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Mia è tornata nel nuovo libro di Federica Bosco, “Un angelo per sempre” – Con spoiler!

La nostra storia era stata breve e intensa come un passo a due, ed era così che amavo ricordarlo: io e lui che ballavamo su un palcoscenico, illuminati da un unico riflettore che ci accompagnava fino all’uscita di scena, dove ci guardavamo negli occhi e ci promettevamo amore eterno.

Federica Bosco – Un angelo per sempre

Non avrei mai pensato di ritrovarmi qui a scrivere una recensione (se così si può chiamare) sul seguito della trilogia di Mia e Patrick, quella trilogia che tanto ho amato e che mi ha letteralmente salvata. Era il 2013 quando lessi per la prima volta “Il mio angelo segreto”, il secondo libro. Recuperai con il primo in una giornata di maggio, mentre andavo in gita con la classe di mio fratello minore. Lo lessi tutto durante quel viaggio. Ricordo quanto stavo male, devastata dalla punizione che mi era stata inferta da una persona a me vicina: mia mamma. Lei non aveva piacere che io leggessi, ma ne avevo bisogno, così comprai anche il terzo libro. Lei, vedendo che Mia e Patrick mi stavano pian piano dando il coraggio di lottare per salvarmi, prese il libro e me lo distrusse. Da quel giorno sono nata io: Passione Libri.

Perché Passione Libri?

Non avrei mai permesso più a nessuno di rompermi un libro o semplicemente di vietarmi qualcosa. Così presi coraggio, lottai per la mia libertà e vinsi. Tutto questo grazie a Mia e Patrick. Sembra assurdo, ma quando il mondo ti sta crollando addosso, hai bisogno di qualcosa o di qualcuno che ti salvi. Io non avevo nessuno, il mio ragazzo non potevo in alcun modo vederlo o frequentarlo, le amiche non potevo sentirle perché il mio telefono era stato distrutto dalla ruota della macchina di mia mamma ed io ero sola. In quel periodo, con me, c’erano solo loro: Mia e Patrick. Finii la trilogia con l’amaro in bocca, sperando di trovarli sul grande schermo in futuro. Ma l’autrice aveva in serbo qualcosa di più bello.

Serva me. Servabo te, ci eravamo promessi. “Salvami, ti salverò” e poi era svanito in una palla di luce dorata.

Federica Bosco – Un angelo per sempre

9 anni dopo…

A distanza di nove anni Federica ha annunciato l’uscita di un nuovo libro, la conclusione di una trilogia già conclusa. Sembra strano, qualcuno può essere anche scettico, eppure è la miglior conclusione che io potessi desiderare. Un finale alternativo che dimostra una volta per tutte che l’amore vince tutto e sempre, anche la morte.

Omnia vincit amor.

Federica Bosco – Un angelo per sempre

Trama

Mia ha ventiquattro anni, balla con l’American Ballet Theatre di New York e vive con Adam. Ma il loro iniziale idillio pare essersi trasformato in ben altro: si vedono poco, quando sono insieme spesso litigano, le reciproche carriere li hanno messi di fronte a molte difficoltà. Adam non è riuscito a sfondare davvero, mentre Mia, che ha lavorato duramente, è prossima a un traguardo. Ecco però che quando l’obiettivo sembra a portata di mano, un imprevisto ferma i suoi piani e la getta nello sconforto più nero. Ma a volte la vita offre inattese opportunità e apre porte che non si credeva esistessero: quella che sembrava una battuta d’arresto può trasformarsi in un’occasione per pensare, per allentare la tensione che la stritola, per riflettere sulla strada che ha scelto di percorrere e magari per riscrivere il futuro. Tanto più se il destino ha deciso di riservarle un incontro molto speciale. Con qualcuno che le ricorda in tutto e per tutto una persona che appartiene a un passato lontano, molto lontano…

Recensione

In nove anni sono cambiata tanto, sia in termini caratteriali che in gusti letterari. Ho smesso di leggere romanzi rosa circa quattro anni fa per buttarmi sui thriller e i gialli. Nel mio cuore, però, la storia di Mia e Patrick non è mai svanita. Ricordo a memoria i passaggi di tutti e tre i libri, cosa che solitamente non mi accade. Ricordo per filo e per segno anche le emozioni che provavo quando leggevo, quando evidenziavo le frasi o, semplicemente, quando ci pensavo. Non avrei mai pensato, anche se infondo ci speravo, di leggere un finale diverso a distanza di anni. Eppure, eccomi qui a parlarne.

La protagonista è riuscita ad andare avanti?

Mia ha 24 anni e balla a New York. Convive con Adam da sette anni e sembra follemente innamorata di lui, anche se tra loro va tutto storto: si vedono poco, non stanno mai insieme e discutono la maggior parte del tempo. Mia, nonostante abbia voltato pagina e cambiato vita, porta sempre nel cuore il suo primo amore. Nessuno a New York conosce il suo passato, ma lei non può ignorarlo. É una ragazza forte ma non abbastanza per riuscire a cancellare del tutto i suoi sentimenti. Anche quando la vita le mette i bastoni tra le ruote un’altra volta, o forse di più, Mia ha sempre accanto il suo profumo di fragole e il suo angelo custode. Che la salva. Come si erano promessi.

Patrick e il suo profumo di fragole

Patrick ha fatto una promessa a Mia e a tutte le persone che nel momento del bisogno le stavano accanto: lui ci sarebbe sempre stato. Mia sapeva che si sarebbe manifestato con il profumo di fragole, ma ho avuto come l’impressione che se lo fosse dimenticato. Come biasimarla, dopo sette anni i dettagli sfuggono, ma come mai non si ricorda delle fragole? Nel libro sembra proprio che lei non capisca da cosa proviene: lo sente quando è in ospedale, lo sente quando sta per ballare, quando è triste e quando litiga con Adam. Patrick è sempre con lei, ma come mai lei non lo vede? Quello che ho ipotizzato è proprio che Mia sappia che Patrick in realtà è lì con lei. Il suo angelo custode non l’ha mai abbandonata. Nemmeno quando un taxi sta per investirla e Nathan compare all’improvviso nel suo giubbotto nero…

Provavo un senso di calore e pace sulla pelle. Una cosa piacevole e bella, che mi fece pensare alle braccia di Patrick. Mi voltai di scatto. Per un istante mi ero sentita osservata.

Federica Bosco – Un angelo per sempre

Fantasia o realtà?

Non ho mai capito se Mia sentisse davvero Patrick parlarle nella sua quotidianità oppure se lo immaginasse. Quello che so per certo è che ho sempre creduto Patrick fosse davvero con Mia. Quando Patrick è entrato nella palla di luce dorata, dopo l’ultima notte nel posto che condivideva con la sua amata, non è più comparso materialmente nella vita di Mia, ma ha solo lanciato dei segnali. Uno dei quali è proprio Nathan, il suo sosia. Le coincidenze sono troppe, Patrick corrisponde a Nathan e viceversa, ma non sapremo mai se è davvero lui. Se lo hanno trovato in mare privo di sensi, se l’hanno portato lontano e se ha perso la memoria… sappiamo solo che quasi tutto corrisponde. É realtà o fantasia? Questo lo decidono i lettori, che hanno davvero libertà di interpretazione.

Cosa ne penso?

Foto di Tú Anh da Pixabay

Ho divorato questo libro in due giorni (l’avrei finito in qualche ora se avessi dovuto lavorare) quindi potete immaginare quanto mi sia piaciuto. La scrittura della Bosco molto lineare, semplice, a tratti introspettiva. Ho ritrovato i personaggi così come li ho lasciati nove anni fa. Le emozioni provate erano le stesse, anche se, date le circostanze nettamente migliori della mia vita, ho apprezzato molto di più gli eventi. Sono rimasta senza parole dalla bellezza e dalla completezza di questo scritto. Nonostante sia un sequel non programmato, è all’altezza dei precedenti (se non addirittura migliore) e dona ai lettori piccoli pezzi di passato senza fare spoiler. Incuriosisce, incanta, innamora ma senza mai illudere. Perchè nonostante la vita di Mia sia cambiata, i drammi per lei non sono finiti. Perchè la vita è cosi: prende e dà indistintamente. L’unica cosa che vince sempre è l’amore.

Non tutti hanno la fortuna di fare quello che amano, e se accidentalmente il lavoro che fai ai massimi livelli è anche il più bello del mondo, hai un debito nei confronti della vita e del destino.

Federica Bosco – Un angelo per sempre

Mi è piaciuto tanto. É proprio quello che volevo leggere. Come sempre Mia è arrivata nel momento del bisogno a donarmi un po’ di luce.

Un grazie all’autrice

Voglio ringraziare Federica Bosco per avermi salvata. Gli autori quando scrivono, lo fanno per trasmettere qualcosa. In questo caso, Federica ha letteralmente salvato la mia vita. Probabilmente, se Mia e Patrick non mi avessero dato il coraggio di affrontare la situazione che stavo vivendo in casa, ora non sarei qua a parlarvene. Il loro amore mi ha dato la forza di lottare per il mio. Quindi, grazie Federica per la splendida persona che sei e per i bellissimi libri che ci regali, per le parole che scrivi, per la persona che sei.

Non posso dare un voto a questo libro; ha già tutta la mia anima.

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Collaborazione – Appunti di un’agenda scritta in stazione di Alessia Viviani

Io sono innamorata della parte peggiore di me; è per questo che in un semplice “sei bella” non mi riconosco.

Alessia Viviani

É con immensa gioia (e ancor più immenso ritardo) che finalmente vi parlo del libro di Alessia Viviani intitolato “Appunti di un’agenda scritta in stazione”. L’autrice, molto disponibile e altrettanto paziente, ha atteso mesi prima di leggere questa recensione e io ho impiegato mesi a terminare il suo libro. Non perché quest’ultimo sia brutto, anzi! É solo scritto molto piccolo! Non so perché ma il mio Kindle visualizzava il file in maniera sbagliata e, anche se provavo ad ingrandire i caratteri, non c’era verso di portarlo alla normalità. Quindi mi sono armata di pazienza e costanza e, una pagina al giorno (perché di più non riuscivo assolutamente) ho portato a termine la lettura… e CHE LETTURA!

Trama

Mi chiamo Alessia, ho trent’anni e vivo di tutto ciò che mi resta dentro. Questo è il mio primo libro. La mia prima storia, Forse non lo è nemmeno visto che pare siano solo appunti qua e là. Eppure si tratta della mia vita, dei miei sogni, delle mie persone, delle mie canzoni, dei miei concerti e di tutto ciò che può girare intorno al cuore. Il mio cuore. Non prometto grandi cose, ma qualcosa che vi possa dare anche solo un buon motivo per sentirvi fieri di quello che siete. Che sia un sogno, una storia, una canzone. Se ci sono riuscita io, non è detto che ci riescano tutti a volersi un po’ più bene, però il primo passo è provarci. E’ crederci, E’ aver paura e sentirla tutta, è piangere, è sorridere e vivere. Questo libro racconta di vita, probabilmente di vita che resta.

Recensione

Il libro di Alessia non è un romanzo, nemmeno una raccolta di racconti. Quando ho letto la trama per la prima volta, quello che mi ha incuriosita di più è certamente il fatto che l’autrice si palesa ovunque. Non esiste un narratore, non esistono protagonisti, non esistono ambientazioni o situazioni: in questo libro c’è Alessia e nessun’altro. Appena ho iniziato a leggerlo, a parte la fatica dovuta al carattere troppo piccolo, ho provato una serie di emozioni che faccio fatica a descrivere. Ci provo, però, per restituirvi un’idea diversa da quella a cui siamo abituati: non serve sempre un filo narrativo per colpire il lettore. Mi spiego: se la storia ha un inizio e una fine è obbligatorio avere un narratore, ma se la storia ha un inizio ma non ha una fine allora no. In questo caso, in questo libro di emozioni, il narratore non è stato necessario: Alessia è stata in grado di raccontarsi da sola.

I racconti che sembrano appunti: qual è la differenza?

Foto di Pexels da Pixabay

Ho voluto fare questa sezione in particolare perché ci tengo a sottolineare il significato del titolo. Perché l’autrice ha voluto intitolare “Appunti di un’agenda scritta in stazione” e non “Racconti scritti in stazione”? Semplice. Il racconto è strutturato, calcolato, pensato; l’appunto no, l’appunto si prende e si scrive così come viene. Un po’ come a scuola: mentre la professoressa spiega, l’alunno prende appunti ma li sistemerà solo in un secondo momento. Anche quando questi appunti verranno sistemati, con colori e con ordine, l’alunno continuerà a ricordarsi l’argomento solo grazie a quello che ha scritto di getto. Sembra strano da dire, eppure è così. In questo libro la particolarità sta proprio nel fatto che nessun pezzo è calcolato: sembrano veri e propri appunti presi di getto. Attenzione! Con questo non voglio dire che siano brutti… anzi! A parere mio sono sinceri, non finti, reali.

Io non posso dire se ciò che leggo è reale o meno perché non conosco il vissuto dell’autrice e non so se ha davvero deciso di inserire la sua vita in un libro, ma da lettrice voglio credere che sia così. Perché è palese quanta intimità, quanta emozione e quanta voglia di esplodere al mondo ci sia in questo libro. Mentre leggevo, mi sono sempre immaginata Alessia in treno a scrivere con la penna nera questi appunti sulla sua agenda. Giuro che è un’immagine che mi ha accompagnata per tutto il tempo.

C’è un racconto che ho amato di più?

Sì, c’è un racconto che ho amato e che tutt’ora qualche volta rileggo (strano eh, io non rileggo quasi mai). “Favola del dolore” è quello che mi ha fatta scoppiare in lacrime. Mi sono dovuta fermare dalla lettura perché ero troppo emozionata per proseguire. Quando si tratta di dolore, di ospedale, di malattia e di morte io faccio fatica a contenermi e scoppio. Scoppio perché è ciò che temo di più in assoluto: l’inguaribile. Questo racconto, seppur abbia un finale aperto, mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Ho apprezzato tanto anche gli appunti presi in 30 giorni diversi. Quelli mi davano un senso di continuità, quasi fossero capitoli in successione. Li ho divorati, nonostante le continue interruzioni di cui vi parlavo sopra. Alessia ha una capacità poetica davvero grande. La seguo su Facebook e ogni giorno scrive cose che mi fanno riflettere tantissimo!

In conclusione: consiglio il libro?

Assolutamente sì! Non fatevi intimorire dalla mia precisazione riguardo il carattere troppo piccolo: quello è stato un mio problema. Normalmente il libro si vede e legge bene. Come ho già detto, l’autrice ha la capacità di entrare dentro all’anima del lettore e scavarla a fondo. La sua genuinità e la sua sincerità fanno sì che non solo i suoi racconti risultino veritieri, ma che colpiscano i lettori. Io sono rimasta affascinata e, grazie a questo libro, ho avuto modo di stringere amicizia con Alessia, che è una gran bella persona.

Consiglio il libro a tutte quelle persone che si sentono insicure, che hanno problemi e non sanno come affrontarli, che si sentono sole. Questi “appunti” hanno la capacità di forgiare, di incoraggiare, di consolare e di sollevare chiunque. Anche i più insensibili.

Voto: 5\5

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In Libri

Libri per bambini (3-6 anni) – Io dormo da solo di Irene Marzi

Mamma, da stasera io dormo da solo!

Irene Marzi – Io dormo da solo

Ringrazio Irene di Bimbi Creativi per avermi contattata e avermi dato la possibilità di parlare del suo libro per bambini, in uscita a metà ottobre ma già pre-ordinabile su Amazon! Ho accettato di leggerlo e recensirlo perché tratta di un argomento molto sentito dai genitori ma anche dai bimbi: l’ora della nanna!

Siamo stati tutti bambini e tutti ricordiamo quanto fosse caldo, morbido e accogliente il letto dei genitori. Anche chi ha fratelli o sorelle più piccoli sa per certo che quello del lettino è uno degli argomenti più discussi in famiglia! I genitori poi… loro sono i protagonisti di questa storia (sempre a lieto fine). Siete curiosi di conoscere questo bellissimo racconto? Ve ne parlo!

Trama

Copertina “Io dormo da solo”


Quando finisce la cena e arriva l’ora di fare la nanna tutti i bimbi vanno a dormire nei loro lettini. Tutti tranne Giulio, che ancora preferisce il lettone di mamma e papà…
Il suo amico Lettino è molto triste, vorrebbe che Giulio venisse a dormire da lui, ma a nulla servono giocattoli e coperte colorate. Come convincerlo che anche il lettino è altrettanto caldo e morbidoso?

Recensione

Giulio e il suo lettino!

Il protagonista del libro è Giulio, un bambino che non ne vuole sapere di dormire nella sua stanza. Il suo letto, infatti, ogni sera lo aspetta felice ma quando capisce che il suo amico bambino non arriverà, si rattrista molto. Fa di tutto per conquistare la sua fiducia: si fa cambiare le lenzuola e si fa riempire di pupazzi. Niente di tutto ciò sembra funzionare. Così un giorno il lettino di Giulio decide di scambiarci due chiacchiere per convincerlo che anche lui è caldo e morbido come quello di mamma e papà. É proprio dopo aver testato per la prima volta il suo lettino, che Giulio capisce di voler iniziare a dormire da solo.

L’ora della nanna

L’ora della nanna è per tutti il momento più desiderato della giornata. I genitori possono finalmente riposare sul divano sorseggiando una tisana calda, mentre i bambini possono ricaricare le energie per poter giocare in piena forma il giorno successivo. Ma se fosse tutto così semplice, probabilmente adesso non vi starei parlando di questo libro. Seppur l’ora della buonanotte sia il momento più piacevole, i bambini non ne vogliono sapere. Loro continuerebbero a giocare, disegnare, colorare e canticchiare per tutta la notte, ma tutto ciò non è certamente possibile. Così entra in gioco il famoso compromesso: “voglio dormire nel tuo letto”. I genitori perdono il loro spazio e i bambini ne acquisiscono uno nuovo: il lettino caldo e morbido della mamma e del papà.

Il letto dei genitori, un must dell’infanzia

Uno dei passi dell’infanzia è certamente quello di passare qualche notte accoccolati sotto il piumone di mamma e papà. La convinzione è spesso quella che il letto dei genitori sia meglio del proprio lettino. Oppure, molte volte, la voglia del letto grande è determinata dalla paura del buio e della solitudine. Quando io ero piccola, ad esempio, vedevo il mio letto solo e lo sentivo freddo, in una stanza che mi sembrava enorme. Quindi correvo nell’altra stanza e, ignara di quanto fosse dannoso per me, mi accucciavo tra i miei genitori e mi addormentavo serena. Poi un giorno, da sola, ho capito che quello che stavo facendo non era affatto giusto; così pian piano ho deciso di cominciare a dormire da sola. Proprio come Giulio.

Consiglio il libro?

Foto di 2081671 da Pixabay

“Io dormo da solo” mi è piaciuto davvero molto perché è semplice, intuitivo e ben scritto. Consiglio il libro a tutti quei genitori di bambini che proprio non ne vogliono sapere di dormire da soli. Leggendo la storia di Giulio insieme, si convinceranno di non essere gli unici ad avere paura del proprio lettino e cercheranno di assomigliare al protagonista, dando alla propria cameretta una possibilità. Questo libro è certamente un aiuto importante per chi non riesce, attraverso le proprie parole o i propri gesti, a convincere i figli ad abbandonare il “lettone”. É una lettura che i genitori possono affrontare con i propri bambini per far capire loro che anche il lettino, seppur più piccolo, è molto accogliente.

Ultime, ma non meno importanti: le illustrazioni!

Le illustrazioni sono state realizzate da Nicoletta Manno nell’ambito del corso di illustrazione per l’infanzia tenuto da Anna Laura Cantone presso lo IED. Sono davvero molto belle e suggestive… non sapete quanto mi hanno ricordato i momenti in cui, da bambina, sfogliavo libri pieni di immagini e colori!

Ti ho incuriosito? Preordina il libro!

É sempre una grande emozione, per me, parlare di libri per bambini e aiutare i genitori in questa ardua scelta. Perché diciamolo… i libri per bambini sono così tanti che scegliere quello giusto al omento giusto è difficilissimo! Però, se pensi che per te e il tuo bimbo sia il momento giusto per leggere “Io dormo da solo”, non ti resta che preordinarlo!

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Collaborazione – Il puledro di Castagneto di Alessandro Zelioli

La storia dell’uomo che corse le Mille Miglia a piedi

Non amo la storia e probabilmente non riuscirò mai ad amarla, ma questo libro l’ho letto tutto d’un fiato. Nonostante non sia il mio genere, mi sono appassionata subito al racconto di Alessandro in merito a Costantino Seggioli, l’uomo che ha corso le Mille Miglia a piedi. Questo libro di poche pagine mi ha permesso di imparare davvero tante cose e sono davvero felice di averlo letto e apprezzato così tanto.

Un passo indietro: cos’è la Mille Miglia?

La Mille Miglia è stata una competizione automobilistica stradale di granfondo disputata in Italia in 24 edizioni tra il 1927 e il 1957. Si trattava di una gara di velocità in linea con partenza e arrivo a Brescia in cui i concorrenti arrivavano fino a Roma attraverso il centro-Nord Italia.

Fonte – Wikipedia

Il libro racconta una storia vera. La storia di un uomo che è stato dimenticato e che è “rinato” solo grazie ad Alessandro che, dopo essersi appassionato alle vicende di Cosimo, ha deciso di raccontare la sua vita. Una vita davvero particolare.

Trama

Copertina del libro

La storia di Costantino Seggioli è nota a pochi, anche tra gli appassionati della Mille Miglia, la corsa di velocità su strada più famosa al Mondo. Un vero peccato, perché questo piccolo uomo che nel 1938 corse la Mille Miglia a piedi per pubblicizzare la XII edizione di una competizione che si stava rinnovando e per fare un favore all’amico Renzo Castagneto, meritava giustizia.
Poco meno di due mesi gli sono serviti per correre gli oltre 1.600 chilometri del percorso che, al suo arrivo, anche le vetture avrebbero percorso, ma in poco più di dodici ore. Seggioli tenne fede al suo intento e durante il lungo peregrinare per l’italico stivale, scrisse un diario nel quale raccolse episodi al limite del fantastico dei quali fu protagonista. Uomo poco avvezzo al lavoro, viveva di espedienti ed ebbe una lunghissima carriera militare, non solo con la divisa italiana.


Recensione

Come ho detto a inizio articolo, non amo la storia. É una di quelle materie che non ho mai sopportato perché faccio molta fatica a ricordare e collegare gli eventi. Nonostante io non accetti mai collaborazioni per romanzi storici, questa volta ho voluto provare. Ne sono rimasta davvero felice.

Foto Olympia

Alessandro ha raccontato la storia di un uomo particolare, volenteroso e poco esigente, che ha compiuto una missione quasi impossibile: ha percorso a piedi le Mille Miglia. Si era prefissato l’obiettivo di voler arrivare insieme alle macchine e, dopo momenti di titubanza e attimi di ripensamento, ha portato a termine il suo desiderio. Costantino mi è sembrata una persona davvero strana, ma di gran cuore. Viveva alla giornata, non aveva soldi per vivere ma cercava di racimolare qualcosa svolgendo lavori per altri o semplicemente aiutando gli amici. Nel libro c’è addirittura scritto di un evento in particolare che gli ha permesso di avere un “piccolo premio” in denaro… ovviamente non vi dico qual è, per saperlo dovete leggere il libro!

Lo stile dell’autore fa la differenza.

Io credo fermamente che lo stile di narrazione dell’autore questa volta abbia fatto la differenza. Pochi dettagli, ma efficaci, mi hanno permesso di comprendere appieno la vicenda. Probabilmente, se la stessa storia fosse stata scritta in un manuale storico, non l’avrei compresa. Lo stile semplice che Alessandro utilizza fa sì che Costantino entri nel cuore di tutti, anche dei meno appassionati.

Leggere per imparare

Museo Mille Miglia

Al di là che forse, se questa non fosse stata una collaborazione, il libro non l’avrei mai letto a causa dei pregiudizi che ho nei confronti delle vicende storiche, ho capito che per imparare bisogna leggere. Se non avessi letto questo libro, non avrei imparato cos’è la “Mille Miglia”, non avrei conosciuto Costantino e non avrei capito che la storia si può apprezzare. Non bisogna precludere generi per paura di non capire, perché se un autore è bravo si capisce tutto. In questo caso, l’autore è davvero bravo.

Per scrivere questa storia Alessandro ha fatto ricerche, ha contattato i famigliari di Costantino, si è documentato e ha raccolto fotografie (tutte presenti all’interno del libro). Non lo conosceva l’uomo delle Mille Miglia, ma appena ha scoperto che esisteva, ha subito voluto dargli “giustizia” e raccontare al sua storia a quante più persone possibili. Per questo sono qui a parlarvene: per farvi conoscere Costantino Seggioli!

Ho amato questo libro e lo consiglio caldamente a tutti. Si legge velocemente e appassiona molto, anche chi non ama la storia.

Voto: 5\5

2 In Film

Parliamo di film: After 2. Merita di essere visto? (Contiene Spoiler).

Di qualunque cosa siano fatte le anime, la mia e la sua sono uguali.

Emily Bronte – Cime tempestose
Locandina After 2

After 2 si è fatto attendere tanto dai fan della saga di Anna Todd. Dopo l’emergenza sanitaria che ha vissuto l’Italia, nessuno sperava di poter vedere sul grande schermo Hardin e Tessa in tempi brevi. Un giorno però l’autrice dei 6 romanzi best-seller ha pubblicato su Instagram una foto che annunciava la data d’uscita: 2 settembre. Così tutte si sono emozionate, l’hype ha cominciato a crescere fino a riempire, il giorno del debutto, le sale di tutti i cinema d’Italia. Io però sono fuori dal coro: ho visto il film soltanto ieri e devo ammettere di essermene pentita. Avrei potuto tranquillamente aspettare il DVD… non mi sarei assolutamente persa niente.

Nelle puntate precedenti…

Locandina After 2

Dopo aver letto tutti e sei i libri della saga, dopo aver amato tutti i personaggi dei libri e dopo essermi perdutamente innamorata di Hardin, quando ho scoperto che avrebbero fatto il film non stavo nella pelle. Cercavo su Internet tutte le informazioni necessarie, non riuscivo ad aspettare. Quando è uscito il trailer del primo film, lo guardavo il loop: era proprio come mi aspettavo. Poi è arrivato il grande giorno e tutta la magia dell’attesa è improvvisamente sparita: il film mi aveva delusa. Sono tornata a casa dal cinema e ho scritto una recensione negativa, piena di rammarico e di delusione. Poi l’ho riguardato altre volte e forse, nel profondo del mio cuore, un pochino ha iniziato a piacermi.

La storia di Hardin e Tessa è uguale a tutte le altre: lei casa e chiesa, lui festini, tatuaggi e piercing. I due si incontrano, si piacciono e iniziano a frequentarsi. C’è una cosa diversa dalle altre storie: Hardin ha scommesso sulla verginità di Tessa. E mentre i suoi amici aspettano le prove del trofeo guadagnato, Hardin si innamora. Con il timore di perderla e la paura di non poterla più abbracciare, Hardin consegna ai suoi amici le prove, pregandoli di non dire niente alla ragazza. Ma si sa, quando c’è invidia e rancore tutto può succedere. Così Tessa lo scopre e lascia Hardin.

Il sipario si chiude, il film finisce e i fan aspettano il seguito…

L’attesa è finita, Hardin e Tessa sono di nuovo insieme.

Cosa ne penso? (SPOILER, se non hai visto il film fermati qua).

In foto Hero e Josephine Langford.
Hardin e Tessa

Dopo un anno di attesa, finalmente i fan possono rivedere i loro personaggi preferiti sul grande schermo. Aspettate però… quali fan? Quelli della saga di Anna Todd o quelli del film? Specifichiamo, perché sono due cose diverse. Se non avete visto i film ma avete letto i libri, sappiate che quello che vedrete al cinema non corrisponde minimamente con ciò che c’è nei libri. Forse solo i nomi. Ammetto di essere entrata al cinema con pochissime aspettative, anche se dopo la delusione dell’anno scorso pensavo di non poter vedere nulla di peggio. Ebbene, mi sono ricreduta. Ho amato così tanto Hardin e Tessa quando avevo 16 anni che il fatto che abbiano rovinato due personaggi ben strutturati, seppur inverosimili, mi turba parecchio.

Partiamo dall’inizio.

Hardin e Tessa al lago

Il finale del primo film non corrispondeva al finale del libro, perciò hanno dovuto cambiare anche l’inizio del secondo film. Se alla fine del primo vediamo Tessa che torna da Hardin con l’intenzione di chiarire, all’inizio del secondo vediamo Tessa che magicamente svanisce e lascia Hardin da solo. Guardano il lago insieme, ma lei non c’è, perché “la loro storia non è come tutte le altre”. Hanno mantenuto il monologo di Hardin, che corrisponde al prologo del libro, ma hanno cambiato tutto il resto. Hardin in macchina a bere, vede un barbone (che è il padre di Tessa) e se ne va a tatuarsi il braccio. Poi c’è Tessa che entra alla Vance, dà del buono a nulla a un ragazzo che non conosce ma ci fa subito amicizia. Poi una serie di scene senza un filo narrativo logico.

I personaggi

I personaggi nuovi mi sono piaciuti: Kimberly, Vance, Trevor e Trish. Quelli vecchi un po’ meno. Partendo dal presupposto che Tristan non è una donna (nel libro è maschio) e Landon non è di colore (preciso che non mi turba questo, ma il cambiamento forzato), hanno cambiato il personaggio di Ken (papà di Hardin), hanno ridicolizzato Hardin rendendolo un piagnone sottomesso e hanno completamente rivoluzionato (in negativo) Tessa. Per non parlare del fatto chegli hanno cambiato i tatuaggi. La ragazza, da innocente e studiosa, si trasforma in una che cade tra le braccia di tutti dimenticando il suo ruolo nel mondo.

In foto il personaggio di Vance

Per non parlare delle battute fuori luogo e delle frasi fatte. Lei che chiama Hardin quando è ubriaca, lui che la localizza, la segue e la trova, lei che subito si concede a lui nonostante sia arrabbiata. E’ questa l’idea che vogliamo dare alle ragazzine di oggi? E’ questo che vogliamo mostrare al pubblico di adolescenti? Se una di loro è ubriaca basta che chiama il ragazzo con il quale ha appena litigato per farsi localizzare? Ma in che mondo malato siamo?

Il film per un target sbagliato

Se il libro era qualcosa di sconvolgente a livello educativo, il film è sicuramente peggio. Visto il target di adolescenti, credo che certe tematiche dovessero essere affrontate in maniera più soft. Si passa da un film con dieci secondi di sesso a un film in cui il sesso è l’unica cosa presente. Hardin e Tessa non riescono ad avere un dialogo senza che sia seguito o preceduto da quello. Anche nel libro è così, probabilmente peggio, ma il grande schermo ha un altro effetto sulle persone. Senza parlare poi delle parolacce, presenti in buona parte della pellicola. Certo, non sono una novità, ma sulla bocca dei tuoi personaggi preferiti fanno un determinato effetto…

Quindi, merita di essere visto?

No. Non merita di essere visto dai fan di Anna Todd, dai fan di Hardin e Tessa e dai fan della saga. Chi non ha letto i libri fa fatica a capire la storia, perché il puzzle di scene è davvero surreale e poco chiaro. Il mio fidanzato, sfegatato fan del primo film, è uscito dalla sala confuso. Sì, io ho contribuito a creare questa confusione, ma certamente se avesse apprezzato la pellicola non avrebbe ascoltato le mie critiche. Io sono convinta che i libri debbano rimanere libri e i film debbano nascere da sceneggiature autonome. Si rischia, riducendo 400 pagine in un’ora e quaranta, di rovinare una storia. In questo caso hanno rovinato una storia già di per sé molto strana. La triste verità è che i veri Hardin e Tessa esisteranno solo nei libri.

Voto: 3\5

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Review Party – You are my perfect Chaos di Nancy Ward

É così che funziona quando i caos è perfetto: le lancette dell’orologio cominciano a correre una maratona a tempo, e quando questo sta per finire, all’improvviso tutto torna normale, capendo che quella normalità non sarà più come prima.

Nancy Ward

Finalmente è arrivato il momento di parlarvene. Sono stata giorni a pensare a cosa scrivere per presentarvi al meglio il libro e per farvi capire cosa ho provato leggendolo. Non sono sicura di aver trovato le parole giuste, ma ci provo.

Come tutto è iniziato…

Ho letto questo libro in anteprima. Ringrazio Nancy per essersi fidata di me e avermi permesso di conoscere Alessio e Alice prima del tempo. Mi sono sentita sopra le stelle quando l’autrice mi ha contattata, perché ho letto tutti i suoi libri e la seguo da tanto tempo. Avere l’onore di essere una delle poche a leggere il suo libro in anteprima mi ha davvero riempita di gioia. Ma Nancy mi aveva avvertita… “questo non è il genere che scrivo di solito, magari non ti piace…”.

Ebbene… se sono qui oggi è perché, nonostante non sia il genere che scrive di solito, mi è piaciuto. Mi è piaciuto tanto.

Trama

Quante volte ci chiediamo perché un amore cominci e finisca in un certo modo?
Quante volte ci siamo domandati chi fosse su questo mondo a tirare le fila dei destini delle persone e perché quando tira il nostro, è sempre un gran casino?
Alice ed Alessandro si pongono esattamente queste due domande senza ancora aver trovato risposta.
Alice vive nella provincia di Modena, ha 19 anni e frequenta l’ultimo anno di scuola superiore.
Alessandro, invece, è di Trieste, ha 22 anni e sta terminando l’ultimo anno di università.
L’incontro inaspettato fra i due protagonisti avverrà in una serata di inverno, tra una caprese in un locale e una chiacchierata lunga quasi tutta la notte fatta di somiglianze, di scoperte e di una promessa: il restare in contatto e rivedersi di nuovo alla luce del giorno.
Con l’aiuto di due narratori d’eccezione, i ragazzi conosceranno l’amore inaspettato, quello vero che accade una sola volta nella vita e non conosce fine.
Ma come in tutti gli amori, i timori e le insicurezze sono proprio dietro l’angolo.

Recensione

Ammetto che è parecchio tempo che non leggo libri di questo tipo, quindi prendere il via con la lettura è stato un po’ complicato. Passare da omicidi, armi, polizia e scientifica ad amore, baci e sentimenti non è facilissimo. Se all’inizio mi sono trovata in difficoltà, dopo aver letto due capitoli mi sono completamente innamorata dei personaggi e della storia.

Foto di Tú Anh da Pixabay

Ambientato a Modena, una città limitrofa alla mia, racconta l’inizio della relazione tra Alessio e Alice. Entrambi vivono una vita “imperfetta” e non riescono a capirne appieno il motivo. Il loro casuale incontro porta li a scontrarsi con la realtà e a rendersi conto che non riusciranno più a fare a meno l’uno dell’altra. Iniziano così a scambiarsi messaggi, a sentirsi costantemente, a pensarsi giorno e notte nell’attesa che arrivi il momento di rivedersi ancora, Ma tutto ciò durerà poco: Alessio ha un biglietto di sola andata per Trieste. Riusciranno a sconfiggere la paura della distanza?

I personaggi

I due protagonisti sono gli unici personaggi principali di questo libro. La storia si incentra completamente sull’evoluzione della loro relazione. Se incontrarsi è stato un caso, continuare a sentirsi e iniziare ad amarsi non lo sarà. Alessio e Alice provano un sentimento davvero grande, quasi indistruttibile, sin dal primo momento che si sono visti. Nulla riuscirà a cambiare ciò che provano. Nemmeno il susseguirsi di eventi che li porterà a prendere strade diverse, perché due persone che si amano come loro non potranno mai dividersi davvero.

Foto di Free-Photos da Pixabay

Mi sono appassionata molto a tutti e due perché mi è davvero sembrato di conoscerli. Sono delineati così bene che, durante la lettura, mi pareva quasi di averli davanti a me. Sin dal primo momento, ho detto all’autrice che più che un libro questo mi sembrava un film. Scritto quasi come una sceneggiatura (data e luogo a inizio capitolo, tanti dialoghi), mi ha dato l’illusione di rivivere l’inizio della mia relazione con il mio compagno. Diciamo che sono molto simili…

Tra i due ammetto che mi sono affezionata moto di più ad Alessio. Mi faceva una tenerezza incredibile e non so precisamente per quale motivo. In ogni caso sono tutti e due ben caratterizzati e questo è l’importante.

La storia

La cosa che mi ha appassionata di più è certamente la storia e il suo contesto. I due protagonisti si incontrano, passano la serata insieme e si raccontano di tutto, iniziano a sentirsi e tra loro scatta l’amore. Sembra una di quelle storie preimpostate ma non è così. Questa non è la classica storia ricca di cliché e con poca sostanza. Questa è una di quelle storie che appassionano il lettore, che lo trasporta in una realtà più magica, più vera. Non è semplicemente il racconto di una relazione, ma l’inizio di una nuova vita per Alice e per Alessio.

Personalmente mi sono commossa in tanti punti del libro, ma la parte che più mi ha fatta piangere è certamente il finale. Mi ricorda molto il mio passato, ciò che ho sconfitto e ciò che ho guadagnato grazie all’amore. É un po’ ciò che faranno i due protagonisti: conquisteranno la vita grazie all’amore. Nonostante tutto.

Cosa ne penso?

Penso che questo libro meriti la produzione di un cortometraggio. L’ho detto dall’esatto momento in cui ho chiuso il Kindle e mi sentivo vuota. Vuota senza Alessio e senza Alice, vuota senza il loro amore e senza la loro bellissima storia. Ho scritto a Nancy e le ho detto di pensarci, perché vedere i due ragazzi in giro per Modena non mi dispiacerebbe assolutamente.

Trovo sia bellissima la presenza di narratori “insoliti” in terza persona. Durante il corso della lettura, infatti, troverete vari narratori, tutti diversi ma in qualche modo collegati. Non posso dirvi di più perché sennò vi svelerei ciò che dovete capire da soli, ma posso garantirvi che è tutto molto magico.

In ogni caso ciò che penso è che, nonostante non sia nel genere di scrittura di Nancy, l’autrice abbia fatto un lavoro eccellente. Ho pianto tanto e quando piango è positivo, perché significa che le parole mi entrano nel cuore. You are my perfect Chaos mi è entrato nel cuore. Merita di essere letto e amato.

Voto: 5\5

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Collaborazione – Recensione de “La cripta” di Nina Miselli

Il libro “La cripta” di Nina Miselli propone una metafora importante: parla di prigionia e insegna la libertà alle donne.

Sentì di perdere i contatti con la realtà. Sentì di perdere il controllo in modo estremo e pericoloso. Il suo cuore batteva fortissimo, non riusciva a respirare.

Nina Miselli

La presentazione del libro – 30\08\2020 a Montecchio Emilia

É avvenuto tutto così in fretta. Ho scoperto che Nina avrebbe presentato il suo libro quasi una settimana fa, così mi sono organizzata e ci sono andata. Inutile dire che ne sono rimasta davvero contenta. Incontrare autori che parlano dei loro libri mi piace davvero molto, perché mi permette di comprendere meglio ciò che scrivono o ciò che li spinge a scrivere. Ma quando gli autori che incontro abitano a 4 km da casa mia, allora il tutto diventa più interessante.

Quando Nina mi ha contattata per chiedermi di leggere il suo libro, non avevo compreso che abitasse vicino a me. L’ho scoperto solo quando ho letto l’indirizzo del mittente nella busta del “piego di libri”. Ebbene… mi sono emozionata tanto! Ho preso subito il libro e l’ho iniziato. Ci ho messo qualche giorno a causa degli impegni personali irrimandabili, ma fortunatamente sono riuscita a finirlo prima della presentazione.

Ma parliamo di ieri…

La presentazione a mio avviso è stata davvero molto interessante. Il conduttore, Guglielmo Mauti, è stato molto bravo a fare le domande all’autrice senza permetterle di svelare tutta la storia. Penso che sia molto difficile per un autore non fare spoiler quando gli chiedono di parlare del proprio libro. Invece Nina si è comportata davvero bene, anche se in questo caso era quasi impossibile non rivelare niente. Guglielmo e Nina sono riusciti a intrattenere i presenti in maniera eccellente e l’autrice, nel corso della presentazione, mi ha chiarito alcuni dubbi sorti durante e a fine lettura.

Una delle domande che le sono state fatte è: “Hai ricevuto solo pareri positivi o anche qualche critica?”. Ebbene amici… l’autrice ha ricevuto tantissimi pareri positivi, tra cui anche il mio, ma una delle critiche costruttive che le sono state fatte partono proprio da me. Ma ve ne parlo dopo.

Concludo il racconto di ieri sera congratulandomi con l’autrice, Nina Miselli, davvero molto in gamba e di una calma indescrivibile. Mi ha rilassata molto ascoltarla e ha convinta ancora di più che ciò che sto facendo sia ciò che devo fare. Vi invito ad acquistare il suo libro e leggerlo, perché nonostante tutto, è uno i quei libri che difficilmente dimentichi. Grazie Nina.

Trama

La cripta di Nina Miselli

Una ragazza solare, con una famiglia amorevole, un lavoro che le piace e un uomo che ama più di sé stessa. Sabry non può desiderare nient’altro, ha già tutto quello di cui ha bisogno per essere felice. Ma non sempre tutto va come deve andare. Sarà proprio nel momento in cui riceverà una grande delusione che deciderà di lasciare i suoi cari per allontanarsi. Lascerà il sud e approderà a Reggio Emilia. Sarà l’inizio della fine. Proprio quando tutto sembra andare nel migliore dei modi, Sabry capisce di non essere più la stessa di sempre e di desiderare una sola cosa: la libertà.

Recensione

Di genere thriller, “La cripta” racconta di un rapimento di una donna per mano di un uomo. Sabry, una volta trasferitasi al nord, comincerà ad essere pedinata e osservata dall’uomo che un giorno, nel parcheggio del centro commerciale in cui lavora, le da una botta in testa e la rapisce. Si sveglierà in una cripta, ma non sarà sola. Caronte, così ha soprannominato il suo carceriere, la sta guardando. Insieme a lui anche il cadavere in putrefazione di una delle sue tante vittime. Sarà proprio all’interno di quella cripta che Caronte farà la sua promessa: “Sarai mia moglie e la madre dei miei figli”. Tutto ciò alla fine di alcune prove, l’ultima delle quali davvero inquietante. La ragazza troverà la forza di sopravvivere nell’amore che prova per il padre Bruno. Riuscirà a liberarsi, ma sarà mai davvero libera?

L’ambientazione

La prima parte del libro è ambientata in un cimitero, mentre la parte successiva al rapimento di Sabry è ambientata al sud, nel paese natale della ragazza. Dopo essere riuscita a scappare dalle mani del suo aguzzino, Sabry non ne vuole sapere di tornare nel suo appartamento a Montecchio Emilia. Così lascerà l’Emilia e tornerà nella sua terra, con la sua famiglia e con Carmine, il motivo della sua improvvisa partenza. Quando tornerà a casa, gli incubi la tormenteranno e farà fatica a parlarne con tutti, anche con il suo medico. Ciò che ha vissuto all’interno della cripta e quello che ha provato durante l’ultima prova è troppo per lei.

La storia d’amore, un momento di respiro per il lettore

É vero che in un libro thriller raramente ci sono storie d’amore vere, ma quella tra Carmine e Sabry è una storia che dona respiro al lettore. A metà del romanzo incontriamo una scintilla importante tra i due protagonisti. Nonostante la ragazza sia partita per Montecchio a causa della delusione provocata da Carmine, dopo qualche tempo si lascia andare e cade tra le braccia protettive del suo amato. Riuscirà a confidargli i suoi sentimenti, le sue paure e i suoi incubi e lui prontamente sarà lì per difenderla e donarle speranza.

Cosa ne penso?

Il libro tutto sommato mi è piaciuto, ma c’è una cosa che non ho apprezzato molto: la velocità di narrazione. L’ordine cronologico degli eventi, davvero inconsueto nei thriller, velocizza la narrazione e non permette al lettore di entrare completamente nella psicologia dei personaggi. Trovo, infatti, che i personaggi siano poco approfonditi a livello psicologico. Soprattutto Caronte, l’uomo malato che rapisce le donne e le priva della libertà, meritava un approfondimento psicologico. Avrei, da lettrice compulsiva di thriller, voluto leggere qualcosa del passato dei personaggi (così da rendere chiare le dinamiche e i comportamenti). Anche se, come ha detto ieri sera Guglielmo Mauti, non è fondamentale, trovo sia però molto importante per coinvolgere appieno il lettore. Tutto sommato però è una lettura piacevole e ricca di significato…

La metafora: la cripta come pivazione di libertà

In conclusione mi piacerebbe molto spiegarvi una metafora importante del libro: la cripta e la privazione di libertà. Come detto in precedenza, quando Caronte chiude Sabry nella cripta le promette che diventerà la sua donna e la mamma dei suoi figli. Ebbene… la sua libertà sarà proprio quella. Quando supererà le prove, uscirà dalla cripta, ma continuerà ad essere imprigionata nelle mani di un uomo che non la ama. É ciò che succede tutti i giorni: donne che vengono inconsciamente rapite e possedute da uomini che non le amano, che fanno loro del male ogni qualvolta decidano di essere realmente libere. Questo è il senso del libro: insegnare a distinguere libertà da libera prigionia. Siamo tutte in grado di scegliere quando, con chi e perché.

Voto: 4\5

Un grazie speciale alla Proloco di Montecchio Emilia per aver dato e per dare la possibilità a scrittori e scrittrici locali di presentare i loro libri al Parco Enza dello stesso paese. Diffondere cultura e passione è sempre una cosa bella ed emozionante!

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Vi parlo di “La verità su Angela”, la nuova edizione di “Io vivo in te” di Alessia Servidei

Possibile che lei sapesse cose che io, invece, ignoravo?

Alessia Servidei

Fino a qualche mese fa non avrei assolutamente pensato di parlare nuovamente di un libro che ho recensito in maniera negativa sul mio blog. Non mi era mai successo finora di rileggere una nuova edizione di un libro già letto e, in questo caso, disprezzato. Ma c’è sempre una prima volta, così eccomi qui orgogliosa di parlare di “La verità su Angela” di Alessia Servidei, la nuova edizione del vecchio “Io vivo in te”.

Non sempre ma… qualche volta bisogna ricredersi.

Con Alessia ho avuto occasione di parlare e di chiarire il motivo per cui il suo primo libro non mi era piaciuto. Più che per una questione di stesura, mi sembrava eccessiva la superficialità con cui venivano trattati argomenti importanti e profondi come la malattia mentale. In questo caso la colpa non era però dell’autrice, perché scrivere di cose così importanti senza l’aiuto di nessuno non è semplice, bensì della casa editrice che l’aveva pubblicato. Dopo varie chiacchiere, mi ha detto che avrebbe ripubblicato una nuova edizione, questa volta editata professionalmente e scritta in modo che il lettore potesse capire le dinamiche della storia, fino a immedesimarsi nella protagonista. Ne sono rimasta felice e qualche giorno fa l’ho acquistato, curiosa di sapere se questo nuovo libro potesse essere all’altezza delle mie aspettative. Finalmente mi sono ricreduta.

Trama

Gli incubi, nemici del suo sonno, l’unico portale verso ciò che dovrà affrontare. Angela, una rinomata psicologa, votata con il suo lavoro ad aiutare chi ha subito dei traumi profondi, non riesce più ad abbandonarsi al sonno. Ogni qualvolta che chiude gli occhi, degli incubi spaventosi corrono alla sua mente, come tanti tentacoli oscuri e densi d’inchiostro. Tutto intorno a lei diventa marcio, ogni cosa si ricopre di muffa e di un odore stantio. La verità continua a sfuggirle dalle dita, ancorandosi in profondità nel suo passato. Per la prima volta, dovrà imparare che non serve essere bravi a guarire le ferite degli altri, quando si lasciano sanguinare le proprie. Quando il dolore di una paziente diventa il riflesso del tuo, scappare non serve: le voragini del passato trovano sempre il modo di raggiungerti, buttarti a terra e ghermirti. Lasciare che l’oscurità le offuschi la mente non è mai stato così facile.

Recensione

La storia

“La verità su Angela” è, come ho già detto, la nuova edizione di “Io vivo in te”, ma dal primo libro al secondo cambia davvero tutto. La prima cosa che ho notato leggendo la nuova edizione è che finalmente la storia ha un senso logico e il lettore riesce finalmente a capire le dinamiche delle vicende. La trama è rispettata in tutto e per tutto. La narrazione è così efficace da rendere quasi impercettibili alcuni errori che ho trovato nel testo ma che con il tempo possono essere sicuramente sistemati. Il narratore è onnisciente durante tutta la narrazione, ma in alcuni punti incontriamo un narratore in prima persona che corrisponde con uno dei personaggi.

I personaggi

I personaggi del libro sono pochi ma ben delineati. I principali sono Angela, psicologa in carriera, moglie del comandante Max e mamma di Sara e Rebecca. Quelli secondari sono Roberta, la mamma di Angela, Federica, la sua migliore amica e Luca, collega e amico di Max.

Nonostante tutti loro comparissero anche nella prima edizione, in questa abbiamo dei caratteri ben delineati in linea con le vicende. Il personaggio che ho apprezzato di più è sicuramente Angela. La protagonista, infatti, è una donna in carriera, una mamma e una moglie perfetta, incapace di farsi abbattere e propensa ad aiutare gli altri. Però un giorno iniziano gli incubi e la mente di Angela inizia pian piano a cadere in un limbo fatto di disperazione e paura. É proprio da quegli incubi che Angela non riuscirà più a rialzarsi, finendo per segnarsi la vita per sempre. Mi piace molto il climax che si vede durante la narrazione: una donna forte inizia a dondolare sulle sue ansie fino a cadere definitivamente.

Il tema trattato: la malattia mentale

Il tema trattato è un tema davvero molto importante e certamente non va letto o scritto con superficialità. Alessia è stata brava a dare il giusto peso a tutto e a rendere la storia alla portata di tutti. La malattia mentale non è l’unico tema: troviamo l’abuso, il maltrattamento in famiglia, la depressione e il bipolarismo. Lo stile semplice rende tutto di facile comprensione. Ho apprezzato molto l’avviso che l’autrice dà a un punto della storia, chiedendo al lettore di evitare la lettura di un capitolo qualora egli sia sensibile a certi argomenti. Questo permette anche ai più fragili di poter leggere la storia senza soffrirne troppo.

Cosa ne penso?

Dire cosa penso di questo libro è davvero molto complicato per me. Il tema trattato è qualcosa che mi riguarda da vicino e leggere una storia così ha suscitato in me tante emozioni difficili da trascrivere. Però ci provo. Con il senno di poi, sono felice di aver criticato così tanto Alessia dopo aver letto il suo primo libro, perché senza le critiche (mie e di altre blogger) non avrebbe certamente deciso di ripubblicarlo. Sono però altrettanto felice che lei abbia preso coraggio e abbia rimesso mano sulla sua storia. Non è semplice parlare di argomenti così pesanti quando fanno parte della nostra quotidianità, ma ammiro il coraggio e la determinazione di Alessia che, invece, ci è riuscita alla grande.Penso che l’intento dell’autrice di aiutare chi vive situazioni difficili sia stato compiuto: questo libro può aiutare tante persone.

Il lavoro dell’editor

Ultimo ma non per importanza, voglio spendere due parole sull’editor che si è occupata di questo libro. Giulia Stefanini è una ragazza che seguo da un po’ di tempo su instagram (la_tana_dei_libri_sconosciuti) e che ancora una volta si è dimostrata professionale e capace nel suo lavoro. Ha infatti preso un libro pessimo e l’ha stravolto, aiutando l’autrice a riscrivere una storia difficile ed editando il libro in maniera quasi impeccabile. Credo che il suo sia stato davvero un ottimo lavoro! Vi lascio il link del profilo , seguitela perché è davvero molto brava.

Voto: 5\5

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LEGGERE CON PASSIONE LIBRI – Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Il futuro non è un avvenimento, amico mio, è una promessa, e non saremo noi a violarla. É questa la natura della trappola che ci tiene prigionieri.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton

Durante il mese di luglio, la lettura che ho affrontato insieme al mio gruppo di lettura “Leggere con Passione Libri” è stata “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton. Di genere psico-thriller, ha subito incuriosito tutte noi. Purtroppo però le aspettative erano troppo alte.

Trama

Copertina de “Le sette morti di Evelyn Hardcastle”

Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio.
Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre.
Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola.
La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House…

La nostra esperienza di lettura

Marta

Purtroppo questo romanzo non mi ha fortemente coinvolta, l’ho trovato abbastanza prolisso e a tratti confusionario, inoltre non ho particolarmente apprezzato l’aspetto inverosimile della storia anche se questo è per una mia preferenza puramente personale. Però penso che la trama sia molto originale e il finale mi ha sorpresa molto in positivo, non mi sarei mai aspettata un finale del genere.

Marta di vita_da_universitaria

Marina

Sette morti perché sette sono i giorni a disposizione del nostro protagonista Aiden Bishop per trovare l’assassino di Evelyn, figlia di una importante famiglia già provata dall’assassinio del fratello diciannove anni prima.  Il come è la chiave di questo libro, che parla alla fine di perdono e redenzione.  Alla fine la storia mi è anche piaciuta, la stesura forse un po’ meno. All’inizio mi perdevo spesso e non riuscivo ad trovare un filo logico del racconto. Man mano che leggevo, son riuscita a farmi coinvolgere e a farmelo piacere, ma  purtroppo è un libro che non mi è rimasto impresso, non mi ha conquistato.  La trama alla fine di tutto, è avvincente e piacevole ma nulla di più.

Marina

Giada

Avevo un hype altissimo con questo libro, ne parlavano da tanto e l’avevano proclamato uno dei thriller più riusciti del 2019 ma devo dirti che non mi ha conquistata… è vero, è un periodo dalle mille letture e non gli ho dedicato l’interesse che meritava però è anche vero che quando una storia mi prende non c’è altro che tenga e nonostante io legga più libri contemporaneamente finché non lo concludo rimango fissa, imperterrita.
L’ho trovato per più della metà (sono circa a 3/4 del libro, poco meno forse) prolisso è poco adrenalinico. Diciamo che la dinamica thriller, a parte il puzzle che c’è, devi e vuoi andare a comporre, è pressoché nulla, a mio parere.

Giada di Puzzlekob

Passione Libri

Quando è stato proposto questo libro come la lettura di luglio, ero felicissima. L’ho comprato ed iniziato subito, con la speranza di finirlo in pochi giorni. Purtroppo non è stato così, il libro non mi è piaciuto. Inizialmente mi incuriosiva parecchio, la dinamica particolare della storia mi spingeva ad andare avanti per scoprire la verità. Più procedevo più mi sembrava di non finire mai. Probabilmente è un effetto che voleva dare l’autore, però ho letto thriller più interessanti ed emozionanti di questo, troppo prolisso e pesante.

Alessia di Passione Libri

Che altro dire… il libro è piaciuto poco a tutte noi e me ne dispiace davvero. Ma dopotutto è importante scontrarsi anche con queste situazioni, non tutto può piacere e non tutto è fatto per noi. Nel caso siate interessati a leggere il libro o a seguirci, vi lascio i link utili!

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Erik ve ne parla – Cuore a razzo farfalle nello stomaco di Barry Jonsberg

Oggi non sarò io a parlarvi di un libro, ma Erik. Vi parlerà di “Cuore a razzo farfalle nello stomaco”

Non so se vi ricordate, ma durante la quarantena avevo aperto un piccolo spazio sul blog dedicato alle creazioni dei più piccoli. Mi venivano infatti inviati i disegni realizzati dai bambini ed io successivamente li pubblicavo sul blog. Hanno partecipato alcuni bambini ma in particolare ho stretto affinità con Erik, 9 anni, appassionato di lettura. Fin dal primo disegno ho visto in un lui un talento innato di raccontare storie e rappresentarle. Così gli ho detto che, anche se lo spazio sarebbe stato inutilizzato a fine quarantena perché la vita sarebbe finalmente ricominciata, lui avrebbe potuto inviarmi qualsiasi cosa in qualsiasi momento.

Così ieri ho ricevuto una sua email!

Non sono mai stata così felice di leggere una mail. Erik mi ha infatti inviato un bellissimo disegno e mi ha parlato di un libro che ha letto e che lo ha appassionato molto!

Siete curiosi? Ecco “Cuore a razzo e farfalle nello stomaco”

Cuore a razzo farfalle nello stomaco

Quando hai tredici anni e l’opinione degli altri pesa più della tua, quante sono le prove e quanto alti gli ostacoli per trovare fiducia in te stesso? Rob Fitzgerald è terribilmente timido, lo sanno tutti. Ogni tanto soffre anche di attacchi di panico. Questo non lo rende però immune all’amore. Così, quando per la prima volta le farfalle iniziano ad agitarglisi nello stomaco, si convince a mostrare di che pasta è fatto per davvero. Partecipare a un torneo sportivo o esibirsi in un talent show sono un buon inizio per superare le insicurezze, certo. Soprattutto se vuole fare colpo sulla nuova compagna di classe. Ma… se la vera sfida fosse un’altra? Se la vera sfida di Rob fosse far colpo su Rob stesso? Allora la prova più grande potrebbe essere quella di alzarsi in piedi davanti a tutti e dichiarare a voce alta chi è veramente. Forse, avendo al proprio fianco un accidenti di nonno che crede in lui e un amico che non lo lascerebbe mai solo, anche una prova così audace potrebbe essere vinta.

Il libro è adatto a bambini dai 10 anni

Ve ne parla Erik!

Arriva a scuola una nuova compagna che si chiama Destry e a Rob piace moltissimo. Per fare colpo su Destry, Rob, gareggia alla partita di calcio che la sua scuola gioca contro la Saint Martin.Purtroppo però, Destry sviene 10 minuti prima del calcio d’inizio. Dopo un po’ di giorni una persona manda a Rob dei messaggi con delle sfide per superare il panico poiché Rob soffre di ansia e di continui attacchi di panico. La prima sfida consiste nel partecipare al talent show della scuola e come seconda sfida, andare sulla prima pagina del giornale. Il nonno muore e la persona anonima si fa vedere: è Agnes, una signora del centro anziani.Rob scopre che Agnes scriveva solo i messaggi ma il nonno era la mente. Questo libro mi è piaciuto tanto per le sfide che il nonno organizzava per fare in modo che Rob creda di più in sé stesso. 

Erik, 9 anni

Beh, che dire? Bravo Erik. Il tuo disegno è bellissimo e la tua passione per la lettura e per le storie è davvero meravigliosa. Continua così, porta sempre con te a magia che hai ora.

Se volete leggere il libro consigliato da Erik vi lascio il link d’acquisto. Qualora i vostri bambini abbiano voglia di fare la stessa cosa, non esitate a contattarmi! Sarò più che felice di mettermi in gioco con voi!

Il mio indirizzo mail è: passionelibri10@gmail.com