte di Stella e non ha mai capito come sfogare la rabbia e il dolore. Lo fa tagliandosi, convinta che il provar dolore sia la giusta punizione per non essere perfetta come Stella, per non aver mai imparato da lei, per non averla più al suo fianco.

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Alex invece ha qualcosa di più profondo da risolvere, un conto in sospeso con sé stesso e con i suoi sensi di colpa dovuti alla morte del padre. Non parla mai della sua famiglia con Luna, non vuole darle altri pensieri. Nonostante lui per lei sia una spalla su cui piangere, non vuole che lei diventi lo stesso per lui. Così non le dice la verità fino alla fine, fino a quando non si sente scoppiare. La vita lo metterà più volte davanti a situazioni spiacevoli, compromettendo ancor di più il suo futuro, perché il destino, con lui, ha sempre giocato d’anticipo. Il suo unico difetto, se così possiamo chiamarlo, è che ama giocare il fuoco. La copertina, su cui non voglio dilungarmi troppo, è secondo me un chiaro indizio, ma si capisce bene solo alla fine del romanzo.

Entrano in sintonia quasi subito. Alex vede in Luna una persona fragile, da proteggere, da amare; Luna vede in Alex la ragione per cercare di lasciarsi tutto alle spalle. Ma sa che non può farlo senza di lui. In genere non amo i personaggi troppo tormentati, ma loro due mi sono piaciuti da subito. Tolto il fatto che mi rivedo tanto in Luna per i problemi che ha con la madre, ammetto di aver letto poche volte libri così intensi e con personaggi così ben delineati.

La storia: i cliché influiscono sull’intensità?

Questo romanzo ha tanti cliché, ma quale libro non li ha? La particolarità, il pregio, chiamatelo come volete, è che i cliché in questo libro non si notano. Il ragazzo misterioso e la ragazza tormentata dal passato e desiderosa di riscatto sono solo il condimento della storia. Il lettore si concentra sulle dinamiche che portano i due giovani a scontrarsi con la vita in così tenera età, piuttosto che a “criticare” la presenza di cliché che è quasi inevitabile.

Raffaele, l’amico omosessuale

Ho apprezzato talmente tanto Raffaele che, se fosse reale, vorrei davvero essere sua amica. Raffaele è un ragazzo dolce, tenero, sognatore e innamorato della vita. Sorride sempre, anche quando quest’ultima lo mette in situazioni spiacevoli; lui non molla. Crede però di aver un difetto: essere attratto dagli uomini. A scuola non fanno altro che prenderlo in giro, tutti i ragazzi di cui si innamora lo bidonano e la madre sembra non accettare questa caratteristica del figlio. L’unica a sostenerlo, a proteggerlo e a incoraggiarlo è Luna, dolce e tenera come solo lei sa essere. Sarà proprio lei a salvarlo quando, in un giorno qualunque, qualcuno tenta di metterlo in ridicolo in un modo davvero squallido. Perchè Luna e Raffaele sono come fratelli e i fratelli non si abbandonano mai.

Cosa ne penso?

Penso che questo libro sia davvero un’ottimo compagno per tutte quelle persone che credono di non farcela, che pensano di non poter sopportare il dolore, che pensano di non essere all’altezza di questa vita. Io sono convinta che un libro così possa insegnare a tanti che la vita, imprevedibile e bastarda, prosegue per la sua strada; sta a noi cambiare le carte in tavola e giocare a nostro vantaggio.

Luna e Alex ci insegnano che l’amore esiste e che la morte non può in alcun modo spezzarlo. Consiglio il libro a tutti coloro che amano i romanzi, le storie drammatiche e i personaggi tormentati: “La stessa rabbia negli occhi” fa al caso vostro.

Voto: 5/5

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