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SERIE TV (Netflix)- Qualcuno deve morire. Cosa ne penso?

Non sono mai stata troppo appassionata di serie tv, soprattutto se a sfondo storico, ma con questa mi sono ricreduta. Ho apprezzato la trama, i personaggi e l’ambientazione. Ne sono rimasta davvero stupita.

Trama

Locandina “Qualcuno deve morire”

Ci troviamo nella Spagna franchista degli anni Cinquanta. Gabino Fàlcon torna a casa, in Spagna, dopo essere stato in Messico per dieci anni, ospite dalla famiglia della mamma. Il rientro è programmato perché il padre di famiglia ha programmato il matrimonio tra Gabino e Cayetana, figlia di un importante uomo d’affari. Tutti rimangono però stupiti nel momento in cui il ragazzo rientra accompagnato da Lazaro, ballerino messicano. I dubbi sulla loro amicizia, troppo intima e insolita, iniziano ad alimentare voci di paese tutt’altro che positive. Gabino di suo conto non fa nulla per fermare le voci, anzi, cerca di alimentarle per cercare di andare oltre le convenzioni imposte dalla società. Le sue decisioni affrettate ma estremamente sentite innescheranno una serie di eventi infelici che porteranno i personaggi a prendere drammatiche soluzioni.

Recensione

Ambientazione e periodo storico

L’ambientazione è coerente al massimo con il periodo storico. L’abbigliamento dei personaggi, il registro linguistico e gli eventi causati dalle situazioni sono tutte questioni legate al periodo storico. Sono rimasta davvero colpita perchè, io non ami il genere storico, questa serie mi è entrata nel cuore. L’amore che Gabino prova per Lazaro, non ricambiato, è fuori norma per la società di quel tempo perciò si percepisce l’angoscia e l’inquietudine dei due giovani. Essere omosessuale era quasi un reato e rifiutare il matrimonio con una ragazza di buona famiglia per tenere fede al vero amore era inaccettabile. Il regista e lo sceneggiatore hanno davvero tenuto in considerazione ogni minimo dettaglio, rimanendo coerenti con il periodo e trasportando il lettore in un’epoca lontana.

L’omosessualità e una società ancora troppo chiusa

Ho apprezzato la miniserie in ogni sua sfumatura. I personaggi mi sono piaciuti tanto, in particolare Gabino, nel quale mi sono rispecchiata. Indipendente, consapevole e combattivo, cerca in tutti i modi di tenersi quello che è suo. Non cede al potere, non asseconda le richieste del padre per accontentarlo o per evitare i problemi, ma al contrario mette la faccia nel suo amore e tiene fede ai desideri. Non è un ragazzo semplice, ma è un ragazzo che tenta di essere felice, di seguire i suoi sogni e di ascoltare il suo cuore. É incompreso ma non gli pesa esserlo. Vorrebbe cambiare la società ma non può, è ancora troppo presto.

Perchè guardare questa miniserie?

Guardare questa serie ci fa capire quanto siamo fortunati noi millennials ad avere la possibilità di scegliere a chi dare il nostro amore e a chi concedere la nostra mano. In tanti hanno combattuto per questa libertà ma a volte sembriamo dimenticarcene. Seppur sembri ancora un tabù, l’omosessualità è un diritto. Nessuno può e deve in alcun modo giudicare. Nessuno.

Mi è piaciuta?

Mi è piaciuta, sì. Mi è letteralmente entrata nel cuore. Composta solo da tre puntate, penso meriti davvero di essere guardata. Sia per l’accuratezza nei dettagli, sia per la storia. La consiglio a tutti voi, anche se non amate il genere. Io sono la prima a non apprezzarlo eppure “Qualcuno deve morire” mi ha conquistata. Se lo guardate, fatemi sapere cosa ne pensate.

Voto: 5\5

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