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LEGGERE CON PASSIONE LIBRI – Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Il futuro non è un avvenimento, amico mio, è una promessa, e non saremo noi a violarla. É questa la natura della trappola che ci tiene prigionieri.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton

Durante il mese di luglio, la lettura che ho affrontato insieme al mio gruppo di lettura “Leggere con Passione Libri” è stata “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton. Di genere psico-thriller, ha subito incuriosito tutte noi. Purtroppo però le aspettative erano troppo alte.

Trama

Copertina de “Le sette morti di Evelyn Hardcastle”

Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio.
Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre.
Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola.
La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House…

La nostra esperienza di lettura

Marta

Purtroppo questo romanzo non mi ha fortemente coinvolta, l’ho trovato abbastanza prolisso e a tratti confusionario, inoltre non ho particolarmente apprezzato l’aspetto inverosimile della storia anche se questo è per una mia preferenza puramente personale. Però penso che la trama sia molto originale e il finale mi ha sorpresa molto in positivo, non mi sarei mai aspettata un finale del genere.

Marta di vita_da_universitaria

Marina

Sette morti perché sette sono i giorni a disposizione del nostro protagonista Aiden Bishop per trovare l’assassino di Evelyn, figlia di una importante famiglia già provata dall’assassinio del fratello diciannove anni prima.  Il come è la chiave di questo libro, che parla alla fine di perdono e redenzione.  Alla fine la storia mi è anche piaciuta, la stesura forse un po’ meno. All’inizio mi perdevo spesso e non riuscivo ad trovare un filo logico del racconto. Man mano che leggevo, son riuscita a farmi coinvolgere e a farmelo piacere, ma  purtroppo è un libro che non mi è rimasto impresso, non mi ha conquistato.  La trama alla fine di tutto, è avvincente e piacevole ma nulla di più.

Marina

Giada

Avevo un hype altissimo con questo libro, ne parlavano da tanto e l’avevano proclamato uno dei thriller più riusciti del 2019 ma devo dirti che non mi ha conquistata… è vero, è un periodo dalle mille letture e non gli ho dedicato l’interesse che meritava però è anche vero che quando una storia mi prende non c’è altro che tenga e nonostante io legga più libri contemporaneamente finché non lo concludo rimango fissa, imperterrita.
L’ho trovato per più della metà (sono circa a 3/4 del libro, poco meno forse) prolisso è poco adrenalinico. Diciamo che la dinamica thriller, a parte il puzzle che c’è, devi e vuoi andare a comporre, è pressoché nulla, a mio parere.

Giada di Puzzlekob

Passione Libri

Quando è stato proposto questo libro come la lettura di luglio, ero felicissima. L’ho comprato ed iniziato subito, con la speranza di finirlo in pochi giorni. Purtroppo non è stato così, il libro non mi è piaciuto. Inizialmente mi incuriosiva parecchio, la dinamica particolare della storia mi spingeva ad andare avanti per scoprire la verità. Più procedevo più mi sembrava di non finire mai. Probabilmente è un effetto che voleva dare l’autore, però ho letto thriller più interessanti ed emozionanti di questo, troppo prolisso e pesante.

Alessia di Passione Libri

Che altro dire… il libro è piaciuto poco a tutte noi e me ne dispiace davvero. Ma dopotutto è importante scontrarsi anche con queste situazioni, non tutto può piacere e non tutto è fatto per noi. Nel caso siate interessati a leggere il libro o a seguirci, vi lascio i link utili!

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Erik ve ne parla – Cuore a razzo farfalle nello stomaco di Barry Jonsberg

Oggi non sarò io a parlarvi di un libro, ma Erik. Vi parlerà di “Cuore a razzo farfalle nello stomaco”

Non so se vi ricordate, ma durante la quarantena avevo aperto un piccolo spazio sul blog dedicato alle creazioni dei più piccoli. Mi venivano infatti inviati i disegni realizzati dai bambini ed io successivamente li pubblicavo sul blog. Hanno partecipato alcuni bambini ma in particolare ho stretto affinità con Erik, 9 anni, appassionato di lettura. Fin dal primo disegno ho visto in un lui un talento innato di raccontare storie e rappresentarle. Così gli ho detto che, anche se lo spazio sarebbe stato inutilizzato a fine quarantena perché la vita sarebbe finalmente ricominciata, lui avrebbe potuto inviarmi qualsiasi cosa in qualsiasi momento.

Così ieri ho ricevuto una sua email!

Non sono mai stata così felice di leggere una mail. Erik mi ha infatti inviato un bellissimo disegno e mi ha parlato di un libro che ha letto e che lo ha appassionato molto!

Siete curiosi? Ecco “Cuore a razzo e farfalle nello stomaco”

Cuore a razzo farfalle nello stomaco

Quando hai tredici anni e l’opinione degli altri pesa più della tua, quante sono le prove e quanto alti gli ostacoli per trovare fiducia in te stesso? Rob Fitzgerald è terribilmente timido, lo sanno tutti. Ogni tanto soffre anche di attacchi di panico. Questo non lo rende però immune all’amore. Così, quando per la prima volta le farfalle iniziano ad agitarglisi nello stomaco, si convince a mostrare di che pasta è fatto per davvero. Partecipare a un torneo sportivo o esibirsi in un talent show sono un buon inizio per superare le insicurezze, certo. Soprattutto se vuole fare colpo sulla nuova compagna di classe. Ma… se la vera sfida fosse un’altra? Se la vera sfida di Rob fosse far colpo su Rob stesso? Allora la prova più grande potrebbe essere quella di alzarsi in piedi davanti a tutti e dichiarare a voce alta chi è veramente. Forse, avendo al proprio fianco un accidenti di nonno che crede in lui e un amico che non lo lascerebbe mai solo, anche una prova così audace potrebbe essere vinta.

Il libro è adatto a bambini dai 10 anni

Ve ne parla Erik!

Arriva a scuola una nuova compagna che si chiama Destry e a Rob piace moltissimo. Per fare colpo su Destry, Rob, gareggia alla partita di calcio che la sua scuola gioca contro la Saint Martin.Purtroppo però, Destry sviene 10 minuti prima del calcio d’inizio. Dopo un po’ di giorni una persona manda a Rob dei messaggi con delle sfide per superare il panico poiché Rob soffre di ansia e di continui attacchi di panico. La prima sfida consiste nel partecipare al talent show della scuola e come seconda sfida, andare sulla prima pagina del giornale. Il nonno muore e la persona anonima si fa vedere: è Agnes, una signora del centro anziani.Rob scopre che Agnes scriveva solo i messaggi ma il nonno era la mente. Questo libro mi è piaciuto tanto per le sfide che il nonno organizzava per fare in modo che Rob creda di più in sé stesso. 

Erik, 9 anni

Beh, che dire? Bravo Erik. Il tuo disegno è bellissimo e la tua passione per la lettura e per le storie è davvero meravigliosa. Continua così, porta sempre con te a magia che hai ora.

Se volete leggere il libro consigliato da Erik vi lascio il link d’acquisto. Qualora i vostri bambini abbiano voglia di fare la stessa cosa, non esitate a contattarmi! Sarò più che felice di mettermi in gioco con voi!

Il mio indirizzo mail è: passionelibri10@gmail.com

In Blog Tour

Blog Tour – Estratti de “La verità su Angela”, il thriller di Alessia Servidei

Uscito il 29 Giugno su Amazon, “La verità su Angela”, il restyling di “Io vivo in te” di Alessia Servidei, ha già appassionato tantissimi lettori.

Quando lessi “Io vivo in te” rimasi delusissima, mi arrabbiai con l’autrice e litigai con lei proprio perché avrei voluto leggere una storia più profonda. La storia che è stata pubblicata un anno dopo è esattamente ciò che avrei voluto leggere io, quindi sono veramente entusiasta di partecipare a questo blog tour e di presentarvi dunque alcuni estratti!

Di genere thriller psicologico, il romanzo in questione racconta una storia davvero cruda: la verità su Angela, la protagonista del libro. Il titolo infatti non è un caso, poiché la storia è principalmente incentrata su di lei.

Trama

Gli incubi, nemici del suo sonno, l’unico portale verso ciò che dovrà affrontare. Angela, una rinomata psicologa, votata con il suo lavoro ad aiutare chi ha subito dei traumi profondi, non riesce più ad abbandonarsi al sonno. Ogni qualvolta che chiude gli occhi, degli incubi spaventosi corrono alla sua mente, come tanti tentacoli oscuri e densi d’inchiostro. Tutto intorno a lei diventa marcio, ogni cosa si ricopre di muffa e di un odore stantio. La verità continua a sfuggirle dalle dita, ancorandosi in profondità nel suo passato. Per la prima volta, dovrà imparare che non serve essere bravi a guarire le ferite degli altri, quando si lasciano sanguinare le proprie. Quando il dolore di una paziente diventa il riflesso del tuo, scappare non serve: le voragini del passato trovano sempre il modo di raggiungerti, buttarti a terra e ghermirti. Lasciare che l’oscurità le offuschi la mente non è mai stato così facile.

SIETE CURIOSI DI LEGGERE QUALCHE ESTRATTO?

La donna fa il gesto di dare uno schiaffo alla figlia e dentro di me si scatena qualcosa che mi guida: mi alzo e mi dirigo verso quel tavolo andando come una furia verso di lei.

Alessia Servidei – La verità su Angela

Il sangue inizia a colare, non più goccioline, ma riesce persino a creare un rivolo continuo di rosso mischiato al bianco della saliva. Mi asciugo con la manica della felpa e sento crescere dentro un fuoco, un fuoco che non credevo quel corpicino potesse contenere.

Alessia Servidei – La verità su Angela

Dagli estratti si legge l’impegno e la tenacia dell’autrice, che nonostante tutto è riuscita a scrivere un buon libro. Sono davvero felice di essermi ricreduta, non l’avrei creduto possibile. Non vedo l’ora di leggere il nuovo libro e di parlarvene.

Se siete curiosi di leggere il libro e di seguire l’autrice, vi lascio tutti i link utili.

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Collaborazione – Recensione di “Prime luci del mondo” di Giulia Coppa

Opale di luce
armonia,
iridescente tragedia produce.

Il sospiro dell’aurora – Giulia Coppa

Leggo poche raccolte di poesie, ma quando mi capita per me è sempre un piacere cimentarmi in emozioni che solo la poesia riesce a trasmettere. É così che oggi vi parlo del nuovissimo libro di poesie di Giulia Coppa, intitolato “Prime luci del mattino” edito S4M Edizioni. Non è il primo scritto di Giulia che leggo, perché lessi anche il suo Fantasy a quattro mani con Eric Rossetti intitolato “Memorie di Taenelies”, e devo dire che la mia idea sull’autrice non è cambiata!

Il libro

La poesia esprime l’anima e il cuore di coloro che si prodigano nella ricerca delle tormentate ispirazioni e della gioia che il mondo cela agli occhi meno indagatori. “Prime luci del mondo” è il sottofondo e la musica dolente e costante che ognuno di noi incontra nel lungo viaggio delle emozioni e dei sentimenti della vita. La sensibilità del cuore viene elevata nella natura, nei misteri dell’essere umano e nella gloriosa alba della luce sulla terra. Prime luci del mondo parla di tormenti, di pace, di felicità e di dolore.

Recensione

Come ho già anticipato poco fa, reputo l’autrice un’ottima autrice, in grado di trasmettere emozioni e di incuriosire il lettore. In questo caso specifico, trattandosi di una raccolta di poesie, il lettore non si incuriosisce ma si emoziona.

Scrivere poesie non è facile, ma leggerle lo è ancora meno. Bisogna concentrarsi, immedesimarsi nelle parole descritte, andare oltre le righe per capire un significato che non sempre è esplicito. “Prime luci del mondo” raccoglie poesie di diversa natura, dall’alba, alla notte fino ad arrivare al selvaggio, alla magia e così via. Sono tutte poesie che si susseguono, che trovano significato l’una nell’altra. Vanno, a mio parere, lette in ordine per capire appieno la profondità delle parole.

Ho sempre amato le poesie dedicate ai momenti del giorno, alle stagioni, alle situazioni. Quando a scuola leggevamo Leopardi, Montale, Pascoli, ho sempre apprezzato le poesie sulla sera. La sera in poesia rappresenta la fine del giorno, quindi è la metafora della fine della vita, che può essere la morte ma anche la vecchiaia. In questo libro ho ritrovato la mia amata sera, ma anche la notte, che è più profonda, più cupa, più dolorosa. La notte qui rappresenta la morte, il trapasso, mentre la sera è la vecchiaia, qualcosa che inizia ad affievolirsi fino a spegnersi qualche ora dopo. C’è anche l’alba, leggiadra e dolce, che apre la raccolta. L’alba è appena nata, porta serenità e dolcezza nel mondo, prepara alla vita.

La poesia che mi è piaciuta di più

La poesia che mi è piaciuta di più è “Magia”, perché piena di fatti ma anche di fantasia, di immaginazione, di magia appunto. Rispecchia ciò che noi tutti pensiamo della magia, una potenza ribelle in grado di cambiare le sorti del mondo. In questa poesia troviamo come narratrice la magia, che ci dice di non avere regole, di giocare a suo piacimento, che tutto ciò che fa è irrimediabile. Non sempre distruttivo, ma irrimediabile.

Devo dire che mi ha davvero emozionata, mi ha anche un po’ intimorita perché l’ho letta nel tono in cui pensavo andasse letta, un po’ minaccioso e beffardo. Mi è piaciuta molto questa, ma anche tutte le altre non mi sono dispiaciute, anzi. Forse, per i miei gusti personali in fatto di poesia, avrei preferito più rime, ma questo dipende molto dallo stile dell’autore.

Vi consiglio il libro?

Vi consiglio la lettura di questo libro, sia che voi siate amanti della poesia, sia che non lo siate, perché le poesie presenti in questo libro sono molto profonde ma abbastanza semplici. É una raccolta ricca di significati, di metafore, di emozioni. Leggere poesie fa bene all’anima, se vi va, leggetelo e amatelo come l’ho amato io.

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Sono affiliata amazon, quindi acquistando dal mio link mi permette di guadagnare una piccola percentuale, la quale verrà utilizzata dalla sottoscritta per il mantenimento e per nuovi contenuti del blog.

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Collaborazione – Recensione di Isolato di Marco Arcangeli

Se gli uomini erano capaci di cose simili, cos’altro mai avrei dovuto aspettarmi? Forse un qualcosa più enorme, più distruttivo e terrificante. Com’era possibile sopportare tutto questo? Come potevano ammazzarsi così a vicenda?

Marco Arcangeli

Buonasera a tutti amici. Finalmente sono riuscita a trovare qualche minuto per parlarvi di un libro che mi ha colpita tanto e che mi ha commossa. Vi lascio la trama poi vi dico cosa ne penso.

Trama

Isolato è un mulo testardo. Come tutti i muli, del resto. Orfano dalla nascita, la solitudine è l’unica figura che l’accompagna fino a quando non conosce il padrone, un uomo dal “buffo cappello in testa da cui spiccava una piuma marrone bella dritta”. Assieme, affiorano in lui tutti quei sentimenti negati dal fato e, in breve tempo, diventa l’unica vera persona su cui poter contare.Scoprendo il calore della fiducia, però, si rende conto anche di quanto sia facile perderla. E in quel momento, di nuovo solo, decide di reagire.Durante il suo percorso, tra alti e bassi, si imbatte in un ragazzino, a prima vista molto diverso dal padrone. Ma sarà poi davvero così?Un racconto personale di un mulo, della sua solitudine e della sua battaglia; tra sofferenze, ricordi e piccoli momenti di felicità, questo cammino tra le montagne alpine in tempo di guerra lo porterà a farsi delle domande e a capire che l’aiuto è qualcosa di spontaneo, perché, con la persona giusta al nostro fianco, l’esserci non dev’essere neanche chiesto. Qualunque sia il cammino, nessuno potrà mai farcela da solo.

Recensione

Devo dire che questo libro mi ha ispirata da subito. Dopo aver letto la trama, infatti, non ho potuto che accettare la collaborazione e aspettare con ansia che arrivasse il libro. Appena è arrivato ho iniziato a leggerlo e in pochissimi giorni l’ho terminato. Mi ha colpita dalla prima pagina e mi ha fatta emozionare così tanto che, al termine, ho dovuto fermarmi dieci minuti a pensare.

Un libro particolare…


È la prima volta che mi capita di leggere un romanzo in cui il protagonista, nonché narratore in prima persona, è un animale. In questo caso è un mulo, che di nome fa Isolato a causa della sua triste storia passata. Isolato, infatti, è sempre stato solo, non ha avuto né mamma né papà ed cresciuto con un solo padrone. Ma anche lui, prima o poi smetterà di assisterlo e lo lascerà in mano ad un alpino. Isolato farà dunque parte degli alpini e li affiancherà nel trasporto di materiali utili ad aiutare i partigiani nella guerra contro i fascisti. Qualcosa va storto e ancora una volta Isolato rimane da solo, ma non si arrende, perché lui è un mulo forte.

Cosa ne penso?

Ammetto di aver pianto molto durante la lettura, perché la semplicità e l’ingenuità con cui il mulo racconta le vicende è così forte da rendere la storia ancora più triste. Mi sono commossa perché la semplicità ha un effetto incredibile sulle mie emozioni, ma credo su quelle di tante altre persone. Questo libro infatti ne trasmette davvero tante.

Immaginate di guardare il mondo con gli occhi degli animali, che non riconoscono la cattiveria, l’infamia, la malvagità, la codardia e tutto ciò che caratterizza l’essere umano. Più volte infatti, Isolato si meraviglia dei gesti degli uomini, che si fanno la guerra, che si uccidono, che urlano e che distruggono tutto ferendo addirittura gli animali. I muli e gli asini soprattutto, che sono quelli che li aiutano nel trasporto di materiali. Isolato osserva e si stupisce, esattamente come si stupirebbe un bambino. Ma noi adulti non siamo più abituati a questa ingenuità, ecco perché ho pianto tanto. Perché il mondo, visto dagli occhi di un animale, è molto più semplice e più bello.

Vi consiglio il libro?

Vi consiglio la lettura di questo libro perché potete imparare molto attraverso le semplici ma profonde parole di Marco, l’autore. É adatto a tutte le età, magari con un minimo di basi storiche sul periodo del fascismo. Mi è piaciuto molto e lo consiglio veramente a tutti. Spero che possiate apprezzarlo come l’ho apprezzato io.

Voto: 5\5

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Collaborazione – Recensione di “Al di là della propria anima” di Eugenio Pattacini

“Non vedo, quindi non son visto”, in buona sintesi. Sostanzialmente la supponenza di chi crede che possa esistere solamente ciò che conosce. Lo struzzo che nasconde la testa nella sabbia.

Eugenio Pattacini

Buonasera cari amici lettori, come state? Per me sono giorni intensi, tra lavoro, esami, studio e libri. Ma tra una cosa e l’altra, questa settimana sono riuscita a leggere il nuovissimo libro di Eugenio Pattacini, autore di cui vi ho già parlato! Si intitola “Al di là della propria ombra” ed è un thriller mozzafiato!

Trama

Guido Ferrari è un relatore e tutti lo conoscono come “Magari”. Lucia Camurri si occupa di teatro e per gli amici è “Sesta”.Cos’hanno in comune oltre ad avere un soprannome? Sono entrambi vittime in una serie di omicidi sui quali indaga Luca Merola, ispettore di polizia la cui umanità è seconda forse solamente al suo strano rapporto con le norme e i regolamenti. Il nuovo romanzo di Eugenio Pattacini è caratterizzato da un “io narrante” alternato tra la prima e la terza persona e vive sull’evoluzione di indagini in cui vicende pubbliche si incrociano con situazioni private, fornendo scenari che, di volta in volta, paiono presentare al lettore ipotetiche soluzioni, salvo poi stravolgere ogni valutazione e dare un nuovo senso agli accadimenti. In un ritmo sempre più incalzante si incontrano le dinamiche dei vari assassinii, colpi di scena, relazioni non sempre limpide, amori, sensualità, pensieri, paure, desideri, ansie, mire e umanità dei singoli personaggi, i cui profili mutano drasticamente con l’incedere del racconto.

Recensione

Forse sono di parte, ma cedo che questo libro entrerà nella mia top 10 di libri preferiti! Da quando ho conosciuto Eugenio, l’ho sempre reputato un ottimo autore, ma da quando ho finito questo libro è diventato uno dei miei autori emergenti preferito.

Il libro

Di genere thriller, in questo romanzo troviamo una narrazione particolare, costituita da due tipi di narratore: in prima e in terza persona. Capita spesso di trovare libri in cui si alterna una narrazione in prima persona, che ci permette di conoscere l’intimità di un personaggio, a una in terza. Solo pochi di questi riescono a rendere perfettamente l’atmosfera voluta. Eugenio è riuscito a crearla, rendendola anche inquietante, a volte. In questo caso, il narratore in terza persona è neutrale, non conosce molto più del lettore. Quello in prima persona è invece il colpevole, che non si rivela mai e che non lascia nessun indizio. Il lettore farà fatica a capire se è maschio o femmina, perché molto bravo a celarlo, quindi non riuscirà certo a capire chi è!

Del libro mi è piaciuta anche l’accuratezza delle descrizioni, tant’è che mentre leggevo mi sembrava di essere lì e vedere tutto con i miei occhi. L’autore è stato molto bravo a raccontare la storia senza mai svelare niente. Il finale mi ha lasciata infatti a bocca aperta!

Alcuni personaggi

In questo romanzo troviamo un ispettore di polizia alquanto strano, ma che ho apprezzato molto. Luca Merola è infatti un uomo deciso, sicuro di sé e che non teme il pericolo, ma è anche contrariato dalle regole e dalle leggi. Vorrebbe comandare il mondo e gestire le situazioni a sua piacimento. Mi è piaciuto perché non si è fatto mettere i piedi in testa, ha svolto l’indagine in maniera originale ma seria e precisa. Anche nel momento in cui sembra fare solo buchi nell’acqua, non si arrende e prosegue secondo il suo istinto, che lo porterà sulla strada giusta.

Stefania è una collaboratrice di Luca, nonché sua compagna (non è spoiler, stanno insieme e si vede all’inizio del libro). Mi è piaciuta ma non troppo, perché è fragile, frettolosa e impulsiva, caratteristiche che non vanno d’accordo con la ricerca di un serial killer. Avrei preferito una donna più decisa, ma tutto sommato non è male.

Il narratore in prima persona, che corrisponde al killer, è quello che probabilmente mi è piaciuto di più. Ansioso al punto da diventare ansiogeno, cauto ma talvolta distratto, silenzioso. Queste caratteristiche rendono il colpevole molto interessante, soprattutto perché grazie ad esse riesce a rimanere nell’ombra.

La mia parte preferita è…

… l”epilogo. Essì, avete capito bene. Strano ma vero: questo libro ha un epilogo da paura! Breve ma intenso. Dall’epilogo si capiscono molte cose. Mi ha davvero colpita ed è raro che gli epiloghi mi colpiscano, poichè di solito mi concentro sul romanzo. Anche in questo caso, ma con la sorpresa finale.

La fine. Ancora una volta il preludio al massimo sgomento: la paura al di là della propria ombra.

Eugenio Pattacini

Vi consiglio il libro?

Assolutamente sì. Ve lo consiglio sia che voi siate amanti dei thriller sia che vogliate approcciarvi al genere per la prima volta. É un libro semplice, scorrevole e molto bello!

Voto: 5\5

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In Segnalazioni

Vi segnalo un libro – “La verità su Angela”, restyling di “Io vivo in te” di Alessia Servidei

Durante tutta la mia carriera da blogger, anche se non troppo lunga, non mi era mai capitato di litigare un autore e di tornare sui miei passi qualche mese dopo. Ebbene, siccome c’è sempre una prima volta, oggi voglio raccontarvi la mia.

Il 3 Febbraio 2020, il giorno del mio compleanno, Alessia Servidei mi ha spedito il suo libro, allora intitolato “Io vivo in te” per una recensione. Lo lessi subito, talmente mi incuriosiva. Sono però rimasta così delusa da scrivere una recensione negativa (e ammetto, anche un po’ cattiva) e da parlarne davvero male. Perché la storia era interessante, ma scritto (e soprattutto editato) così male da non riuscire a farmene una ragione. Mi piaceva la trama ma non mi piaceva lo sviluppo, così il mio lato “blogger” peggiore è uscito. Io e Alessia, che si è arrabbiata dopo aver letto la recensione, abbiamo litigato e abbiamo smesso di seguirci.

MA…

Qualche settimana fa sono venuta a conoscenza di un progetto stupendo di Alessia. Ho scoperto che avrebbe ripubblicato in self-publishing con Amazon una nuova edizione del suo libro, intitolato ora “La verità su Angela”. La notizia mi ha così tanto emozionata che non ho potuto fare altro che mettere da parte l’orgoglio e scrivere alla scrittrice di quanto fossi felice che avesse deciso di riprovarci. Abbiamo chiacchierato a lungo (lei sa) e abbiamo chiarito. Sono davvero felice.

IL RESTYLING – Da “Io vivo in te” a “La verità su Angela”

Autrice: Alessia Servidei
Genere:
Thriller Psicologico
Pagine:
275
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Trama

Gli incubi, nemici del suo sonno, l’unico portale verso ciò che dovrà affrontare. Angela, una rinomata psicologa, votata con il suo lavoro ad aiutare chi ha subito dei traumi profondi, non riesce più ad abbandonarsi al sonno. Ogni qualvolta che chiude gli occhi, degli incubi spaventosi corrono alla sua mente, come tanti tentacoli oscuri e densi d’inchiostro. Tutto intorno a lei diventa marcio, ogni cosa si ricopre di muffa e di un odore stantio. La verità continua a sfuggirle dalle dita, ancorandosi in profondità nel suo passato. Per la prima volta, dovrà imparare che non serve essere bravi a guarire le ferite degli altri, quando si lasciano sanguinare le proprie. Quando il dolore di una paziente diventa il riflesso del tuo, scappare non serve: le voragini del passato trovano sempre il modo di raggiungerti, buttarti a terra e ghermirti. Lasciare che l’oscurità le offuschi la mente non è mai stato così facile.

L’editor che si è occupata di questo progetto insieme all’autrice ha sicuramente fatto un ottimo lavoro, rendendo una storia interessante degna di essere letta e amata. Perché io sono sicura che cambierò idea, che questo nuovo libro mi piacerà. Non vedo l’ora di leggerlo.

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LEGGILO!

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In Recensioni

365 giorni, primo film su Netflix. É davvero meglio di Cinquanta sfumature?

Quello che sto per dirti è così incredibile che non l’avrei creduto possibile finché non ti ho vista all’aeroporto. In quel momento mi sono reso conto che non era solo la mia immaginazione.

Primo su Netflix, “365 giorni” è il “Cinquanta sfumature” del momento, solo più aberrante e insensato. Ho deciso di guardarlo dopo aver letto un po’ di recensioni su internet e una in particolare su instagram, in cui veniva esplicitamente detto che questo film non ha né capo né coda. Così ho acceso la televisione e ho iniziato a guardarlo, incuriosita e desiderosa di farmi un’idea personale. É davvero come Cinquanta sfumature, mi sono chiesta? La risposta è arrivata nella prima scena: . Solo che è la brutta copia di tre film (perché ora voglio parlare dei film, non dei libri) narrativamente ben strutturati e con personaggi psicologicamente delineati. Ve ne parlo.

Di cosa parla il film?

“365 giorni” racconta la storia di un rapimento di Laura, una donna polacca, nel giorno del suo compleanno, avvenuto per mano di Massimo, un uomo potente. Si presuppone che lui sia un mafioso, poiché i riferimenti ci sono tutti: origini palermitane, ville e macchine costose, soldi e armi. Dopo essere stata rapita e portata in una villa lussuosa, Laura chiede per quale motivo è stata rapita e supplica Massimo liberarla. Lui le spiega di averla rapita, dopo averla vista una sola volta in aeroporto ed essersi innamorato di lei, per farla innamorare di lui. Le dà 365 giorni di tempo, allo scadere dei quali la donna potrà essere liberata.

CI SONO SPOILER, NON LEGGERE SE NON VUOI SAPERE ALTRO.

Inutile dire che la donna si innamorerà di Massimo in meno di un anno, che rinuncerà alla vita di prima per passare l’esistenza con lui e per farsi una famiglia con un uomo pericoloso, cattivo e insulso. Perché prima che lei si innamorasse, lui l’ha toccata più volte senza il suo consenso, oltretutto le ha esplicitamente detto di non vestirsi con abiti che possono scatenare gli ormoni di altri uomini e che il tentato stupro da parte dell’amico è avvenuto perché lei aveva un vestito troppo corto.

La mancata struttura psicologica dei personaggi

I personaggi principali sono due: Laura e Massimo. Tutti gli altri, mal descritti e raffigurati poco, sono solo il contesto di una storia malata.

Laura è una donna polacca, fidanzata con Martin, uomo dedito agli amici e al lavoro e incapace di dare attenzioni all’amata. Si sentirà così tanto sola ed esclusa da lasciarlo e vivere la propria vita. Ma il giorno del suo compleanno viene rapita e da quel momento tutto per lei diventa più intrigante e appassionante. Chi non vorrebbe un mafioso e un dominatore ai propri piedi? Chiunque direi! Laura si dimostra fragile e debole dinnanzi alle pretese di quell’uomo che la fa sentire apprezzata, ma nient’altro. Non conosciamo il passato della protagonista, non sappiamo chi sia realmente perché si mostra per chi non è durante tutto il film. Provoca l’uomo, lo rifiuta poi lo vuole, è un’eterna indecisa in cerca di emozioni forti.

Massimo è invece un uomo potente, il classico Bad Boy che troviamo nei libri. In questo caso però, oltre ad essere il ragazzo cattivo, è un mafioso. Un mafioso che rapisce, che costringe una donna a provare dei sentimenti, che muove i fili dei burattini che comanda. Un mafioso che uccide i corteggiatori di Laura, che la incolpa di vestirsi troppo scollata e di provocare le reazioni peggiori negli uomini. Psicologicamente non è delineato, è solo cattivo e senza motivo.

La brutta copia di 50 sfumature?

Sono convinta dal primo minuto di visione che questa storia sia la terribile e insulsa brutta copia di 50 sfumature. Non che quest’ultimo sia un film bello, ma è almeno strutturato e ricco di significato.

Cinquanta sfumature racconta l’evoluzione di un uomo traumatizzato da una donna che lo costringeva a farsi dominare a letto durante l’adolescenza. É l’evoluzione di un uomo che non sa vivere bene l’atto sessuale e che non sa provare amore, perché l’amore gli è sempre mancato. Cinquanta sfumature è strutturato, sia a livello narrativo che a livello di personaggi e ambientazioni. Ha senso, vediamo la crescita dei due protagonisti, ci commoviamo perché alla fine tutto diventa perfetto, captiamo una morale.

In 365 giorni troviamo tantissime scene uguali ad alcune di Cinquanta sfumature, come il viaggio in aereo, il ballo in maschera, la stanza rossa, l’ex ragazza di Massimo più grande di lui, Laura che rimane incinta e che ha successivamente un incidente e Massimo che si innamora di una donna. Solo che in questo film nulla è strutturato, è solo un’insieme di scene unite dalla fretta e dalla velocità degli eventi. Da qualche parte ho letto che è addirittura meglio di Cinquanta sfumature. Beh, non credo proprio.

La figura della donna

Quello che più mi ha lasciato l’amaro in bocca è la considerazione della figura della donna. É considerata un oggetto da possedere, da comandare, da soggiogare a piacere. É considerata un oggetto sessuale da usare qualvolta si voglia, un pupazzo da legare al letto senza consenso. E la donna cosa fa? Reagisce? Macché! Si fa comandare, tanto se l’uomo mi corteggia e mi vuole così tanto non potrà mai farmi del male…

Passiamo da una figura femminile ferma e autoritaria a una donna che cede a due complimenti e a un paio di manette e io non posso che rimanere di sasso. Perché può essere anche eccitante e passionale l’uomo che ti fa sentire apprezzata, ma finché rimane un gioco intimo non c’è niente di male. É quando lo troviamo nella vita di tutti i giorni che diventa pericoloso. É vediamo e sentiamo bambine di 14 anni desiderare ragazzi così, che dobbiamo iniziare a preoccuparci.

Cosa ne penso?

Io penso che film del genere non debbano essere trasmessi. Non perché io sia bigotta o contraria alla libertà d’espressione, ma perché trasmettono un messaggio sbagliato. Questo film in particolare, a differenza di tanti altri simili, trasmette l’idea che l’uomo potente, cattivo e deciso sia quello giusto e che uomini dolci, sensibili e protettivi siano sfigati. Perché le ragazzine cercano i modelli che trovano in TV e se in TV si trovano uno come Massimo, è ovvio che non riusciranno a distinguere il bene e il male. Inoltre trovo sia oscena l’idea che se una donna viene stuprata è colpa del suo vestito. Stiamo combattendo da anni per la libertà di espressione della donna e poi incappiamo in frasi e idee del genere. Progrediamo o regrediamo?

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Un classico al mese con PL – Il taglio del bosco di Cassola

Sì, era cominciato il risveglio della natura, ma per lei non ci sarebbe stato risveglio. Che gioissero l’ape, il fiore, il bosco, gli altri uomini, la natura tutta: a lui, Guglielmo, era vietato prendere parte a questa gioia.

Cassola

Con quasi due settimane di ritardo, finalmente sono riuscita a dedicarmi alla stesura della recensione del classico del mese letto con Grazia di Emozione Pedagogica. Come ho già detto, il periodo non è stato dei migliori e la voglia di leggere è andata scemando. Inizio a riprendermi adesso, quindi ricomincerò ad essere attiva come prima (lavoro e impegni personali permettendo).

Il libro che abbiamo deciso di leggere nel mese di maggio è stato “Il taglio nel bosco” di Cassola, un classico abbastanza corto che definirei più racconto. Dopo anni in libreria ad attendere di essere letto, finalmente ha visto il suo momento. Vi lascio la trama poi vi dico cosa ne penso!

Trama

É la storia di un uomo giovane ancora che, mortagli la moglie, rimasto solo con due figlie bambine, cerca, per disperazione, la pace nel lavoro; uno speciale lavoro, che lo leghi più d’ogni altro. L’ambiente, i luoghi sono quelli familiari di Cassola; ma nessuna descrittività oziosa… E su un tema così toccante, la scena è, per così dire, interiorizzata; e la stagione aiuta, tra l’autunno e l’inverno, rigida sui monti. Cinque soli personaggi. A mano a mano si scopre quasi un’affinità tra Fiore e Guglielmo, tra la durezza dolorosa dell’uno, la sensibilità scoperta dell’altro.

Cosa ne pensa Grazia?

Per affrontare questa lettura e capire il suo animo dobbiamo fare qualche punto sulla vita
dell’autore. “Il taglio del bosco” è un racconto lungo che è stato, infatti, scritto è pubblicato nel
1950 sulla rivista denominata “Paragone – Letteratura” subito dopo la prematura scomparsa della
moglie dell’autore. Il racconto parla di Guglielmo, un uomo taciturno e afflitto dalla recente perdita
della moglie che concentra la sua esistenza sul lavoro trascurando le sue due figlie, Irma e Adriana,
che vengono cresciute dalla sorella Caterina.

Foto di Grazia


È la prima volta, se pensiamo in particolare alla letteratura italiana degli anni cinquanta, che
troviamo tracce così realistiche di un’impronta a stampo psicologico all’interno di un romanzo, in
particolare se si parla di psicologia correlata all’ambiente lavorativo. Ma non solo, una tematica a
mio avviso importante che affronta Cassola nel suo racconto è la questione della perdita che porta
alla contrapposizione umana tra forza fisica e la fragilità mentale: due forze così contrapposte che si
uniscono a delineare la meraviglia dell’animo umano.

Non era la mia prima lettura de “Il taglio del bosco” di Carlo Cassola. Lo avevo, infatti, già letto durante le scuole superiori, ma con consapevolezze diverse. Rileggerlo a distanza di anni ha fatto si che potessi riflettere su alcune tematiche importanti che emergono, in particolare, in
quest’opera di Cassola.

Cosa ne penso io?

Ammetto di aver acquistato questo libro parecchi anni fa, quando ancora la lettura era solo un passatempo occasionale. É stata Grazia a convincermi a leggerlo per la rubrica che vi propongo. Non mi convinceva parecchio la trama, ma ho deciso di affrontare la lettura e non avere pregiudizi.

Il tema affrontato dall’autore in questo racconto è il tema della scomparsa e della morte. Guglielmo infatti perde la moglie e rimane solo con la sorella Caterina e le due figlie. Per cercare di sconfiggere il dolore parte per lavoro e si assenta da casa per quasi cinque mesi, abbandonando completamente le figlie e non curandosi di far loro visita. Non perché non voglia loro bene, ma perché l’assenza della moglie è ancora troppo forte.

Ammetto di aver provato un senso di smarrimento incredibile durante la camminata di Guglielmo insieme ai suoi compagni di lavoro verso il bosco. Sentivo un’empatia forte per il protagonista, che si ritrova solo senza donna, senza mamma e senza moglie. Con un carico pesante sulle spalle, vuole affrontare la situazione cercando di evitare i problemi e i ricordi, ma la notte arriva per tutti e con essa anche i ricordi. Sarà durante una notte, l’ultima nel bosco, che avrà la possibilità di scambiare due parole con un carbonaio, più sfortunato di lui. É proprio durante quella chiacchierata che Guglielmo capirà di essere ancora fortunato ad avere due bambine che lo cercano e una sorella che lo accudisce. Sarà proprio grazie a lui se prima di fare tappa a casa, si fermerà a chiedere forza alla moglie, ormai troppo distante

Mi è piaciuto?

Inizialmente no, Guglielmo contribuiva a farmi andare poco a genio il racconto, ma arrivata a metà mi sono ricreduta. Il tema forte mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma dopotutto non si può sempre trovare il lieto fine nei libri. La veridicità e il realismo presenti in questo libro sono un punto a favore. Ci mettono davanti alla realtà del tempo e ci fanno capire che la vita non è sempre facile.

Vi consiglio la lettura di questo racconto per rendervi conto di quanto sia fondamentale sapersi ascoltare.

In Gruppo di lettura

GDL di Passione Libri – Torno a prenderti di Stephen King

Avrebbe fatto quella telefonata presto, pensò. Di lì a una settimana. Due al massimo. Non era ancora il momento giusto, ma quasi. Quasi.

Stephen King

Maggio è stato un mese un po’ particolare per me, sono stata assente per vari motivi personali che non sto a elencare. Ovviamente riguardano sempre la macchina, quello ormai è scontato. In tutto ciò ho trovato anche un attimo di tempo per riuscire a leggere il libro per il gruppo di lettura “Leggere con Passione Libri” (a cui potete partecipare, se volete). Il romanzo in questione è un racconto breve di Stephen King intitolato “Torno a prenderti” pubblicato nel 2007.

Trama

Emily si è rifugiata in un disabitato luogo di villeggiatura. Un giorno mentre fa jogging lancia uno sguardo incauto al bagagliaio dell’auto del vicino… e si risveglia saldamente legata nella cucina di lui, in procinto di essere torturata e fatta a pezzi come la vittima che aveva casualmente adocchiato. Immobilizzata e indifesa, senza nessuno che possa sentirla nel raggio di chilometri, Emily tenta disperatamente di escogitare un piano prima che il mostro torni a prenderla.

Recensioni

Marina

Son sincera, è il primo libro che leggo di King ed ero scettica in quanto sapevo della potenza dei suoi libri. E in ‘Torno a prenderti’ c’è tutta la potenza di cui ho sentito parlare. Mi viene da riassumere questo libro con una parola: rivincita. Questo mi viene da dire dopo aver letto la storia di Emily, che mi ha lasciato con una nota di tristezza che viene prontamente compensata dalla lotta che ha affrontato per tenersi in vita. Nei peggiori dei modi, ha capito. Il cosa lo lascio scoprire a chi leggerà questo libro. Dalla mia umile tastiera, tanto di cappello a King che con un libro di poco più di 100 pagine ha scritto un thriller a lieto fine non da poco. 

Voto: 8

Grazia

King non delude mai! Nemmeno in un romanzetto di appena cento pagine uscito per la prima
volta nel 2007. Adrenalina e ansia crescente caratterizzano questo suo romanzo come tutti gli altri.
È la storia di Emily, una donna che ha recentemente perso la figlia ed in fuga da un matrimonio
distrutto trova rifugio nella corsa. Ben presto si troverà a dover affrontare un’altra situazione
molto complicata.
Fugace, travolgente e angosciante… insomma, King!

Voto: 8,5

Gloria

Questo libro, pur essendo breve, mi ha catturata in modo positivo, ben oltre le mie aspettative sin da subito. Il racconto, seppure breve, é lineare e scorrevole, la suspense e l’angoscia viene mano a mano che vai avanti con la lettura, anche grazie alla capacità dell’autore di scendere nei particolari in molti momenti del racconto.Sono entrata facilmente in empatia con Emily, la protagonista di questo romanzo, una ragazza forte, dinamica, coraggiosa, molto curiosa e questa curiosità le costerà caro purtroppo ed é una donna che ha vissuto un dolore inimmaginabile, che nessuna mai dovrebbe provare (la morte della figlioletta di appena pochi mesi). 

L’ autore data la complessità e la delicatezza di questo tema, si é sempre mostrato rispettoso ed estremamente corretto nel trattarlo, anzi forse oserei dire avrebbe anche potuto parlarne un po di più… Consiglio questo romanzo vivamente a tutti, anche a chi si appresta per la prima volta a letture di questo genere. 

Passione Libri

Ho letto questo libro in poche ore, mi ha completamente travolta dall’inizio. L’angoscia che l’autore riesce a trasmettere durante tutto il libro è così forte da costringere il lettore a non staccarsi dalle pagine. Io, personalmente, non riuscivo a lasciare in sospeso la lettura per dedicarmi ad altro. Emily, la protagonista, una donna apparentemente fragile ma con una forza immane, riesce a sopravvivere alla sua curiosità e a scappare dall’aguzzino. Ho apprezzato il libro, lo consiglio a tutti. Nonostante sia breve, è un thriller che merita di essere letto.

Voto: 10