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Ascoltami ora – Storie di bambini e ragazzi oncologici di Maricla Pannocchia

Ma ho imparato che per essere felici dobbiamo cercare la felicità qui e ora, perché spesso abbiamo più di un motivo per trovarla, è solo che il nostro sguardo è rivolto ad altro, a ciò che la società ci descrive come importante. Pensiamo ai soldi, al successo, alla popolarità, all’ultimo modello di telefono da avere, ci circondiamo di persone negative o con le quali non abbiamo rapporti profondi e non riusciamo a vedere le piccole meraviglie che abbiamo davanti.

Maricla Pannocchia

Sono stata contattata qualche mese fa da Maricla Pannocchia, che mi ha chiesto se avessi voglia di leggere il suo libro. Ovviamente, trattandosi di un tema delicato, ho deciso di leggerlo ma di non fare una vera e propria recensione, bensì di parlarne a voi lettori. Maricla è fondatrice e presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e Cancro, il cui scopo è quello di raggruppare ragazzi e ragazze con età compresa tra i 13 i 24 anni attraverso iniziative gratuite per supportare e alleggerire il peso della malattia.

Il libro

Ascoltami ora

Il libro è composto da una prefazione, dall’introduzione e dalla raccolta di testimonianze di ragazzi sopravvissuti al tumore e di genitori di bambini diventati angeli troppo presto. L’introduzione tocca argomenti importanti ma troppo spesso sottovalutati e ignorati quando si parla di cancro infantile. Il tumore in giovane età è considerato raro, ma sono ancora troppi i bambini che si ammalano e che muoiono. Molti sopravvivono e possono raccontare, come alcuni hanno fatto in questo libro, quello che hanno passato, altri invece trovano voce nelle parole dei genitori. É un po’ lo scopo di questo libro: sensibilizzare alla conoscenza del tumore infantile.

Nell’introduzione al libro, Maricla ci racconta da cosa nasce la sua associazione, inizialmente pensata come sito che potesse offrire ai ragazzi malati uno spazio di condivisione e sostegno. Con il passare del tempo, due ragazzi hanno deciso di aprire un gruppo Facebook in cui trovare uno spazio di confronto. Il sito si è poi evoluto concretizzandosi in un’associazione, la quale garantisce tutt’oggi gite e incontri sempre tra ragazzi malati, per alleggerirli per qualche istante di un peso troppo grande. Maricla aveva e sentiva il bisogno di fare qualcosa per questi ragazzi, così non si è fermata e ha realizzato il suo sogno sociale.

Il libro vero e proprio è formato da testimonianze di genitori di bambini che non sono riusciti a combattere il mostro e da ragazzi che invece ce l’hanno fatta. Personalmente ho pianto tanto leggendolo, perché le storie sono vere e perché il dolore che si legge dietro le parole di questo libro è tanto.

Le storie

Le storie sono tutte molto simili, il tumore difficilmente cambia. Per questo, alcuni bambini sono diventati angeli per malattie simili, altri sono riusciti a combattere la malattia ma ci sono ricaduti, altri ancora sono sopravvissuti. Tra i genitori che raccontano, che scrivono un pensiero sui loro figli e i ragazzi che cercano di metterci a conoscenza del loro dolore, le storie di questo libro possono renderci persone migliori. Perché ci fanno capire, come ha detto anche Maricla nell’introduzione e come potete leggere nella citazione a inizio articolo, che la felicità è nelle piccole cose. Quelle piccole cose che non ci bastano mai, che evitiamo e sostituiamo con cose più grandi, più importanti. Ma non c’è nulla di più importante della vita, che può sfuggirci di mano in un soffio d’aria.

Cosa ne penso?

Personalmente sono terrorizzata dall’argomento, ma ho deciso di leggere il libro per rendermi conto ulteriormente che la vita va vissuta perché è una sola e il tempo non torna indietro. Quando ho iniziato a leggere questo libro, il mio modo di pensare e di vedere le cose sono cambiati, quando l’ho terminato mi sono sentita completamente diversa. Strano come un libro possa cambiare una persona in così poco tempo, eppure storie del genere possono fare molto di più.

Molto spesso argomenti di questo tipo, così delicati e attuali, si evitano per paura o per rabbia, ma è proprio evitandoli che si fa del male. Se si smette di parlare di tumori, non si riuscirà mai a trovare un modo per sconfiggerli. Pur non essendo medici, possiamo fare molto, ascoltando e dando voce a questi ragazzi. Sono molto felice di aver letto questo libro e di potervene parlare, perché trovo che il progetto di Maricla sia davvero importante.

Non è un libro scritto da scrittori, ma dal dolore di chi ha vissuto in prima persona il tumore infantile. Per questo non mi permetto di recensirlo, ma solo di presentarvelo. Può arrivare al cuore di tutti, leggetelo.

MERITA DI ESSERE LETTO.

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Un classico al mese con PL – Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito “Sto rileggendo” e mai “Sto leggendo”.

Italo Calvino

Qualche tempo fa, riordinando la libreria, mi sono accorta di avere in casa tanti classici non ancora letti. Personalmente detesto lasciarmi indietro i libri, così ho avuto un’idea. Ho pensato di leggere almeno un classico al mese, in modo da recuperare sia i libri che ho in libreria, sia i classici che ancora non ho letto. Parlandone con Grazia di Emozione Pedagogica, mia fedelissima amica, che sopporta e supporta tutte le mie idee, anche a lei è venuta voglia di partecipare a questa iniziativa. Così abbiamo deciso di farlo insieme, di leggere insieme un classico al mese e di parlarvene qui.

Il classico di aprile: Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Foto scattata da Grazia

“Credevo guardassi da che parte ti pende il naso”… una frase come tante, pronunciata dalla moglie, scardina tutte le certezze di Vitangelo Moscarda. Dalla constatazione di un lieve difetto fisico, il protagonista capisce di trovarsi di fronte a un estraneo, o meglio a centomila estranei diversi, a seconda della percezione che gli altri hanno di lui. Folgorato dalla scoperta di non essere “unico per tutti”, e desideroso di comprendere chi è veramente, Vitangelo stravolge la sua vita, intraprendendo un doloroso percorso di ricerca che lo condurrà ai confini della pazzia (che è poi lo strumento principe in Pirandello per scardinare convenzioni e disvelare ipocrisie). Fino a giungere alla consapevolezza dell’essere, alla metamorfosi dell’uomo senza maschera, alla piena libertà: quell’immersione nel perenne fluire del tempo, in una vita pacificata di attimi, che “è la stessa vita delle nuvole, degli alberi e della natura”.

Cosa ne pensa Grazia?

Ho comprato questo libro almeno due anni fa, ma è sempre stato lì, risposto su uno scaffale della
mia libreria. Non ero pronta, non ad affrontare i centomila che in me vivono. Se vi dicessi che
questo libro mi ha chiarito le idee, allora partiremmo subito con il piede sbaglio: sarei già bugiarda
ai vostri occhi. Ciò che ne ho ricavato sono solo una miriade di interrogativi e molti di questi,
ahimè, senza risposta.


Chi non lo è mai stato? Ognuno di noi nel suo quotidiano è “uno, nessuno e centomila”.
Riflettendo sul comportamento che teniamo ogni giorno nei confronti di qualcosa o qualcuno,
scopriremo che la nostra identità non è sempre unitaria. Ci capita quotidianamente di rapportarci
in un determinato modo con un amico e in un altro modo con l’altro amico; in un modo con il
nostro professore di letteratura, in un altro ancora con quello di matematica.

Questo accade perché, secondo Pirandello, non facciamo altro che indossare una serie di maschere, una dopo l’altra, quasi come se fossimo attori, allo scopo di avvicinarci quanto più possibile al rispetto delle regole imposte dalla società. Si verrà a creare così una strana “magia consapevole” per la quale noi esseri umani, animali estremamente adattivi, finiamo per far diventare questa molteplicità di maschere che indossiamo parte di noi a tal punto da non distinguere più il nostro vero Io.

Riflettiamo…

E se questo accadrà, ovvero se si andrà incontro alla perdita della nostra identità “ufficiale”, allora, ciò che avremo sarà una morte, poiché un uomo senza maschera sarà un uomo senza un ruolo civile.
Riflettiamo dunque su tutto questo sottile equilibrio che si regge in piedi, a parer mio, solo perché
l’uomo oggigiorno non ha più tempo per indagare le sue consapevolezze, venir meno. Cosa
accadrebbe se oggi come oggi perdessimo la nostra maschera?
Cosa diventeremmo agli occhi degli altri? Che ne sarebbe dei conflitti che sorgerebbero? Ma dall’altra parte vi è anche un’altra questione, permettendomi di citare Moscarda, “come sopportare in me quell’estraneo? Quell’estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo?”.


E se invece, contrariamente a quanto dicevo poco prima, noi acquisissimo queste consapevolezze
e ci rendessimo dunque conto dei centomila che ci abitano, allora quali sarebbero le conseguenze
di tutto ciò?
Rischieremmo forse la pazzia?


Già mi ci vedo come Moscarda, a dire:
“-Moscarda ha fatto questo –. L’altro dirà: – Ma che questo! Ha fatto ben altro-. E il terzo:
-per me ha fatto benissimo. Doveva fare così- […]”
E così via…


Non è dunque importante, per il nostro benessere, vivere rimanendo in qualche modo oppressi dall’oppressore che siamo e che ci abita?
O è forse meglio riflettersi dinnanzi ad uno specchio e domandarsi, consapevolmente, chi si è
veramente?
Non lo so… forse basterebbe accettare l’inaccettabile: il nulla.

“[…] muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori”.

Cosa penso io?

Ho comprato alcuni libri di Pirandello quando ero ancora alle superiori, in un periodo della vita in cui mi piaceva tantissimo leggere i classici. Il primo libro dell’autore che lessi fu “Il fu Mattia Pascal”, un romanzo a dir poco eccezionale! Acquistai “Uno, nessuno e centomila” perché trovai parecchie analogie con il primo citato, ma non mi decidetti mai a leggerlo, fino al mese scorso.

Iniziata la lettura mi sono ritrovata immersa in un mondo fatto di incertezze, di non sicurezze. Un mondo caratterizzato dal dubbio di Moscarda di essere uno solo o di essere altri centomila, nato dopo il commento di sua moglie sul suo naso. Si accorge, guardandosi allo specchio, di essere uno per sé stesso ma di essere contemporaneamente anche altri centomila per tutti gli altri. A partire dal nome, da Gegè a Vitangelo Moscarda, fino ad arrivare alla descrizione fisica e caratteriale, capisce di non essere lo stesso per la moglie o per gli amici, capisce di essere più persone. Si guarda e non si riconosce più. Inizia così per lui un viaggio interiore, a cui noi lettori abbiamo il piacere di partecipare, che lo porterà a una conclusione importante.

Le maschere di Pirandello.

Vedere le cose con occhi che non potevano sapere come gli altri occhi intanto le vedevano.

Foto di Comfreak da Pixabay

Personalmente non mi sentivo tanto in grado di leggere e comprendere questo scritto, forse per la sua complessità o forse per il tema trattato: le maschere. Secondo Pirandello, ognuno di noi indossa continuamente maschere e questo si vede anche in “Il fu Mattia Pascal”. Non siamo mai la stessa persona con tutti, cambiamo a seconda della situazione, del contesto e della convenienza. A volte ci conviene essere in un modo piuttosto che in un altro, quindi sostanzialmente non siamo mai uno solo.

Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere.

Moscarda spazia dal credersi uno solo, a capire di essere in realtà centomila, ma si rende conto alla fine che per essere davvero qualcuno, bisogna essere principalmente nessuno per sé stessi. Non aver un’identità quando ci si ritrovava davanti allo specchio era essenziale per vivere in pace con tutti i centomila che ci abitano e diventare uno solo per tutti

Ecco: per sé, nessuno
Era questa, forse, la via che conduceva a diventare uno per tutti.

Conclusione

Il libro, diviso in otto capitoli (libri) suddivisi a loro volta in brevi sotto-capitoli, è un vero e proprio viaggio alla scoperta del mondo interiore di Moscarda. Mi ha fatto riflettere tanto questo romanzo e non c’è parola con cui non sia d’accordo. Trovo sia un classico che tutti dovrebbero leggere per rendersi conto di quanto, in realtà, il nostro desiderio di essere sempre giusti e perfetti in tutte le situazioni sia solo una delle tante maschere di noi stessi. Ci adattiamo a tutto, tranne che a ciò che siamo davvero.

Il mio sforzo supremo deve consistere in questo: di non vedermi in me, ma d’essere veduto da me.

Il libro è piaciuto a entrambe! Siamo davvero felici di questa scelta e io sono contenta di aver intrapreso questo viaggio alla scoperta di me stessa e tante altre che ci sono ma che non vedevo prima. Ringrazio Grazia per aver letto insieme a me il libro e aver deciso di partecipare insieme a me a questa iniziativa, nata dalla voglia di scoprire libri immortali, perché si sa…

I classici non muoiono mai.

Il prossimo libro che leggeremo è “Il taglio del bosco” di Cassola. La recensione uscirà sul blog mercoledì 27 Maggio.