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Spazio alla vostra creatività – I vostri cartoni preferiti!

Il tema di questa settimana era: “Se potessi incontrare il tuo personaggio dei cartoni preferito, chi sarebbe? Cosa faresti insieme a lui?

Ho invitato voi genitori a partecipare con i vostri bimbi, facendo realizzare loro un bel disegno in merito al tema proposto! Sono felice di presentarvi i due partecipanti, Daniele e Adam, insieme ai loro bellissimi disegni.

Adam e Poppy

Il bellissimo disegno di Adam

Ciao Adam, io sono Poppy e sono sempre felice!

Adam, un bambino di 8 anni, ha realizzato il disegno di Poppy, un personaggio del suo cartone animato preferito”Trolls“. Il disegno è veramente bellissimo, assomiglia tanto al personaggio vero!

La foto del disegno me l’ha mandata Roberta, la sua mamma.

Adam all’opera!

Nella foto di lato vediamo Adam mentre colora concentrato il suo disegno. La creatività dei bambini è qualcosa di davvero speciale e unico.

Daniele e Bing

Daniele, un bambino di quasi due anni, ha realizzato , aiutato dalla sua mamma Michelle, un bellissimo fumetto! Nel disegno vediamo raffigurato Daniele insieme al suo personaggio dei cartoni preferito: Bing.

“Ciao Daniele, sai chi sono?”
“Ciao. Siii, sei Bing, il mio personaggio preferito del mio cartone animato preferito!”
“Oggi con te mi piacerebbe fare un ottimo frullato con frulli il frullatore.”
“Ottima idea! Iniziamo.”

Gli artisti di questa settimana sono stati davvero bravissimi!
Non vedo l’ora di proporvi un altro tema e di vedere le vostre creazioni. Date voce alla vostra creatività. Vi lascio i link utili per capire come partecipare. Potete partecipare tutti!

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Sei un autore emergente? Il Regno di Orfeo fa al caso tuo! Scopri perché!

Da tempo collaboro con autori emergenti e mi occupo della promozione dei loro scritti parlandone sul blog e su Instagram. Recentemente ho avuto l’onore di leggere un libro veramente bello, intitolato “Chi ha ucciso Euridice?” di Vincenzo Tagliaferri. Mi sono appassionata subito allo scritto e ho avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con lui, persona davvero talentuosa e in gamba. Mi ha parlato del suo canale Youtube, “Il regno di Orfeo” e di un progetto del quale mi piacerebbe proprio parlarvi, dedicato agli autori emergenti e non. Oltre che ad essere un bravissimo scrittore, è anche un compositore. Sul suo canale ho avuto il piacere di ascoltare la lettura di una poesia, accompagnata dal sottofondo di una canzone suonata e composta da Vincenzo.

Il progetto di Vincenzo dedicato agli autori.

Foto di Free-Photos da Pixabay

Il canale Youtube “Il Regno di Orfeo” è dedicato alla scrittura creativa, quindi a poesie, racconti brevi o estratti di romanzi e ha lo scopo di creare una rete di lettori e autori.

Il progetto prevede la pubblicazione di video in cui verranno recitati vocalmente da Armida De Rosa alcuni testi, i quali saranno accompagnati in sottofondo da musica inedita composta da Vincenzo. Ogni quindici giorni (nella seconda e quarta settimana del mese) verrà dedicato un piccolo spazio agli autori esterni, che siano emergenti o non, i quali abbiano voglia di sentire un loro pezzo interpretato.

La durata dei video

La durata dei video è per ora impostata sui 3\4 minuti circa. Se l’autore ha voglia di inviare un pezzo del suo romanzo, una sua poesia o semplicemente un piccolo racconto, dovrà tenere in considerazione questo tempo. Se invece l’autore vuole inviare un racconto che sia più lungo del tempo stimato, allora il testo sarà diviso in puntate.

Valutazione e promozione

Il materiale proposto sarà valutato e programmato nel corso delle settimane. Gli autori e i blogger saranno avvisati per procedere con le condivisioni e le promozioni. Si consiglia inoltre agli autori che vorranno partecipare di iscriversi al canale in modo di avere la precedenza e di contribuire con la promozione del canale interagendo e\o condividendo con esso.

Saranno accettati tutti i generi!

Invito tutti gli autori che vogliano mettersi in gioco, di contattare Vincenzo e di proporre a lui ciò che più ritengono appropriato! Vi lascio il contatto e il canale Youtube! Se siete curiosi di leggere anche il suo libro, di cui uscirà presto l’audio-libro (sempre accompagnato dalla sua musica), vi lascio il pulsante di rimando al link d’acquisto.

Contatta Vincenzo: tagliaferriv@gmail.com

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Collaborazione – Recensione di “Ines e Anita” di Tiziana Scrivo

Ci leccavamo le ferite. Quelle quotidiane, quelle che hanno bisogno di cura e dedizione. Quelle che anche se non si vedono bruciano, e disturbano. Che io e Ines ne avevamo già tante.

Tiziana Scrivo

Leggere libri come quello che ho terminato da poco e di cui vi parlerò oggi fa bene al cuore e all’anima. Non perché sia una di quelle storie a lieto fine, ma perché è un racconto che tocca tutti. La delicatezza con la quale è scritto questo romanzo è davvero disarmante, mette a nudo anche il più insensibile degli esseri umani. Perché parla d’amore, ma non dell’amore tra un uomo e una donna, tra un marito e una moglie, tra un fidanzato e una fidanzata, ma dell’amore tra due sorelle. L’amore che non smette mai d’esistere, che cresce e si nutre di vita quotidianamente.

Tiziana ha deciso, siccome il romanzo “Ines e Anita” si sviluppa quasi tutto durante il periodo dell’adolescenza delle due protagoniste, di devolvere parte del ricavato alla Fondazione Rosa dei Venti Onlus. La fondazione si occupa di minori con fragilità psichiche.

Trama

Ines e Anita vivono in una famiglia di genitori separati, sono chiamate già dalla giovane età ad affrontare significativi distacchi emotivi e gestire dinamiche esageratamente spiacevoli. Sentimenti soffocati e distorti riaffiorano prepotenti trovando nuova collocazione, una nuova vita, e di tanto in tanto un cielo sereno. Tra le pieghe di una narrazione talvolta esasperata e talvolta dolcissima si evincono drammi profondi e un amore imprescindibile cantato a gran voce. Due sorelle e due vite spezzate che arrancano per ricostruirsi. Due anime che rimangono impigliate anche se vengono allontanate, dove la forza di entrambe le aiuterà a riunirsi nonostante ognuna poi intraprenda la sua adulta strada. Attraverso il profumo della memoria di Anita viene sollecitata la coscienza del lettore, al quale sembrerà di conoscere, e davvero da vicino, due sorelle: l’una la metà morbida dell’altra.

Recensione

Foto di Lorri Lang da Pixabay

Il libro mi ha completamente colpita. Io sono una persona molto sensibile, credo nell’amore in ogni sua forma e dimensione e questo libro mi ha permesso di immergermi in viaggio stupendo. Seppur l’amore tra le sorelle sia il punto centrale della storia, ciò intorno a cui si sviluppa la trama, non è l’unica parte importante. Le due sorelle, inizialmente di 12 e 11 anni, a causa della separazione dei genitori, si ritrovano a vivere con la mamma e con il compagno Armando. L’uomo è insensibile, una persona spregevole in grado di farsi odiare dalle figlie della sua compagna grazie ai gesti e ai comportamenti poco consoni che tiene con loro.

La madre assiste agli episodi di violenza velata che l’uomo tiene con le bambine, ma non interviene. Ines e Anita sembrano non avere il coraggio di ribellarsi a quell’uomo così duro, ma una delle due prende una scelta molto difficile: andare via con il padre. Così Anita prepara la borsa e si allontana da quella famiglia che le sembra così malata e poco accogliente, poco calda e amorevole. Lascia la sorella Ines, la mamma e Armando, per immergersi completamente nella sua adolescenza. Ma la vita è imprevedibile, nulla va mai secondo i piani e le speranze. Le due sorelle si ritroveranno a vivere un amore così forte da non rompersi mai, nonostante la distanza, il tempo, la tristezza e la vita.

L’amore tra le due sorelle

La parte essenziale di questo libro è proprio l’amore tra Ines e Anita, due bambine che avranno tutto il tempo del romanzo per crescere e capire. A causa degli eventi famigliari sono costrette a crescere prima del dovuto e a farsi forza a vicenda nonostante lo spazio che le separa. L’amore, come viene evidenziato in questo libro, non è solo quello tra una coppia di fidanzati, ma è anche quello che si sviluppa all’interno della famiglia. In questo caso è l’amore tra le due sorelle, così fragili seppur così grandi. I ricordi che riaffiorano qualche volta, le risate che si fanno sotto il loro salice piangente, le corse e le gare per arrivare prima in gelateria. Sono tutti momenti magici, conditi dalla forza di quello che comunemente è chiamato “amore fraterno”, il più forte di tutti, il più vero e indistruttibile che possa esistere.

Foto di Foundry Co da Pixabay

La famiglia che non c’è

In questo libro la parte mancante è proprio la famiglia. L’unione famigliare che si rompe e non si ricostruisce, il pare ossessivo e la madre quasi assente rendono le due ragazze ancora più forti. Ciò che tutti noi siamo abituati a vedere in una vera famiglia, in questo libro manca. Ma è appunto questa assenza a segnalare e a significare “amore vero”, quello del “nonostante tutto”.

La narrazione

Il narratore è in prima persona e coincide con una delle due protagoniste, Anita. E’ un narratore che sa tutto, dall’inizio alla fine della storia e che lascia indizi tra le parole e tra le righe di questa vicenda. Personalmente il narratore in prima persona mi è sempre piaciuto, crea un legame di “amicizia” con il lettore, che riesce a sua volta a capire bene il sentimento della storia. Il narratore è riuscito a trasmettermi tante emozioni, a volte contrastanti tra loro, ma quella che non è mai mancata è la sensazione di apprensione le due bambine e successivamente ragazze.

Vi consiglio il libro?

Vi consiglio fortemente questo libro, sia perché insegna tanto ma soprattutto perché racconta dell’amore genuino e vero tra le due sorelle. E’ un amore sincero, fatto di attimi, senza nessuna gelosia, senza nessun divario. E’ uno di quegli amori che raramente incontriamo nei libri e nella realtà, perché molto spesso viene condito con fatti diversi, distanti da questo reale sentimento. In “Ines e Anita” invece potete trovarlo nella forma più naturale e sincera che si sia.

Voto: 5\5

Ringraziamenti speciali

Ringrazio immensamente l’autrice per avermi inviato una copia digitale del suo libro. Mi piacerebbe molto spendere due parole su Tiziana, una donna favolosa che, ricca di idee e fonte d’ispirazione e voglia di fare, colma le giornate e le serate dei suoi lettori intrattenendoli con dirette ed eventi via web davvero stupendi. E’ una persona piacevole, con la quale è sempre bello scambiare due parole. Ha un modo di vivere la vita e di fare le cose davvero magico, quasi fiabesco. Mi piace molto come persona, come scrittrice e come lettrice. Se siete curiosi vi lascio il suo profilo facebook!

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Un classico al mese con PL – Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito “Sto rileggendo” e mai “Sto leggendo”.

Italo Calvino

Qualche tempo fa, riordinando la libreria, mi sono accorta di avere in casa tanti classici non ancora letti. Personalmente detesto lasciarmi indietro i libri, così ho avuto un’idea. Ho pensato di leggere almeno un classico al mese, in modo da recuperare sia i libri che ho in libreria, sia i classici che ancora non ho letto. Parlandone con Grazia di Emozione Pedagogica, mia fedelissima amica, che sopporta e supporta tutte le mie idee, anche a lei è venuta voglia di partecipare a questa iniziativa. Così abbiamo deciso di farlo insieme, di leggere insieme un classico al mese e di parlarvene qui.

Il classico di aprile: Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Foto scattata da Grazia

“Credevo guardassi da che parte ti pende il naso”… una frase come tante, pronunciata dalla moglie, scardina tutte le certezze di Vitangelo Moscarda. Dalla constatazione di un lieve difetto fisico, il protagonista capisce di trovarsi di fronte a un estraneo, o meglio a centomila estranei diversi, a seconda della percezione che gli altri hanno di lui. Folgorato dalla scoperta di non essere “unico per tutti”, e desideroso di comprendere chi è veramente, Vitangelo stravolge la sua vita, intraprendendo un doloroso percorso di ricerca che lo condurrà ai confini della pazzia (che è poi lo strumento principe in Pirandello per scardinare convenzioni e disvelare ipocrisie). Fino a giungere alla consapevolezza dell’essere, alla metamorfosi dell’uomo senza maschera, alla piena libertà: quell’immersione nel perenne fluire del tempo, in una vita pacificata di attimi, che “è la stessa vita delle nuvole, degli alberi e della natura”.

Cosa ne pensa Grazia?

Ho comprato questo libro almeno due anni fa, ma è sempre stato lì, risposto su uno scaffale della
mia libreria. Non ero pronta, non ad affrontare i centomila che in me vivono. Se vi dicessi che
questo libro mi ha chiarito le idee, allora partiremmo subito con il piede sbaglio: sarei già bugiarda
ai vostri occhi. Ciò che ne ho ricavato sono solo una miriade di interrogativi e molti di questi,
ahimè, senza risposta.


Chi non lo è mai stato? Ognuno di noi nel suo quotidiano è “uno, nessuno e centomila”.
Riflettendo sul comportamento che teniamo ogni giorno nei confronti di qualcosa o qualcuno,
scopriremo che la nostra identità non è sempre unitaria. Ci capita quotidianamente di rapportarci
in un determinato modo con un amico e in un altro modo con l’altro amico; in un modo con il
nostro professore di letteratura, in un altro ancora con quello di matematica.

Questo accade perché, secondo Pirandello, non facciamo altro che indossare una serie di maschere, una dopo l’altra, quasi come se fossimo attori, allo scopo di avvicinarci quanto più possibile al rispetto delle regole imposte dalla società. Si verrà a creare così una strana “magia consapevole” per la quale noi esseri umani, animali estremamente adattivi, finiamo per far diventare questa molteplicità di maschere che indossiamo parte di noi a tal punto da non distinguere più il nostro vero Io.

Riflettiamo…

E se questo accadrà, ovvero se si andrà incontro alla perdita della nostra identità “ufficiale”, allora, ciò che avremo sarà una morte, poiché un uomo senza maschera sarà un uomo senza un ruolo civile.
Riflettiamo dunque su tutto questo sottile equilibrio che si regge in piedi, a parer mio, solo perché
l’uomo oggigiorno non ha più tempo per indagare le sue consapevolezze, venir meno. Cosa
accadrebbe se oggi come oggi perdessimo la nostra maschera?
Cosa diventeremmo agli occhi degli altri? Che ne sarebbe dei conflitti che sorgerebbero? Ma dall’altra parte vi è anche un’altra questione, permettendomi di citare Moscarda, “come sopportare in me quell’estraneo? Quell’estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo?”.


E se invece, contrariamente a quanto dicevo poco prima, noi acquisissimo queste consapevolezze
e ci rendessimo dunque conto dei centomila che ci abitano, allora quali sarebbero le conseguenze
di tutto ciò?
Rischieremmo forse la pazzia?


Già mi ci vedo come Moscarda, a dire:
“-Moscarda ha fatto questo –. L’altro dirà: – Ma che questo! Ha fatto ben altro-. E il terzo:
-per me ha fatto benissimo. Doveva fare così- […]”
E così via…


Non è dunque importante, per il nostro benessere, vivere rimanendo in qualche modo oppressi dall’oppressore che siamo e che ci abita?
O è forse meglio riflettersi dinnanzi ad uno specchio e domandarsi, consapevolmente, chi si è
veramente?
Non lo so… forse basterebbe accettare l’inaccettabile: il nulla.

“[…] muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori”.

Cosa penso io?

Ho comprato alcuni libri di Pirandello quando ero ancora alle superiori, in un periodo della vita in cui mi piaceva tantissimo leggere i classici. Il primo libro dell’autore che lessi fu “Il fu Mattia Pascal”, un romanzo a dir poco eccezionale! Acquistai “Uno, nessuno e centomila” perché trovai parecchie analogie con il primo citato, ma non mi decidetti mai a leggerlo, fino al mese scorso.

Iniziata la lettura mi sono ritrovata immersa in un mondo fatto di incertezze, di non sicurezze. Un mondo caratterizzato dal dubbio di Moscarda di essere uno solo o di essere altri centomila, nato dopo il commento di sua moglie sul suo naso. Si accorge, guardandosi allo specchio, di essere uno per sé stesso ma di essere contemporaneamente anche altri centomila per tutti gli altri. A partire dal nome, da Gegè a Vitangelo Moscarda, fino ad arrivare alla descrizione fisica e caratteriale, capisce di non essere lo stesso per la moglie o per gli amici, capisce di essere più persone. Si guarda e non si riconosce più. Inizia così per lui un viaggio interiore, a cui noi lettori abbiamo il piacere di partecipare, che lo porterà a una conclusione importante.

Le maschere di Pirandello.

Vedere le cose con occhi che non potevano sapere come gli altri occhi intanto le vedevano.

Foto di Comfreak da Pixabay

Personalmente non mi sentivo tanto in grado di leggere e comprendere questo scritto, forse per la sua complessità o forse per il tema trattato: le maschere. Secondo Pirandello, ognuno di noi indossa continuamente maschere e questo si vede anche in “Il fu Mattia Pascal”. Non siamo mai la stessa persona con tutti, cambiamo a seconda della situazione, del contesto e della convenienza. A volte ci conviene essere in un modo piuttosto che in un altro, quindi sostanzialmente non siamo mai uno solo.

Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere.

Moscarda spazia dal credersi uno solo, a capire di essere in realtà centomila, ma si rende conto alla fine che per essere davvero qualcuno, bisogna essere principalmente nessuno per sé stessi. Non aver un’identità quando ci si ritrovava davanti allo specchio era essenziale per vivere in pace con tutti i centomila che ci abitano e diventare uno solo per tutti

Ecco: per sé, nessuno
Era questa, forse, la via che conduceva a diventare uno per tutti.

Conclusione

Il libro, diviso in otto capitoli (libri) suddivisi a loro volta in brevi sotto-capitoli, è un vero e proprio viaggio alla scoperta del mondo interiore di Moscarda. Mi ha fatto riflettere tanto questo romanzo e non c’è parola con cui non sia d’accordo. Trovo sia un classico che tutti dovrebbero leggere per rendersi conto di quanto, in realtà, il nostro desiderio di essere sempre giusti e perfetti in tutte le situazioni sia solo una delle tante maschere di noi stessi. Ci adattiamo a tutto, tranne che a ciò che siamo davvero.

Il mio sforzo supremo deve consistere in questo: di non vedermi in me, ma d’essere veduto da me.

Il libro è piaciuto a entrambe! Siamo davvero felici di questa scelta e io sono contenta di aver intrapreso questo viaggio alla scoperta di me stessa e tante altre che ci sono ma che non vedevo prima. Ringrazio Grazia per aver letto insieme a me il libro e aver deciso di partecipare insieme a me a questa iniziativa, nata dalla voglia di scoprire libri immortali, perché si sa…

I classici non muoiono mai.

Il prossimo libro che leggeremo è “Il taglio del bosco” di Cassola. La recensione uscirà sul blog mercoledì 27 Maggio.

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Il mondo dei libri: Cartaceo o Digitale?

Entrai in libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare.

Carl Ruiz Zafòn

Leggere un libro è viaggiare ma rimanendo seduti comodi sul divano, sul lettino in riva al mare, sull’autobus e nel letto. I libri sono uno strumento fondamentale per la crescita e lo sviluppo della propria indipendenza linguistica, perché permettono di costruirsi un proprio dizionario e di ragionare in maniera corretta. Chi non legge mai un libro, fa fatica a utilizzare i termini appropriati, a discutere e parlare con il linguaggio corretto. Chi legge spesso ha invece una capacità linguistica avanzata e riesce così ad affrontare ogni discussione.

Come ho detto in un articolo qualche settimana fa, le persone leggono poco o niente perché il prezzo dei libri è alto e non tutti hanno la possibilità di acquistarli. Inoltre, non tutti hanno lo spazio necessario in casa. Ma questo non è quasi più un problema…

Libro digitale: e-book e e-reader!

Il libro digitale non è una scoperta troppo recente. Il primo romanzo ipertestuale è stato distribuito da Eastgate System nel 1987 sul floppy disk. La struttura del romanzo non era lineare. Il primo e-book è stato invece inventato da Franco Crugola e Isabella Rigamonti per la loro tesi di laurea. Successivamente, nel corso del tempo e con il passare degli anni, molte aziende come Sony e Apple hanno realizzato dispositivi per leggere i libri in versione digitale. Anche Amazon, nel 2007, lancia il primo Kindle in America e nel 2019 il libro digitale è quello più letto in assoluto.

Il libro digitale è quello più letto per vari motivi. Vediamo insieme i vantaggi e gli svantaggi dell’e-book.

Vantaggi

Foto di Pexels da Pixabay

I vantaggi del libro digitale sono tanti e riguardano la maggior parte dei lettori. I prezzi degli e-book sono davvero molto bassi ed economici rispetto al libro cartaceo. L’unica “grande” spesa, se si vuole leggere senza rovinarsi la vista leggendo da cellulare, è quella che si sostiene acquistando un e-reader come il Kobo o il Kindle. L’acquisto è immediato, non si deve aspettare con ansia il corriere davanti alla finestra. Per gli e-book l’unico spazio che serve è quello della memoria sull’e-reader. Non è necessario correre a comprare librerie o mensole e svuotare una parete dai quadri per fare spazio. L’e-book si può portare ovunque: il Kindle è piccolo, sta comodamente in borsa. Se sei in viaggio e hai voglia di distrarti mezz’ora leggendo, puoi comodamente tirarlo fuori e leggere qualsiasi libro tu voglia.

Svantaggi

Gli svantaggi del libro digitale non sono troppi, ne ho saputi elencare solo tre. L’e-book non ha valore economico, non si più custodire gelosamente in libreria e rivenderlo in futuro come libro di valore. Molto spesso la memoria del Kindle si riempie e si deve così rinunciare a qualche romanzo, eliminandolo dalla “libreria”. Il libro digitale è virtuale, non si può toccare e sfogliare, non si può assaporare il profumo della carta stampata.

Seppur i vantaggi di comprare un libro digitale siano tanti, ci sono quelli che preferiscono investire nei libri cartacei. Io sono una di quelle persone che legge in e-book solo alcuni libri, ma se devo acquistare un romanzo che mi piace tanto, che aspetto da tempo o a cui tengo molto, preferisco spendere 15 euro e comprarlo cartaceo.

Libro cartaceo

I libri cartacei sono il tesoro dei lettori. Molti di noi hanno librerie piene e libri sparsi in ogni angolo della casa, eppure continuiamo a ordinarli, a comprarli, a leggerli. Anche in questo caso i vantaggi ci sono, ma se dobbiamo valutare la situazione sul piano economico, i libri cartacei non sono poi così vantaggiosi.

Vantaggi

I vantaggi dei libri cartacei sono più che altro affettivi. Innanzitutto hanno valore economico che dura nel tempo. I libri, specialmente quelli con copertina rigida, acquisiscono valore con il passare degli anni. Le prime edizioni sono quelle che valgono di più e solitamente sono stampate con la copertina rigida. Il libro cartaceo, oltre ad avere valore economico, ha valore affettivo non irrilevante, perché si può toccare, sfogliare e scrivere. Io amo scrivere i miei pensieri sui libri che leggo, amo riaprirli dopo qualche tempo e leggere ciò che ho scritto per ricordarmi le emozioni della lettura. Tuttavia, ci sono due svantaggi importanti e da tenere in considerazione. Anche io, che sono amante della carta e del profumo dei libri, qualche volta mi trovo combattuta.

Svantaggi

I due svantaggi più importanti sono: i prezzi e lo spazio. I prezzi dei libri cartacei sono alti, a volte eccessivi, e non tutti, come ho già detto, possono permettersi di comprarli. Dopo la legge sullo sconto massimo del libro imposto al 5%, i prezzi sono lievitati ulteriormente e la gente è costretta a leggere meno o a leggere in digitale.

Lo spazio è un altro problema. Chi vive in una casa piccola e non ha spazio per le librerie, chiaramente sceglie di comprare un Kindle o un Kobo e abbandonare definitivamente la carta. Anche il libro cartaceo si può acquistare online, come l’e-book, ma l’attesa del corriere è logorante. L’immediatezza del libro digitale è sicuramente una salvezza per quei lettori che hanno smania e voglia di iniziare a leggere un libro da cui sono attratti!

Cosa acquistare?

Foto di StockSnap da Pixabay

Io non posso dire cosa vi conviene acquistare e cosa invece vi conviene non acquistare, ma posso darvi un consiglio. Il valore affettivo è importante, ma quello economico di più. Dal mio punto di vista è fondamentale leggere ciò che si può leggere e se si può leggere, perché anche l’e-book è un libro e il contenuto non cambia rispetto al medesimo libro ma in versione cartacea. Quando acquistate un libro, fate attenzione alle vostre tasche. Se siete come me e vi legate alle pagine del vostro romanzo preferito e non sopportate di sfogliarlo virtualmente, allora sacrificate una cena fuori e compratevi il cartaceo, ma se per voi è uguale e non avete questo valore affettivo per i libri, allora compratelo in digitale. L’importante è leggere, non conta il dove, il come e il perchè.

Se siete interessati agli altri articoli, vi lascio il pulsante di rimando!

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Libri per bambini – Le storie del Maestro Mauro di Mauro Gelo

Grazie amica mia per avermi fatto credere in me stesso, avermi ridato la vita e per avermi fatto trovare una meravigliosa compagna con cui accoppiarmi, io ora mi addormento e penso che domani non mi sveglierò più, sono fiero di ciò che ho fatto.

Mauro Gelo

Ringrazio l’autore Mauro Gelo per avermi inviato la copia digitale del libro e avermi permesso di leggerlo e parlarvene. E’ un libro adatto a un pubblico di bambini dai 5 anni in su. Educativo e divertente, questo libro può insegnare tanto ai più piccoli.

Le storie del Maestro Mauro

Trama

Le storie che un insegnante legge con passione ai propri alunni… le storie che entusiasmano i bambini di tutte le fasce d’età e che desidererebbero ricolme di immagini… le storie per alunni di diverse religioni e classi sociali… le fiabe metacognitive moderne che sono trasversali a svariate discipline scolastiche… tutto questo e tanto altro è compreso nelle Storie del Maestro Mauro.

Recensione

Il libro è composto da quattro capitoli, ognuno dei quali ha due o tre racconti all’interno. I racconti sono brevi e parlano tutti di storie diverse. I protagonisti sono vari: una bambina che non sa la matematica, un detergente, una foglia, un leone, una coniglietta, una gocciolina e alcuni altri. Ognuno i questi protagonisti vive, all’interno del libro, una storia molto particolare ma altrettanto educativa.

Il racconto che mi ha colpita di più è “Abachino Abachetto”, la storia di una bambina che, non conoscendo bene la matematica, riceve in regalo un abaco. Imparerà, grazie alle palline blu e rosse, a contare le decine e le unità. Mi ha stupita molto l’uso dell’abaco, uno strumento attualmente poco utilizzato, perché trovo sia fondamentale per i bambini conoscerlo. Leggendo questa storia, i più piccoli si chiederanno cos’è e si incuriosiranno, tanto da volerne avere uno.

Un altro racconto che mi è piaciuto molto è “La coniglietta che voleva ascoltare“, la storia di una coniglietta che, troppo distratta, non ascoltava i suoi amici. Un giorno però, il suo amico rospo di nome Filippo, le insegna come ascoltare davvero.

Care amichette, non serve a niente sentire le storie degli altri animaletti se voi non ascoltate veramente ciò che trasmettono con le loro parole. Per sentire è sufficiente il nostro udito, mentre per ascoltare bisogna aprire il nostro cuore agli altri.

Mauro Gelo

Mi ha colpita perché può insegnare ai piccoli come si ascoltano gli altri. La coniglietta, dopo il consiglio dell’animale, inizia a sforzarsi di non distrarsi più e di ascoltare le storie degli altri.

Cosa ne penso?

Penso che sia un libro davvero molto bello ed educativo. Ogni storia ha una morale diversa, può insegnare tanto ai bambini. Molte cose della vita quotidiana sono raccontate con la magia che molto spesso manca. Ogni singolo elemento è spiegato ai bambini in modo che possano capire ed immedesimarsi al meglio nella situazione.

Il tutto è raccontato con un linguaggio semplice ma non scontato, che spinge i piccoli a conoscere nuove parole e a capire nuove situazioni . L’autore è stato molto bravo a giocare con i vocaboli e a non usarne di troppo facili, anche se il pubblico a cui è rivolto questo libro è un pubblico di bambini piccoli. Invogliarli a conoscere qualcosa di nuovo è fondamentale per la crescita e per lo sviluppo dell’autonomia nel linguaggio.

Consiglio questo libro a tutti i genitori per i loro bambini. Possono imparare cose nuove grazie alla semplicità e alla magia che Mauro ha inserito nel suo scritto. I piccoli possono cimentarsi in personaggi animati dalla fantasia e conoscerli meglio. Grazie a questo libro possono imparare, conoscere e sapere senza sforzarsi troppo, rimanendo seduti alla scrivania e viaggiando stando fermi.

Voto: 5\5

Se vi interessa leggere il libro, vi lascio il pulsante di rimando al link d’acquisto. Vi lascio anche il pulsante di rimando alla sua pagina autore di facebook.

In Recensioni

Collaborazione – Recensione di “Scialla e poi splendi” di Federica Storace.

Istantanee dei giovani d’oggi, coloro nelle cui mani dobbiamo consegnare un futuro di speranza.

Federica Storace

Ringrazio Federica per avermi inviato la copia digitale del libro e per avermi permesso così di leggerlo e amarlo tantissimo. In “Scialla e poi splendi”, una raccolta di brevi racconti incentrati su temi fondamentali della vita e dell’adolescenza, ho trovato tanto di me. Ogni episodio mi ha riportato indietro nel tempo, mi ha fatto rivivere scene e momenti che mi ero quasi dimenticata. In “Scialla e poi splendi” ho riscoperto il gusto del ricordo.

Trama

Storie vere, quasi “istantanee” dei ragazzi di oggi con i loro sogni, problemi, attese, desideri… nate dall’esperienza personale dell’autrice. “Flash”, adatti sia ad un pubblico giovanile che, in queste vicende, può specchiarsi e riconoscersi, sia per tutti coloro che sono interessati ad affacciarsi sul mondo dei ragazzi d’oggi con tutte le sue ricchezze e contraddizioni. Storie che lasciano ampio spazio all’interpretazione e riflessione personale su quelle giovani generazioni che sono il nostro futuro ed il domani della società. Varie le tematiche trattate: bullismo, uso dei social media, difficoltà di relazione, anoressia… tutte affrontate sempre con garbo, ironia, serenità. Un filo conduttore unisce le diverse vicende narrate: ciò che resta fondamentale, anche in una società come la nostra, in grado di rispondere e persino di saziare apparentemente ogni tipo di esigenza, è e resta l’amore. Di cui si parla tanto, forse troppo, ma senza coglierne l’essenzialità ed il significato ultimo. Quel senso che ha in sé la potenzialità di trasformare ed indirizzare scelte ed esistenze. Forse anche l’intera società. 

Persone verso le quali abbiamo numerose responsabilità, ma che hanno bisogno di un unico, insostituibile dono: l’amore. Perché l’amore, in ogni vicenda umana, è tutto ciò che di essenziale, per sempre, rimane.

Federica Storace

Recensione

Scialla e poi splendi” è una serie di racconti incentrati su tematiche importanti della vita e dell’adolescenza. Il bullismo, l’anoressia, una gravidanza indesiderata, l’abbandono e la separazione dei genitori e tanti altri caratterizzano ogni storia che l’autrice ci racconta. I protagonisti sono ragazzi e ragazze che si trovano ad affrontare situazioni nuove e talvolta difficili, non avendo sempre l’appoggio dei genitori o i genitori vicino.

Il finale di ogni racconto è quasi sempre una frase scritta per far riflettere il lettore su ciò che ha appena letto. Una spinta coraggio, una botta di vita per poter splendere. Quando mi sono trovata davanti alla prima storia, quella che in assoluto mi ha colpita di più per la somiglianza che ho trovato con la mia vita, il finale mi ha lasciata a bocca aperta. E’ una riflessione, un punto da cui il lettore può partire per interpretare meglio la storia.

Interpretazione e narrazione

La narrazione è in terza persona. Trovo che in questo libro la narrazione in terza persona renda visibile il distacco tra narratore e personaggi, poiché riesce a raccontare senza emozionarsi troppo. Un ruolo fondamentale è del lettore, che dopo aver letto deve dare un’interpretazione alla storia. Non viene infatti raccontato tutto quello che si sa, proprio per dare la possibilità al lettore di immaginare il contesto.

La struttura è uguale per tutte le storie: c’è un inizio, un episodio e poi il finale, che solitamente è una frase abbastanza riflessiva e profonda. Tra l’episodio e il finale il tempo della storia è di qualche anno. E’ il lettore a dover immaginare gli cosa accade durante quegli anni, mettendo in atto il suo processo di interpretazione personale e soggettiva.

Cosa ne penso?

Io penso che questo libro debbano leggerlo in tanti, soprattutto quelle persone che non credono in sé stesse, che non riescono a trovare qualcosa per cui valga la pena andare avanti. E’ adatto a tutti, dai giovani fino agli adulti, perché può insegnare a tutti che l’amore è importante e che rende la vita più dolce. L’amore è infatti un punto essenziale di queste storie: l’amore per i genitori, per i figli, per i compagni di scuola, per gli amici. E’ il motore di una macchina, che va alimentato sempre, ogni volta di più.

Ho ritrovato tanto di me in questo libro. Per chi non mi conosce, io ho vissuto tanti anni con una mamma borderline. Quando a scuola mi chiedevano: “A tua mamma rispondi così?”, io avrei sempre voluto rispondere che mia mamma la curavo e che da bambina diventavo donna in due minuti. Quando i miei genitori si sono separati, ho sofferto tanto la mancanza di una donna con cui condividere le prima esperienze, le amicizie, le occasioni, perché ho vissuto da subito con mio padre. Ho sofferto come uno dei protagonisti di questo libro, ma con il tempo, crescendo, ho capito. La separazione dei miei genitori è stata la mia salvezza, se sono qui è grazie a quello.

Questo libro è una fonte di coraggio, di vita, di riflessione. Mi ha commossa tanto, mi ha fatto ricordare tante cose. Lo consiglio a tutti voi, perché vi può aiutare, insegnare o semplicemente far innamorare di tutti i personaggi.

Voto: 5\5

Tempo fa ho fatto anche la segnalazione di questo libro e l’intervista all’autrice, vi lascio il pulsante di rimando al link. Se volete acquistare il libro vi lascio anche il pulsante di rimando al link d’acquisto.

0 In Gruppo di lettura

LEGGERE CON PASSIONE LIBRI – Il ladro di anime di Sebastian Fitzek

Non ho mai avuto un gruppo di lettura. Partecipai tanti anni fa ad uno ideato da una ragazza che tutt’ora seguo, ma dopo un po’ ho rinunciato. Un giorno però, mi è tornata voglia di rivivere l’emozione di leggere insieme ad altre persone dei libri e parlarne con loro. Così ho detto: “Perché non aprire un gruppo di lettura per il mio blog?”… ed eccomi qua! Al termine di ogni lettura mensile pubblicherò sul blog una piccola recensione di tutte le persone che hanno partecipate, inclusa la mia.

Così è nato…

Così è nato “Leggere con Passione Libri“. Ringrazio tanto le persone che hanno deciso di partecipare e sostenere la mia idea. Ero molto indecisa, non sapevo se sarei riuscita a mantenere gli impegni e a coordinare tutto. Però loro mi hanno spronata, spinta in avanti e fatto coraggio. Così è nato Leggere con Passione Libri.

La lettura di aprile!

Il primo libro che abbiamo scelto di leggere insieme è “Il ladro di anime” di Sebastian Fitzek. Tutte le avevamo in casa, o sul kindle, così abbiamo optato per quello senza necessariamente acquistarne uno diverso. Io l’avevo ricevuto come regalo di compleanno ma non avevo ancora avuto il tempo di iniziarlo. Ne ho approfittato con molta felicità e l’ho letto volentieri, anche perché Fitzek mi piace davvero tanto come autore!

Trama

In una clinica psichiatrica immersa nella campagna innevata alle porte di Berlino si consumano le nove ore che precedono la paura. Pazienti, medici, infermieri scoprono che il Ladro di anime, il folle che da tempo terrorizza la città si trova all’interno della struttura. Di lui si conoscono soltanto i crudeli effetti provocati da un misterioso trattamento che svuota le anime delle vittime riducendole a meri involucri, e gli ambigui indovinelli che lascia dietro di sé come macabra firma. Inizia così una frenetica caccia al serial killer, guidata da Caspar, un ex chirurgo che ha perso la memoria in seguito a una tragedia personale e che si troverà a far fronte a qualcosa di assolutamente inaspettato e terribile. Mentre il tempo scorre inesorabile nel tentativo di neutralizzare il Ladro di anime, Caspar vede riaffiorare dal suo subconscio pezzi della sua vita precedente, che progressivamente fanno luce sulla sua identità e sul suo drammatico passato, costringendolo a uno sconvolgente viaggio negli abissi più oscuri della propria psiche.

Recensione di gruppo!

Marina

La persona che più di tutte mi ha spinta a creare questo gruppo è Marina. La ringrazio davvero tanto aver creduto in me.

Fitzek ha scritto questo thriller.. e che thriller ragazzi! Son sincera, leggendo le prime pagine volevo quasi chiedere il libro, ma mi sono veramente ricreduta! Perché la narrazione non diventa mai scontata, ti tiene sul libro fino all’ultima parola! Una suspance crescente e un finale da brividi! Se devo riassumere in una parola: leggetelo! 

Marina Dal Degan

Marta

Un’altra persona che ha creduto in me e che è stata felice di partecipare è Marta di Vita da Universitaria, un account instagram che seguo da tanto tempo!

Mi è piaciuto molto già dall’inizio, in particolare ho trovato molto interessante l’alternarsi del racconto dell’esperimento e quello ambientato nell’ospedale psichiatrico. Quando sono arrivata al finale ero incredula, non me lo aspettavo assolutamente e per questo sono molto soddisfatta della lettura di questo romanzo. È uno di quei libri che ti tengono con gli occhi incollati alle pagine e allo stesso tempo ti lasciano a bocca aperta per il finale, quindi promosso a pieni voti!

Marta Iacovelli

Giada

Ringrazio anche Giada di Puzzle Koob per aver partecipato a questo gruppo. Anche lei ha un account instagram in cui parla di libri come me. Mi fa piacere aver condiviso questa lettura con lei.

E’ un libro molto bello.
E’ angosciante, soffocante, a tratti inquietante.. mi ha ipnotizzata!
Se cerchi un Thriller non puoi non leggerlo; non avevo mai letto nulla di Fitzek ma conto assolutamente di recuperare altri testi dell’autore perché credo sia veramente bravo, mi riservo di leggere qualche altra sua opera prima di poterlo inserire nella mia “Top 3” ma è sulla buona strada.
La particolarità di questo thriller, a mio avviso, non è tanto nello scoprire chi è, chi è stato, perché quasi da subito avevo capito che, in qualche modo, Sophia era coinvolta, credo che il fine di questo sia farci arrivare al perché, coinvolgerci a tal punto da averne quasi paura, da sentirci osservati e impauriti.
Mi viene da dire: come loro non potevano aprire le paratie così noi non possiamo abbandonare la lettura altrimenti veniamo annientati.

Giada

Gloria

Ringrazio anche l’ultima arrivata, Gloria, per aver partecipato e letto il libro insieme a noi! Personalmente questo libro è una continua sorpresa, nel leggerlo ti senti immerso in una cartella clinica, ti fai un’ idea che subito dopo però vacilla, ho provato più volte a cercare un senso logico nel racconto, che apparentemente non c’è, o meglio emerge solo nel finale, in modo del tutto inaspettato. Questo thriller si contraddistingue per la sua originalità,non solo come impostazione della storia, ammiro molto l’idea dell’autore ed è stato  molto coraggioso secondo me nell’ affrontare temi importanti come le malattie mentali ( presi ovviamente in chiave romanzesca). Lo consiglio vivamente a chi ama i thriller, ma ha già una certa dimestichezza con la lettura di libri di questo genere , è un romanzo pur sempre intrigato e complesso e come prima lettura può risultare confusionario. 

Gloria

Passione Libri

Il libro mi è piaciuto tantissimo. Devo dire che avevo aspettative troppo alte, dopo aver letto “La terapia” dello stesso autore, ma sono state tutte soddisfatte. Mi ha colpito molto l’ambientazione. I personaggi si trovano chiusi dentro una clinica psichiatrica, non possono uscire e nessuno può entrare. Insieme a loro c’è il ladro di anime, un assassino spietato, e devono fare di tutto per evitare di farsi uccidere e di far uccidere in particolare Sophia. La donna sembra infatti caduta in un sonno profondo, non si sveglia, non reagisce e Caspar, palesemente innamorato di lei, mette a rischio la sua vita per salvarla dalle grinfie del ladro di anime.

Il titolo è pazzesco! Capiremo solo alla fine della lettura il motivo per cui l’assassino è chiamato “Il ladro di anime”. Mi è piaciuto tantissimo anche per la struttura che ha. Infatti, il libro vero e proprio è in realtà una cartella clinica. I veri protagonisti del libro, gli studenti che stanno partecipando a un esperimento, leggono il libro insieme a noi. Il professore dice loro di cercare di scoprire la verità sul ladro di anime.

Libro fenomenale, pieno di colpi di scena, claustrofobico e ricco di suspense. Lo consiglio a tutti gli amanti del genere.

GRAZIE PER AVER PARTECIPATO.

Chiunque voglia partecipare al gruppo può scrivermi su instagram. Lo inserisco volentieri. Il prossimo libro lo scegliamo insieme il 6 maggio.

Seguite questi profili su instagram se vi va!

In Libri

Libri per ragazzi (10-14) – Pensieri di bambina di Caterina Moscini

Ciò che ricordiamo dall’infanzia lo ricordiamo per sempre – fantasmi permanenti, timbrati, inchiostrati, stampati, eternamente in vista.

Cinthia Ozick

La lettura è importante in tutte le fasce d’età. E’ fondamentale, però, che si sviluppi sin dai primi anni dell’età scolastica, per permettere ai bambini di costruirsi un bagaglio culturale personale. Oggi mi piacerebbe parlarvi di un libro per ragazzi intitolato “Pensieri di bambina“. L’autrice ha deciso di inviarmelo in versione digitale.

Trama

“Pensieri di bambina” è una raccolta di episodi che descrive fatti appartenenti agli anni ’50/’60. Ambientata in un paese della Tuscia, Valentano (VT). L’opera si pone come testo letterario per l’infanzia e accompagna i suoi piccoli lettori verso il mondo dei sentimenti, l’ascolto di sé e dell’altro, la comprensione e la gestione delle proprie sensazioni, sentimenti ed emozioni. I personaggi descritti raccontano un genuino rapporto tra persone, attraverso semplici storie vissute, interazioni tra adulti e bambini. Gli aneddoti, colti dalla quotidianità, custodiscono, nei ricordi dell’autrice, l’essenza del mondo semplice di una volta, presentato in chiave favolistica, poetica e un po’ magica. Accompagna la produzione letteraria un pacchetto di illustrazioni Naif, curate dalla stessa autrice che offrono al giovane lettore gradevole supporto.

Recensione

I libri per bambini mi sono sempre piaciuti perché sono convinta che la lettura debba essere un punto di partenza per la crescita. “Pensieri di bambina” è una raccolta di pensieri raccontati in prima persona dalla protagonista. I racconti iniziano nel momento in cui la protagonista è piccola e sta per avere una sorellina. Si affaccia alla finestra e aspetta sognante l’arrivo della cicogna, immaginando un mondo meraviglioso. Continuano i pensieri e con essi continua anche la vita della bambina che narra. L’ultimo racconto è l’arrivo dell’amore, il primo approccio con un sentimento nuovo, genuino, bello.

I personaggi del libro sono pochi e poco definiti, visti con gli occhi di una bambina. Lei si concentra soprattutto sulle sue emozioni, sulle sue avventure, sui fatti quotidiani che rendono magica la vita di una bimba.

Cosa ne penso?

Quando ho iniziato a leggere questo libro pensavo che fosse rivolto a un pubblico di bambini. In realtà, andando avanti con la lettura, ho capito che probabilmente i lettori ideali di questa raccolta di racconti sono ragazzi di età compresa tra i 10 e i 14 anni. Perché lo penso? Perché la narrazione non è così semplice come sembra. Sono nominate cose che i bambini più piccoli non conoscono, come le colonie. Invece dai 10 anni si ha una consapevolezza e una curiosità diversa, in grado di insegnare al giovane lettore qualcosa di nuovo.

Le illustrazioni presenti in questo libro non mi hanno convinta tanto. Le ho trovate elementari, come giusto che siano, ma poco rappresentative. Forse le ho guardate con occhio diverso, con occhio di adulta non di bambina. Avendo letto il libro con il Kindle, ho visto i disegni in bianco e nero durante la lettura ma le ho riguardate colorate nella versione PDF che ho ricevuto.

L’idea dei racconti non è affatto male, ma il libro in generale mi ha soddisfatta poco. Ritengo che una lettura simile non sia adatta a un pubblico di bambini troppo piccoli, ma sia consigliabile leggerlo verso la fine della scuola elementare e l’inizio della scuola media. Vi consiglio di leggere questa raccolta di racconti per conoscere cose che, al giorno d’oggi, non esistono quasi più e capire come si viveva l’infanzia e l’inizio dell’adolescenza negli anni ’60. E’ un libro utile alla consapevolezza e al ricordo di tempi passati.

Voto: 3,5\5

Se siete interessati all’acquisto di questo libro, vi lascio l’email dell’autrice in modo che possiate contattarla e accordarvi direttamente con lei.

Email: 64.caterina@gmail.com

0 In Le vostre creazioni

Spazio alla vostra creatività – Daniele e i suoi giocattoli.

Buongiorno e buona domenica a tutti voi. Come state?
Qualche giorno fa vi ho annunciato una iniziativa che riguarda voi e i vostri bambini. Infatti, le domeniche su Passione Libri sono proprio vostre. Metterete in gioco la creatività insieme ai vostri bimbi e darete spazio alla fantasia per aiutarli a disegnare e a raccontare una storia. Io vi propongo un tema e voi mi darete un disegno o un fumetto, che verrà pubblicato sul blog!

Il tema di questa settimana era: “Se il tuo giocattolo preferito sapesse parlare e camminare, di cosa parlereste insieme? Cosa fareste insieme?”.

Il nostro primo partecipante!

Daniele, bimbo di un anno e mezzo, ha partecipato insieme alla sua mamma Michelle e ha realizzato un bellissimo disegno. Giotto è il protagonista di questo breve fumetto!

In questa foto vediamo Daniele intento a colorare il disegno fatto insieme a mamma Michelle e papà Antonio. Ho chiesto il permesso alla mamma per poter pubblicare questa foto e sono stata molto felice di mostrarvela perché si vede quanto impegno ci mettono i bambini a fare qualsiasi cosa, che sia colorare o giocare. Questa foto mi piace davvero tanto e per me è molto significativa, vorrei tanto che tutti riuscissimo a vedere il mondo come lo vedono i piccoli. Colorato, pieno di forme da riempire e di spazi da colorare. Il mio intento, con le domeniche su Passione Libri, è proprio quello di mostrarvi quanta fantasia può nascere da una frase nella testa di un bambino.

Vi mostro il risultato finale

Il disegno di Daniele

Il disegno rappresenta Daniele e Giotto, il suo giocattolo preferito.

Giotto: Ciao, io sono Giotto, il tuo orsacchiotto preferito che tanto ami coccolare. Nelle mie manine ho numeri e lettere e nei miei piedini ho dei simboli che se vorrai ti insegnerò. Sono pronto a giocare con te!

Daniele: Ciao, io sono Daniele, ho quasi due anni e adoro giocare e fare la nanna con te. Vorrei giocare con te a palla perché è il mio gioco preferito!

Sono felice che Daniele abbia partecipato insieme alla sua mamma Michelle e al suo papà Antonio.

Tra qualche giorno vi annuncerò il prossimo tema. Vi aspetto in numerosi, pian piano vorrei riempire il blog di disegni, di storie e di tanta immaginazione e fantasia!