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Collaborazione – I ricordi non fanno rumore di Carmen Laterza

La nostalgia per la madre, la paura di Ruggero, l’asperità stessa della vita quotidiana dimostravano a Bianca, giorno dopo giorno,, che per sfuggire alla guerra non bastava tenersi lontano dalla violenza, scappare un po’ più in là, salite su un carro e poi su un altro, superare le colline, accettare la miseria infame. La guerra era ovunque intorno a lei, acuta e incombente, ma forse non erano tutti ugualmente vittime e l’unica possibilità era capire se c’era davvero una parte giusta per combattere, come aveva sussurrato Vittorio quella sera nel fienile prima di andarsene: capire chi meritava il peggio e chi aveva il diritto di infliggerlo.

Carmen Laterza

Prima di tutto ci tengo tanto a ringraziare l’autrice per avermi fornito la copia cartacea del suo libro. Non vedo l’ora di metterlo in libreria e ritirarlo fuori tra qualche anno, sfogliare le pagine e rileggere le frasi che tanto mi hanno emozionata. Ho iniziato a leggerlo sapendo che avrei versato fiumi di lacrime di fronte alla crudeltà della realtà che viene raccontata e così è stato. Di solito quando piango per un libro significa che mi è piaciuto molto ma per stavolta non è sufficiente dire che mi è piaciuto. Mi ha completamente travolta, distruggendomi emotivamente (in senso positivo, ovvio) perché la storia è questa e non si può cambiare. Possiamo solo imparare da essa a non commettere gli stessi errori del passato. É a questo che serve, vero?

Trama

I ricordi non fanno rumore

Bianca è una bambina allegra e vivace e vive con sua madre Giovanna in casa dei signori Colombo. La sua vita è fatta di cose semplici ma lo scoppio della Seconda Guerra mondiale travolge gli equilibri familiari e Bianca è costretta a lasciare Milano per andare in campagna dalla zia, dove pensa di poter cominciare una nuova vita. 
Bianca scopre ben presto che la guerra è ovunque intorno a lei, fuori e ancora di più dentro casa, e l’unica possibilità di sopravvivere è rendersi autonoma, imparare a contare solo su se stessa. Ma per riuscirci deve mettere in discussione le proprie convinzioni sui rapporti familiari, sulle regole sociali e sulla verità dei propri ricordi.
Perché i ricordi sembrano cimeli di un passato lontano ma quando riemergono, di fronte agli snodi cruciali della vita, si rivelano per quello che sono: compagni silenziosi e discreti del nostro cammino che determinano la rotta delle nostre scelte. E come una bussola interiore ci guidano così: senza fare rumore.
Sullo sfondo di un’Italia divisa tra due guerre, quella ufficiale degli eserciti e quella clandestina dei partigiani, Carmen Laterza mette in scena una straordinaria parabola di formazione e resilienza in cui, ancora una volta, il messaggio di rinascita e speranza è affidato a figure femminili profonde e indimenticabili.

Recensione

Dire cosa penso di questo libro stavolta non è per niente facile, ma ci provo. Non mi piacciono i romanzi storici, quelli che parlano di guerra, di morte, di passato; quelli che mi costringono ad orientarmi in un dato periodo, ad immaginarmi una determinata scena, a comprendere certe dinamiche. Non mi piacciono i libri come questo perché non mi piace la storia, anche se il termine “piacere” non è appropriato. Diciamo più che non la capisco, faccio fatica a ritrovarmi in ciò che so o non so. Eppure quando mi capita di affrontare letture di questo tipo mi immergo completamente nelle parole come fossero una piscina in cui nuotare. Non mi piacciono ma li amo follemente. Sembra strano, eh? Lo so, ma forse solo così riesco davvero a farvi capire cosa è significato per me il romanzo di Carmen Laterza.

Ambientazione e storia: dove siamo?

Siamo nell’Italia degli anni ’40 del Novecento. Nazisti e Fascisti iniziano a invadere Germania e Italia con le leggi razziali, con le distinzioni per razza, sesso, orientamento sessuale e tutto ciò che concerne la sfera intima e privata della persona. L’Italia sta per entrare in guerra e Giovanna, governante presso l’abitazione dei Signori Colombo, ebrei, deve trovare una soluzione per cercare di dare a Bianca, sua figlia, un futuro degno. Una sera decide di partire per Pavia alla volta della casa di sua sorella Augusta con cui ha chiuso i rapporti dopo la nascita della figlia. Quella partenza segnerà per sempre il destino delle due. Si troveranno in mezzo ai bombardamenti e affronteranno un viaggio pieno di paura, di angoscia e di insicurezza del futuro. Giovanna dovrà lottare contro le ingiurie che la vita le ha riservato per dare a Bianca un po’ di speranza. Ma nell’Italia del 1942 la speranza non basta.

Bianca, la purezza della vita

Bianca è solo una bambina quando comincia la guerra ma da subito dimostra di avere una purezza d’animo tale da riuscire ad affrontare tutto. L’assenza del padre, l’abbandono della madre e le cattiverie che gli uomini come Ruggero hanno in serbo per lei non riusciranno a spegnere quella fiamma che Bianca possiede e che solo lei può controllare. Sin da piccola ha le idee chiare: vuole un matrimonio con tanta gente, una famiglia felice e un uomo che la ami per sempre. Solo dopo che Elvira le avrà insegnato ad amarsi sempre e a saper stare sola, capirà che nella vita l’unica cosa di cui ha davvero bisogno per essere felice è se stessa.

Dopo un’infanzia rubata, dopo le mille paure, gli abbandoni e le offese, Bianca prenderà una carrozza che la porterà verso l’orizzonte, verso il futuro che tanto desidera conquistare.

Bianca e la madre, un simbolo importante

Foto di MJ Jin da Pixabay

Giovanna rimane incinta di Bianca quando è ancora una bambina. Al tempo la gravidanza prima del matrimonio non era vista di buon occhio da nessuno, era quasi una vergogna per la famiglia. Così la ragazza madre viene diseredata dalla mamma e dal papà, viene buttata fuori casa con una bambina da accudire e con un futuro da costruire interamente. Giovanna cresce la figlia come meglio può, non facendole mai mancare il pane sotto i denti e un tetto sopra la testa, ma non è mai pienamente convinta della scelta che ha fatto. Costretta a crescere così presto, molto spesso le capita di rimpiangere il momento del concepimento di questo bambina, ma subito ritorna in sè e cerca di trovare soluzioni alternative al rimpianto.

Il loro è un rapporto ricco d’amore. Bianca adora la madre: essendo sempre stata con lei non potrebbe essere altrimenti. Il padre non l’ha conosciuto e scoprirete solo leggendo il libro il perché, ma posso dirvi che è una di quelle storie che tutt’oggi accadono e di cui tutt’oggi continuiamo a meravigliarci. Il loro legame sembra indissolubile, indistruttibile, intoccabile: eppure il destino ha serbato per loro un’altra realtà, più dura della guerra, della fame e della miseria.

Cosa ne penso?

Mi è capitato raramente di leggere libri così profondi, così realistici e così emozionanti. Mi sono ritrovata tanto in Bianca per una serie di motivi che forse, un giorno, vi racconterò e ammetto di aver pianto proprio quando Bianca stava male. Non credevo di appassionarmi così tanto in questa storia fatta di ricordi, di vicende, di amore e di speranza. Perché se è vero che la guerra è sempre attorno a noi, è altrettanto vero che la guerra si può sconfiggere solo con l’amore e la speranza. Bianca l’ha sconfitta. Vorrei tanto sapere dov’è lei adesso, ma questo non mi è dato saperlo. Leggete “I ricordi non fanno rumore” anche se non amate i romanzi storici perché questo vi scalderà la vita e vi farà capire quanto siamo fortunati.

Voto: 5\5

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