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Il mio primo libro – #LETTUREANTIVIRUS, un’antologia sulla pandemia

Non avrei mai detto che da una situazione come quella che tutti noi abbiamo vissuto a marzo 2020 sarebbe nata un’antologia del genere. Eppure eccomi qui a presentarvi #LETTUREANTIVIRUS, un libro nato dall’unione di sette racconti di sei autori diversi: Eugenio Pattacini, Alessandro Zelioli, Nina Miselli, Manuela Chiarottino, Francesco Serio e Alessia Grasselli. Tra questi autori ci sono anche io e questo non può che rendermi immensamente felice.

Da cosa nasce #LETTUREANTIVIRUS?

#Lettureantivirus nasce come rubrica di intrattenimento tenuta da Alessandro Zelioli e dedicata alla lettura sul gruppo facebook ME&M: Montecchio Emilia e Montecchiesi. Durante tutta la prima ondata della pandemia, Alessandro ha tenuto compagnia ai suoi ascoltatori donando a tutti noi un piccolo momento di svago social. Dopo alcuni mesi #LETTUREANTIVIRUS è diventata un’antologia composta da sette racconti tutti contestualizzati nel momento storico che stiamo ancora attualmente vivendo.

#LETTUREANTIVIRUS parla di amore, di ricordi, di sogni, di progetti, di desideri, di coraggio e di voglia di vita in un momento in cui tutte queste cose sono apparentemente ostacolate da una pandemia mondiale. Il libro vuole dare un messaggio importante ai lettori: si può andare oltre il virus con le semplici cose quotidiane che tutti abbiamo sempre, in casa nostra, tra i nostri affetti più cari. L’amore è la tematica che ricorre in quasi tutti i racconti e che accomuna tutte le storie. Dà la possibilità ai personaggi di continuare a vivere nonostante tutto.

TRAMA

#lettureantivirus Barkov Edizioni

Una mamma di cui non serve neppure sapere il nome, Susanna e la sorella “mocciosetta”, Gennaro e Lorenza alle prese con la tardiva relazione che li accomuna, Andrea e il suo colloquio col virus, Anna e Giuliano e quello strano modo di conoscersi tanto bello quanto surreale, Antonella e Mirco così giovani e così motivati a creare una identità comune nel loro primo appartamento, un padre e un figlio uniti nel cuore, sono i protagonisti che danno vita a queste pagine in cui il susseguirsi di emozioni, paure, sensazioni, insicurezze, amori, pensieri, idee, vissuti, incomprensioni, difficoltà ed esperienze, dà vita a diverse narrazioni nelle quali tutto incontra tutto, dipingendo situazioni mai facili e men che meno ordinarie. Alla fine ogni persona risulta superiore agli accadimenti, il percepito più permeante della realtà stessa, sin anche a porre dubbi su quale e cosa sia realmente questa realtà. Una sorta di miscellanea da cui traspare in tutta la sua imponenza e, al tempo stesso, delicatezza il ruolo primario della vita.
Gli Autori hanno utilizzato il coronavirus come sfondo ai singoli racconti costruendo storie e proponendo narrazioni che paiono essere il naturale proseguimento della rubrìca #lettureantivirus proposta per tutto il periodo del lockdown dal gruppo facebook “ME&M: Montecchio Emilia e montecchiesi” e da cui l’antologia prende il titolo.

Foto di @passionelibri_

ACQUISTA IL LIBRO

Per acquistare il libro non ti resta che cliccare sul pulsante del formato che più preferisci. Tutti gli autori che hanno partecipato al progetto li avete anche incontrati sul blog perché li ho recensiti tutti. Autori molto validi e pieni di cose da dire. Vi consiglio fortemente la lettura di questo libro se volete evadere dalla vita reale e rifugiarvi in un mondo in cui il virus non ammazza i sogni e l’amore. Se volete costruirvi un mondo migliore…

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Collaborazione – Appunti di un’agenda scritta in stazione di Alessia Viviani

Io sono innamorata della parte peggiore di me; è per questo che in un semplice “sei bella” non mi riconosco.

Alessia Viviani

É con immensa gioia (e ancor più immenso ritardo) che finalmente vi parlo del libro di Alessia Viviani intitolato “Appunti di un’agenda scritta in stazione”. L’autrice, molto disponibile e altrettanto paziente, ha atteso mesi prima di leggere questa recensione e io ho impiegato mesi a terminare il suo libro. Non perché quest’ultimo sia brutto, anzi! É solo scritto molto piccolo! Non so perché ma il mio Kindle visualizzava il file in maniera sbagliata e, anche se provavo ad ingrandire i caratteri, non c’era verso di portarlo alla normalità. Quindi mi sono armata di pazienza e costanza e, una pagina al giorno (perché di più non riuscivo assolutamente) ho portato a termine la lettura… e CHE LETTURA!

Trama

Mi chiamo Alessia, ho trent’anni e vivo di tutto ciò che mi resta dentro. Questo è il mio primo libro. La mia prima storia, Forse non lo è nemmeno visto che pare siano solo appunti qua e là. Eppure si tratta della mia vita, dei miei sogni, delle mie persone, delle mie canzoni, dei miei concerti e di tutto ciò che può girare intorno al cuore. Il mio cuore. Non prometto grandi cose, ma qualcosa che vi possa dare anche solo un buon motivo per sentirvi fieri di quello che siete. Che sia un sogno, una storia, una canzone. Se ci sono riuscita io, non è detto che ci riescano tutti a volersi un po’ più bene, però il primo passo è provarci. E’ crederci, E’ aver paura e sentirla tutta, è piangere, è sorridere e vivere. Questo libro racconta di vita, probabilmente di vita che resta.

Recensione

Il libro di Alessia non è un romanzo, nemmeno una raccolta di racconti. Quando ho letto la trama per la prima volta, quello che mi ha incuriosita di più è certamente il fatto che l’autrice si palesa ovunque. Non esiste un narratore, non esistono protagonisti, non esistono ambientazioni o situazioni: in questo libro c’è Alessia e nessun’altro. Appena ho iniziato a leggerlo, a parte la fatica dovuta al carattere troppo piccolo, ho provato una serie di emozioni che faccio fatica a descrivere. Ci provo, però, per restituirvi un’idea diversa da quella a cui siamo abituati: non serve sempre un filo narrativo per colpire il lettore. Mi spiego: se la storia ha un inizio e una fine è obbligatorio avere un narratore, ma se la storia ha un inizio ma non ha una fine allora no. In questo caso, in questo libro di emozioni, il narratore non è stato necessario: Alessia è stata in grado di raccontarsi da sola.

I racconti che sembrano appunti: qual è la differenza?

Foto di Pexels da Pixabay

Ho voluto fare questa sezione in particolare perché ci tengo a sottolineare il significato del titolo. Perché l’autrice ha voluto intitolare “Appunti di un’agenda scritta in stazione” e non “Racconti scritti in stazione”? Semplice. Il racconto è strutturato, calcolato, pensato; l’appunto no, l’appunto si prende e si scrive così come viene. Un po’ come a scuola: mentre la professoressa spiega, l’alunno prende appunti ma li sistemerà solo in un secondo momento. Anche quando questi appunti verranno sistemati, con colori e con ordine, l’alunno continuerà a ricordarsi l’argomento solo grazie a quello che ha scritto di getto. Sembra strano da dire, eppure è così. In questo libro la particolarità sta proprio nel fatto che nessun pezzo è calcolato: sembrano veri e propri appunti presi di getto. Attenzione! Con questo non voglio dire che siano brutti… anzi! A parere mio sono sinceri, non finti, reali.

Io non posso dire se ciò che leggo è reale o meno perché non conosco il vissuto dell’autrice e non so se ha davvero deciso di inserire la sua vita in un libro, ma da lettrice voglio credere che sia così. Perché è palese quanta intimità, quanta emozione e quanta voglia di esplodere al mondo ci sia in questo libro. Mentre leggevo, mi sono sempre immaginata Alessia in treno a scrivere con la penna nera questi appunti sulla sua agenda. Giuro che è un’immagine che mi ha accompagnata per tutto il tempo.

C’è un racconto che ho amato di più?

Sì, c’è un racconto che ho amato e che tutt’ora qualche volta rileggo (strano eh, io non rileggo quasi mai). “Favola del dolore” è quello che mi ha fatta scoppiare in lacrime. Mi sono dovuta fermare dalla lettura perché ero troppo emozionata per proseguire. Quando si tratta di dolore, di ospedale, di malattia e di morte io faccio fatica a contenermi e scoppio. Scoppio perché è ciò che temo di più in assoluto: l’inguaribile. Questo racconto, seppur abbia un finale aperto, mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Ho apprezzato tanto anche gli appunti presi in 30 giorni diversi. Quelli mi davano un senso di continuità, quasi fossero capitoli in successione. Li ho divorati, nonostante le continue interruzioni di cui vi parlavo sopra. Alessia ha una capacità poetica davvero grande. La seguo su Facebook e ogni giorno scrive cose che mi fanno riflettere tantissimo!

In conclusione: consiglio il libro?

Assolutamente sì! Non fatevi intimorire dalla mia precisazione riguardo il carattere troppo piccolo: quello è stato un mio problema. Normalmente il libro si vede e legge bene. Come ho già detto, l’autrice ha la capacità di entrare dentro all’anima del lettore e scavarla a fondo. La sua genuinità e la sua sincerità fanno sì che non solo i suoi racconti risultino veritieri, ma che colpiscano i lettori. Io sono rimasta affascinata e, grazie a questo libro, ho avuto modo di stringere amicizia con Alessia, che è una gran bella persona.

Consiglio il libro a tutte quelle persone che si sentono insicure, che hanno problemi e non sanno come affrontarli, che si sentono sole. Questi “appunti” hanno la capacità di forgiare, di incoraggiare, di consolare e di sollevare chiunque. Anche i più insensibili.

Voto: 5\5

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Recensione di “Ricordi felici e altri racconti” di Giuseppina Amato

Non abbiate fretta di crescere, perché una volta diventati adulti lo rimpiangerete. Godetevi ogni esperienza che va di pari passo con la vostra età, evitando l’estinzione di queste creature pure e sincere: i bambini.

Giuseppina Amato

Leggere libri di racconti brevi non sempre mi entusiasma, perché io sono per quei libri lunghi, pieni di descrizioni e di avventure. In questo caso però sono rimasta abbastanza contenta e soddisfatta, anche se alcune cose non mi hanno convinta. Ringrazio anticipatamente l’autrice per avermi inviato una copia digitale del suo libro e avermi permesso così di leggerlo e di parlarvene.

Trama

• Ricordi felici: Uta è una ragazza giapponese amante della musica. Ha un sogno nel cassetto che spera di realizzare, ma anche l’amore è dietro l’angolo.
• Il coinquilino: Cristina è una ragazza di Termini Imerese che frequenta l’università di Palermo. Decide di affittare un appartamento per non fare più la pendolare.
• C’erano una volta… i bambini: racconto autobiografico sull’infanzia dell’autrice, per mettere in evidenza la differenza generazionale tra la sua e quella dei bambini e dei ragazzi di oggi.

Recensione

Siccome il libro è composto da tre racconti brevi, suddividerò la recensione in tre punti, in modo che io possa dari per filo e per segno il mio parere su tutte e tre le storie. Mi sono piaciute tutte, anche se la prima inizialmente non mi ha colpita tanto. Siete pronti a sapere cosa ne penso?

1 – Ricordi felici

Foto di Free-Photos da Pixabay

Il primo racconto si intitola “Ricordi felici” e racconta la storia di Uta, una ragazza giapponese con la passione per la musica. Sogna da sempre di aprire un negozio di dischi e appena ne ha la possibilità inizia a lavorare per riuscire a mettere da parte qualcosa e investire nell’attività. Fa addirittura due lavori per evitare di chiedere aiuto ai suoi genitori, molto presenti ed entusiasti al punto da voler a tutti i costi aiutare la figlia. Anche quando la stessa subirà un forte trauma loro saranno lì a cercare di sollevarla e di proteggerla. Tutto è bene ciò che finisce bene, come in questo caso. Uta riuscirà ad uscire dall’inferno del destino e a costruirsi una vita realmente felice. I sacrifici fatti la porteranno lontano, perché ciò che conta nella vita è l’amore e lei sa amare incondizionatamente.

Foto di PickupImage da Pixabay

Ammetto che inizialmente non mi convinceva, non riuscivo a capire bene la storia a causa anche della velocità di narrazione caratteristica delle prime pagine del libro. Andando avanti con la lettura mi sono appassionata sempre di più, fino a coinvolgermi così tanto da versare anche qualche lacrima. Una parte che ho apprezzato tanto è il punto in cui i genitori le raccontano una verità nascosta davvero molto importante per Uta, che dovrà fare i conti con la realtà e con il destino. Detto questo penso di aver la calamita per i libri a cui il protagonista si rompe la macchina… provo forte empatia per queste situazioni, ormai sono abbonata con il carro attrezzi!

Il racconto è bello, anche se l’inizio è troppo veloce. La narrazione è in prima persona e il narratore coincide con il protagonista. Lo stile di scrittura è semplice e non troppo ricercato, chiunque può comprendere il racconto senza troppe difficoltà. Una parte importante è certamente la legenda, in cui l’autrice specifica le cose e i termini che non tutti potrebbero conoscere.

2 – Il coinquilino

Il secondo racconto si intitola “Il coinquilino” e racconta la storia di Cristina, una ragazza al terzo anno di Università che decide di trasferirsi vicino ad essa per evitare di prendere giornalmente l’autobus, di cui è davvero stanca. Ciò la avvantaggia molto, in quanto si troverà vicino al suo fidanzato Raoul e alla sua amica Francesca. Scelto l’appartamento, che dovrà condividere con Salvatore, finalmente Cristina è pronta per la sua nuova vita. Ma non è pronta a una notizia che le sconvolgerà i piani: il tradimento del suo fidanzato. Grazie a Salvatore e Francesca, Cristina riuscirà a non cadere a pezzi, anche se la notizia la rattrista molto. Riuscirà a superare l’insistenza del suo ex e a lasciarsi andare a una nuova storia, anche se con un ragazzo più piccolo. Non è l’età che conta, come insegna questo libro, ma ciò che c’è dentro il cervello.

Questo racconto mi è piaciuto molto sin da subito, perché la narrazione non è veloce come nel primo e la storia si capisce bene sin da subito. Forse perché ambientato in Italia quindi i nomi e le città sono più comuni? Non saprei, ma certamente è il mio preferito. Ho adorato la parte finale, il narratore in prima persona si eclissa e interviene Salvatore che si rivolge direttamente al lettore, chiedendo a lui e alla sua amata un po’ di privacy. Non ho mai letto una cosa così da nessuna parte! Geniale, davvero. Il personaggio che mi è piaciuto di più è proprio Salvatore, un ragazzo così genuino e sincero… ne esistono davvero pochi e Cristina fortunatamente lo capisce.

3 – C’erano una volta… i bambini.

Foto di Detmold da Pixabay

Il terzo racconto si intitola “C’erano una volta… i bambini” ed è una testimonianza autobiografica che l’autrice ci dona sui suoi tempi. Quando per televisione davano Bim Bum Bam, quando a scuola si giocava al gioco delle sedie o a “un, due, tre… stella”, quando i genitori punivano i figli a seguito di marachelle. Ci racconta di quanto fossero genuini i bambini di un tempo, di quanto fosse bello sbucciarsi le ginocchia e farsi rimproverare per il ritardo nel rientro a casa. Certo, non mancavano i bulletti che a scuola prendevano in giro i deboli per qualche caratteristica fisica particolare, ma il bullismo si fermava lì.

Foto di FunkyFocus da Pixabay

Oggi è tutto diverso, ci si diverte a usare una play station, un telefonino o a filmare le risse a scuola. Ci si diverte a deridere gli altri online, a nascondersi dietro uno schermo e a non prendere più posizioni. La televisione oggi trasmette programmi ben diversi, la vasta scelta mediale non sempre è un vantaggio e i genitori si stanno arrendendo di fronte al potere che i figli iniziano ad assumere pian piano. Il coprifuoco non esiste quasi più, i ragazzi tornano a casa ubriachi e drogati e i genitori raramente riescono a reagire. É colpa dei social, o della resa a cui si sottopongono? É un fenomeno sociale che andrebbe preso in considerazione, per evitare il peggioramento con l’avanzare del tempo.

Ho apprezzato molto questa testimonianza e questo pensiero in merito alla generazione attuale, troppo finta e piena di pregiudizi. Io sono dell’idea che ogni tempo abbia la sua moda, ma la moda di oggi è per certi versi sbagliata. Crescendo dobbiamo imparare a conservare il bambino che siamo stati, perché solo così possiamo continuare a sognare.

Vi consiglio il libro?

Vi consiglio la lettura di questo libro perché sono dell’idea che tratti di tre temi molto importanti: i ricordi, l’amore oltre l’età e l’infanzia. Chiunque riuscirà a mettersi nei panni di tutti e tre i protagonisti e ad apprezzare la loro storia, in un modo o nell’altro, perché siamo tutti un po’ come loro. Se volete sognare un po’, questo libro è adatto a voi!

Voto: 4.5\5

Sono affiliata Amazon, quindi guadagno una piccola percentuale se acquistate direttamente dal link da me fornito. Tutto ciò che guadagno con il mio blog verrà utilizzato da me per migliorare l’attrezzatura e per acquistare libri.

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Vi segnalo un libro! – Scialla e poi splendi di Federica Storace

Buongiorno a tutti!

In questo periodo di quarantena in cui non si sa esattamente cosa fare, segnalarvi qualche romanzo che possa tenervi compagnia è doveroso! Quindi eccomi qui!

Scialla e poi splendi di Federica Storace

Autrice: Federica Storace
Casa Editrice: Pedrazzi Editore
Numero Pagine: 106
Prezzo cartaceo: 12,48

Acquistalo

Trama

Storie vere, quasi “istantanee” dei ragazzi di oggi con i loro sogni, problemi, attese, desideri… nate dall’esperienza personale dell’autrice. “Flash”, adatti sia ad un pubblico giovanile che, in queste vicende, può specchiarsi e riconoscersi, sia per tutti coloro che sono interessati ad affacciarsi sul mondo dei ragazzi d’oggi con tutte le sue ricchezze e contraddizioni. Storie che lasciano ampio spazio all’interpretazione e riflessione personale su quelle giovani generazioni che sono il nostro futuro ed il domani della società. Varie le tematiche trattate: bullismo, uso dei social media, difficoltà di relazione, anoressia… tutte affrontate sempre con garbo, ironia, serenità. Un filo conduttore unisce le diverse vicende narrate: ciò che resta fondamentale, anche in una società come la nostra, in grado di rispondere e persino di saziare apparentemente ogni tipo di esigenza, è e resta l’amore. Di cui si parla tanto, forse troppo, ma senza coglierne l’essenzialità ed il significato ultimo. Quel senso che ha in sé la potenzialità di trasformare ed indirizzare scelte ed esistenze. Forse anche l’intera società.

Mi ha incuriosita parecchio. Sarà perché mi sento chiamata in causa da alcune tematiche, sarà perché il mondo dei giovani mi appartiene. Il libro sembra davvero interessante e non vedo l’ora di leggerlo per parlarvene!

Biografia Autrice

Federica Storace, insegnante di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Genova. Sposata, madre di due figli, insegnante, impegnata nel volontariato educativo. Ha pubblicato due romanzi ad ispirazione autobiografica. Nel 2007 “La famiglia non è una malattia grave“, San Paolo Editore, nel 2010 “Banchi di squola“, Macchione Editore. “Impossibili ma non troppo…storie di cuore e fantasia“, 2017 Editrice Elledici, è la sua terza pubblicazione, la prima a quattro mani, con Anna Maria Frison. Si tratta di una raccolta di storie, per lettori di tutte le età, grazie alla quale l’autrice ha organizzato
diversi laboratori che hanno favorito significative ed originali esperienze nell’ambito di numerose
manifestazioni culturali. Finalista all’edizione 2019 del Premio Letterario La Quara con la short story “Posta, Europa e inaspettate avventure”, al Premio Letterario Emozioni 2019 con il racconto “Tripoli bel suol d’amore” ed al Premio Letterario “Leggendo e Scrivendo” 2019 con il racconto per ragazzi “Il ladro di sogni”. Ha pubblicato, con Pedrazzi Editore, Roma, il nuovo libro, “SCIALLA E POI SPLENDI” con cui racconta e si racconta ai suoi lettori attraverso nuove storie, questa volta istantanee dei giovani di oggi.

Se siete interessati a leggere il suo libro, vi lascio il pulsante di rimando al link d’acquisto!

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Collaborazione – Recensione “Racconti per me” di Marco Vitale

Il libro di cui voglio parlarvi oggi non è un vero e proprio romanzo, ma un piccolo libro di racconti. Mi è capitato un’altra volta di leggere e recensire qualcosa del genere, ma ovviamente le impressioni non son le stesse!

Ringrazio l’autore, Marco Vitale, per avermi inviato una copia cartacea per permettermi di leggere i suoi scritti e parlarvene. Il libro è stato pubblicato con la casa editrice “Monetti Editore”.

Racconti per me di Marco Vitale

Non esiste una trama che sintetizzi efficacemente quanto raccontato nei vari testi, ma sul retro della copertina c’è una frase che, secondo me, rappresenta bene le emozioni che ho provato alla fine della lettura.

Lasciar fare al vento,
profuma tanto di libertà.

Libertà è una parola importante per comprendere queste brevi storie, in quanto penso sia la parola chiave presente, anche se non in modo evidente, tutti i racconti. Racconti brevi che sembrano quasi “poesie in prosa”, che suscitano le stesse emozioni che susciterebbe un testo poetico con la sola differenza che non ci sono rime, concatenazioni o figure retoriche evidenti. Allora perché “libertà” è la chiave di lettura? Perché il lettore ha la libertà di interpretare.

Il narratore in terza persona racconta una piccola storia riferita al personaggio citato nel titolo di ogni capitolo, ma è il lettore che svolge la parte fondamentale, poiché insieme al narratore può concludere il processo di narrazione. Per capire, entrare e poter gestire questi racconti così brevi (ma intensi, alcuni anche troppo) è necessario saper dare una propria personale interpretazione alla situazione.

Il testo si presenta in poche righe, con frasi che sembrano quasi sconnesse e buttate lì a caso: però, se ci si ferma a riflettere qualche minuto, si capisce che invece è qualcosa di voluto. I primi racconti sono quelli che sembrano più strani, ma proseguendo la lettura e terminando il libro si riesce a capire meglio, e forse appieno, le intenzioni dell’autore.

Il racconto che ho apprezzato di più è intitolato “Rosa e Alessandro” perché racconta di un amore spezzato dal tempo e dalle circostanze, da un amore che era ma non doveva essere. Ho apprezzato molto anche quello intitolato “Silvia e Marco” perché racconta l’amore che si compie, il momento prima delle nozze, in cui i due sposi sanno quello che sta per succedere ma è qualcosa di così grande e forte che sembra impossibile da credere. Allora serve qualche minuto in più, per rimanere nella quotidianità che, dopo poco, è destinata a cambiare per sempre.

Mi voglio complimentare con l’autore perché sicuramente io non sarei riuscita a lasciare così tanta libertà al lettore e a coinvolgerlo attivamente nel processo di narrazione, come invece è stato in grado di fare lui!

Non sono appassionata di poesia ma amo analizzare i testi poetici, trarne conclusioni dettate dalle semplici emozioni provate nel processo di lettura: questo libro mi ha dato un po’ la possibilità di farlo, di interpretare talvolta a mio piacimento. Mi aspettavo racconti diversi, certamente non tutta questa “poesia”, ma sono rimasta comunque colpita.

Vi consiglio questa lettura, ma solo se siete in grado di scavare a fondo. Nonostante conti 60 pagine, non è una lettura per niente facile o superficiale!

Voto: 5\5

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(COLLABORAZIONE – Recensione di Grazia) – Scrivo racconti perché l’attenzione scema di Alberto Fiori

Buona sera amici miei!
Oggi c’è una grande novità: la mia contributor Grazia ha aperto una sua pagina instagram dedicata ai romanzi! Continuerà a pubblicare le recensioni degli emergenti sul blog, ma non sarò più io a postare i suoi scatti sul mio profilo, ma lei! 
Vi lascio la recensione della raccolta di racconti di Alberto Fiori, che le ha fornito il materiale per poter fare la recensione.

Buongiorno amici lettori, oggi sono qui a parlarvi di un’opera davvero innovativa e particolare. Si tratta della raccolta di racconti dello scrittore e musicista Alberto Fiori “Scrivo racconti perché l’attenzione scema” edito “L’Erudita”, pubblicato nell’ottobre del 2019. Sono 31 racconti brevi, ognuno trattante un argomento nuovo, un titolo innovativo e una durata stimata di lettura, dettaglio
insolito e veramente interessante. 
Devo dire che la presenza del tempo stimato e la brevità dei racconti hanno fatto si che io affrontassi la lettura non solo con più sicurezza gestendola tra i vari impegni che la quotidianità richiede, ma anche ad un senso di rassicurazione che non so però dirvi come interpretare. Mi ha fatta sentire bene, però. Si tratta sicuramente di uno stile innovativo che mai prima ad ora mi era capitato tra le mani. 
Leggendolo ho subito, inconsciamente, pensato al Decameron di Boccaccio, in questo caso, però, si 
tratta di una serie di brevi racconti ad impronta sociologica, politica e comunitaria, che vanno a sottolineare anche la quotidiana vicissitudine di ogni comune mortale e le sue abitudini moderne; il tutto condito da un alone tendenzialmente pessimistico e contrassegnato, a tratti, da una ironia sottile e provocatoria, ma tuttavia realistica, e a tratti da una morale pungente e monitoria.
Si tratta sicuramente di una lettura alternativa, leggera e piacevole, caratterizzato da un linguaggio semplice e senza fronzoli, adatta anche ai lettori più fugaci!
Buona lettura !
Voto: 5/5
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COLLABORAZIONE – L’ultimo libera tutti di Matteo Nepi

Buongiorno e buona domenica!

Dopo settimane di studio intenso in vista di due esami, stamattina sono riuscita a sfogliare di nuovo le pagine di un romanzo e assaporarne la storia, perciò voglio parlarvene e dirvi cosa ne penso. 
Il romanzo è “L’ultimo libera tutti”, scritto da Matteo Nepi e pubblicato da Pav Edizioni. Ringrazio innanzi tutto lo scrittore per avermi inviato gentilmente il libro e avermi permesso di conoscere una storia come quella di Diego. 
Da shampista e cameriere a tour operator. Le opportunità si presentano sotto varie forme, per Diego Vicedomini è un biglietto di sola andata per i Caraibi. Davanti ad un bivio si decide sempre l’inizio o la fine di tutto.

Quando era il momento giusto lo sentivo da me. Un piccolo brivido mi saliva lungo la schiena, una dolce morsa allo stomaco. L’istinto mi aveva portato fin lì, a giocarmi tutto in pochi secondi. Una folle corsa fino alla tana tagliando l’aria calda della sera per poi quasi schiantarmi contro quel muro… Libero!”


Il libro di Matteo Nepi racconta la storia di Diego, che stanco dei suoi due lavori decide di accettare l’opportunità che gli viene proposta da Rinaldi: partire per i Caraibi come tour operator. Parte, nonostante le insicurezze e le paranoie della madre, ma si pente della scelta appena viene a conoscenza del fatto che in Italia Rinaldi è sotto accusa per frode finanziaria, e con lui anche i suoi collaboratori. Per Diego inizia un momento di forte sconforto e insicurezza: non sa se partire e tornare in Italia, o rimanere in Venezuela, dove nel frattempo ha conosciuto Alejandra e se n’è innamorato. Sarà solo il tempo a convincere Diego delle sue scelte, a rassicurarlo e fargli capire quello che vuole davvero.

Il libro mi è piaciuto e mi ha fatto riflettere in alcuni punti. Si parla dell’Italia e dell’estero, della forte tassazione a cui sono sottoposti gli imprenditori italiani e al forte desiderio di evadere in un paradiso fiscale. Quasi ironico e satirico, questo romanzo mostra chiaramente gli avvenimenti del protagonista e permette al lettore di scontrarsi con la dura realtà dei fatti.

Leggendo il libro e conoscendo la storia di Diego, mi è venuta in mente quella brevissima esperienza di attività porta-porta che mi venne proposta un po’ di tempo fa, e devo dire che il ricordo di quell’evento mi ha amareggiata un po’ e sono riuscita a capire lo sconforto e i dubbi di Diego. Non c’entra nulla e ne sono consapevole, ma l’insicurezza che ti prende quando ti senti proporre cifre astronomiche e lavori per niente faticosi da gente in giacca e cravatta, pronta quasi a sfruttare la tua voglia di crescita professionale e personale, è molto simile e quasi impossibile da raccontare. Ma Matteo è riuscito a trasmettermi quel senso di amarezza e perplessità. 

L’ho letto tutto d’un fiato, non perché fosse impossibile staccarsi, ma perché la curiosità di sapere se Diego riesce a rivendicare la sua vita e a costruirsi era troppa e quasi ingestibile. Così ho dovuto continuare a sfogliare le pagine fino all’ultima e capire che questo romanzo, più che un racconto fittizio, è un racconto veritiero e tristemente attuale.
In sé il racconto è bello e ricco di spunti di riflessione, ma presenta alcuni errori grammaticali che rallentano la lettura e costringono il lettore a tornare sui suoi passi per interpretare correttamente la frase e capirne il senso. Sono pochi eh, nulla di troppo fastidioso!
Ne consiglio la lettura a chiunque abbia voglia di leggere qualcosa di innovativo, attuale, diverso e molto interessante!
Voto: 45
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