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Collaborazione – Recensione de “La cripta” di Nina Miselli

Il libro “La cripta” di Nina Miselli propone una metafora importante: parla di prigionia e insegna la libertà alle donne.

Sentì di perdere i contatti con la realtà. Sentì di perdere il controllo in modo estremo e pericoloso. Il suo cuore batteva fortissimo, non riusciva a respirare.

Nina Miselli

La presentazione del libro – 30\08\2020 a Montecchio Emilia

É avvenuto tutto così in fretta. Ho scoperto che Nina avrebbe presentato il suo libro quasi una settimana fa, così mi sono organizzata e ci sono andata. Inutile dire che ne sono rimasta davvero contenta. Incontrare autori che parlano dei loro libri mi piace davvero molto, perché mi permette di comprendere meglio ciò che scrivono o ciò che li spinge a scrivere. Ma quando gli autori che incontro abitano a 4 km da casa mia, allora il tutto diventa più interessante.

Quando Nina mi ha contattata per chiedermi di leggere il suo libro, non avevo compreso che abitasse vicino a me. L’ho scoperto solo quando ho letto l’indirizzo del mittente nella busta del “piego di libri”. Ebbene… mi sono emozionata tanto! Ho preso subito il libro e l’ho iniziato. Ci ho messo qualche giorno a causa degli impegni personali irrimandabili, ma fortunatamente sono riuscita a finirlo prima della presentazione.

Ma parliamo di ieri…

La presentazione a mio avviso è stata davvero molto interessante. Il conduttore, Guglielmo Mauti, è stato molto bravo a fare le domande all’autrice senza permetterle di svelare tutta la storia. Penso che sia molto difficile per un autore non fare spoiler quando gli chiedono di parlare del proprio libro. Invece Nina si è comportata davvero bene, anche se in questo caso era quasi impossibile non rivelare niente. Guglielmo e Nina sono riusciti a intrattenere i presenti in maniera eccellente e l’autrice, nel corso della presentazione, mi ha chiarito alcuni dubbi sorti durante e a fine lettura.

Una delle domande che le sono state fatte è: “Hai ricevuto solo pareri positivi o anche qualche critica?”. Ebbene amici… l’autrice ha ricevuto tantissimi pareri positivi, tra cui anche il mio, ma una delle critiche costruttive che le sono state fatte partono proprio da me. Ma ve ne parlo dopo.

Concludo il racconto di ieri sera congratulandomi con l’autrice, Nina Miselli, davvero molto in gamba e di una calma indescrivibile. Mi ha rilassata molto ascoltarla e ha convinta ancora di più che ciò che sto facendo sia ciò che devo fare. Vi invito ad acquistare il suo libro e leggerlo, perché nonostante tutto, è uno i quei libri che difficilmente dimentichi. Grazie Nina.

Trama

La cripta di Nina Miselli

Una ragazza solare, con una famiglia amorevole, un lavoro che le piace e un uomo che ama più di sé stessa. Sabry non può desiderare nient’altro, ha già tutto quello di cui ha bisogno per essere felice. Ma non sempre tutto va come deve andare. Sarà proprio nel momento in cui riceverà una grande delusione che deciderà di lasciare i suoi cari per allontanarsi. Lascerà il sud e approderà a Reggio Emilia. Sarà l’inizio della fine. Proprio quando tutto sembra andare nel migliore dei modi, Sabry capisce di non essere più la stessa di sempre e di desiderare una sola cosa: la libertà.

Recensione

Di genere thriller, “La cripta” racconta di un rapimento di una donna per mano di un uomo. Sabry, una volta trasferitasi al nord, comincerà ad essere pedinata e osservata dall’uomo che un giorno, nel parcheggio del centro commerciale in cui lavora, le da una botta in testa e la rapisce. Si sveglierà in una cripta, ma non sarà sola. Caronte, così ha soprannominato il suo carceriere, la sta guardando. Insieme a lui anche il cadavere in putrefazione di una delle sue tante vittime. Sarà proprio all’interno di quella cripta che Caronte farà la sua promessa: “Sarai mia moglie e la madre dei miei figli”. Tutto ciò alla fine di alcune prove, l’ultima delle quali davvero inquietante. La ragazza troverà la forza di sopravvivere nell’amore che prova per il padre Bruno. Riuscirà a liberarsi, ma sarà mai davvero libera?

L’ambientazione

La prima parte del libro è ambientata in un cimitero, mentre la parte successiva al rapimento di Sabry è ambientata al sud, nel paese natale della ragazza. Dopo essere riuscita a scappare dalle mani del suo aguzzino, Sabry non ne vuole sapere di tornare nel suo appartamento a Montecchio Emilia. Così lascerà l’Emilia e tornerà nella sua terra, con la sua famiglia e con Carmine, il motivo della sua improvvisa partenza. Quando tornerà a casa, gli incubi la tormenteranno e farà fatica a parlarne con tutti, anche con il suo medico. Ciò che ha vissuto all’interno della cripta e quello che ha provato durante l’ultima prova è troppo per lei.

La storia d’amore, un momento di respiro per il lettore

É vero che in un libro thriller raramente ci sono storie d’amore vere, ma quella tra Carmine e Sabry è una storia che dona respiro al lettore. A metà del romanzo incontriamo una scintilla importante tra i due protagonisti. Nonostante la ragazza sia partita per Montecchio a causa della delusione provocata da Carmine, dopo qualche tempo si lascia andare e cade tra le braccia protettive del suo amato. Riuscirà a confidargli i suoi sentimenti, le sue paure e i suoi incubi e lui prontamente sarà lì per difenderla e donarle speranza.

Cosa ne penso?

Il libro tutto sommato mi è piaciuto, ma c’è una cosa che non ho apprezzato molto: la velocità di narrazione. L’ordine cronologico degli eventi, davvero inconsueto nei thriller, velocizza la narrazione e non permette al lettore di entrare completamente nella psicologia dei personaggi. Trovo, infatti, che i personaggi siano poco approfonditi a livello psicologico. Soprattutto Caronte, l’uomo malato che rapisce le donne e le priva della libertà, meritava un approfondimento psicologico. Avrei, da lettrice compulsiva di thriller, voluto leggere qualcosa del passato dei personaggi (così da rendere chiare le dinamiche e i comportamenti). Anche se, come ha detto ieri sera Guglielmo Mauti, non è fondamentale, trovo sia però molto importante per coinvolgere appieno il lettore. Tutto sommato però è una lettura piacevole e ricca di significato…

La metafora: la cripta come pivazione di libertà

In conclusione mi piacerebbe molto spiegarvi una metafora importante del libro: la cripta e la privazione di libertà. Come detto in precedenza, quando Caronte chiude Sabry nella cripta le promette che diventerà la sua donna e la mamma dei suoi figli. Ebbene… la sua libertà sarà proprio quella. Quando supererà le prove, uscirà dalla cripta, ma continuerà ad essere imprigionata nelle mani di un uomo che non la ama. É ciò che succede tutti i giorni: donne che vengono inconsciamente rapite e possedute da uomini che non le amano, che fanno loro del male ogni qualvolta decidano di essere realmente libere. Questo è il senso del libro: insegnare a distinguere libertà da libera prigionia. Siamo tutte in grado di scegliere quando, con chi e perché.

Voto: 4\5

Un grazie speciale alla Proloco di Montecchio Emilia per aver dato e per dare la possibilità a scrittori e scrittrici locali di presentare i loro libri al Parco Enza dello stesso paese. Diffondere cultura e passione è sempre una cosa bella ed emozionante!

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