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Recensione – La luna fredda di Jeffery Deaver

Amelia Sachs sapeva che le persone di cui non si capivano i moventi erano sempre quelle più pericolose.

Jeffery Deaver

Non potete capire quanto io sia felice di aver scoperto questo autore. Sono appassionata di thriller e amo scoprire nuovi autori, anche se faccio sempre un po’ di fatica a fidarmi. Molto spesso mi capita di aver paura di rimanere delusa dalle aspettative. In questo caso, seppur io sia partita con i piedi di piombo, ho finito per innamorarmi completamente. Ho intenzione di recuperare al più presto tutti i libri di Deaver!

Trama

Foto realizzata da me

In una gelida notte di dicembre, con una luna piena che si staglia nel cielo nero di New York e la paura diffusa tra la gente di un nuovo 11 settembre, un killer spietato colpisce due volte a poche ore di distanza. Sulle scene dei delitti lascia il suo “biglietto da visita”, un costoso orologio con le fasi lunari sul quadrante e un messaggio firmato “L’orologiaio”. Tutto lascia supporre che i due omicidi non siano destinati a rimanere gli unici. Il criminalista Lincoln Rhyme e i suoi collaboratori hanno a disposizione solo poche ore per fermare quel killer geniale e meticoloso ossessionato dal tempo, che pianifica i suoi delitti con precisione cronometrica. E Amelia Sachs fatica a conciliare la caccia all’Orologiaio con la sua prima indagine autonoma, il caso di un apparente suicidio che la porterà a scoprire inquietanti rivelazioni sul proprio passato che potrebbero minare alle basi il particolarissimo rapporto con Lincoln.

Fortunatamente compare sulla scena dell’inchiesta un’inattesa quanto provvidenziale alleata per Rhyme: l’agente speciale del Bureau of Investigation della California Kathryn Dance, esperta nella lettura del linguaggio non verbale negli interrogatori. Nonostante Rhyme si mostri scettico sull’attendibilità delle testimonianze e Kathryn nutra poca fiducia sulle prove fornite dai rilievi effettuati, la loro bizzarra collaborazione riesce a smontare quello che via via si configura come un meccanismo a scatole cinesi fatto di inganni e doppi giochi.

Recensione

Se mi chiedessero quanto tempo ci ho messo a leggerlo direi tre settimane, anche se non è proprio così. Diciamo che ho letto poco per volta questa storia sia per non perdermi nemmeno un pezzo, sia per impegni lavorativi. Nel momento in cui prendevo in mano il libro, però, mi eclissavo completamente per dedicarmi interamente al racconto del maestro del thriller. Ero scettica all’inizio, ma ho iniziato a sciogliermi dopo due o tre capitoli. É stato quasi amore a prima vista.

La narrazione

Di thriller ne ho letti tanti, ma pochi scritti in maniera così impeccabile. La narrazione segue due linee: quella del killer, Gerald Duncan, e quella degli ispettori Rhyme e Sachs e quindi delle varie indagini. La precisione con cui l’autore racconta ogni singolo dettaglio senza appesantire la lettura direi che è la caratteristica più importante. Il killer, Duncan, è un uomo scrupoloso, preciso, quasi maniacale e lo stile di scrittura di Deaver gli assomiglia tanto. Non ho letto altri libri dell’autore quindi non ho parametri di paragone, ma ho avuto come l’impressione che il narratore si trasformasse in base agli eventi. Quando raccontava delle indagini assumeva un tono serio e professionale, mentre cambiava radicalmente registro quando narrava di Gerald e Vincent. Questo tipo di narrazione è interessante e di certo rende il lettore partecipe ad ogni singolo attimo della storia, facendogli vedere sia la parte “buona” che quella “cattiva”.

Il killer e i suoi piani

Gerald Duncan, anche soprannominato l’Orologiaio, essendo appassionato di orologi, non rivela la sua identità all’aiutante Vincent perché ritiene che non sia necessario al fine del compimento dei piani. Gerald infatti compie i suoi delitti in autonomia ma lascia le donne a Vincent, in modo che lui possa placare la sua fame. Quello che Vincent non sa è il vero motivo per cui non può partecipare agli omicidi e questo non lo sa nemmeno il lettore. Il lettore è infatti guidato nella storia da un narratore onnisciente ma che non rivela tutto subito. Nella parte che riguarda l’assassino, infatti, il lettore sa tutto solo in apparenza; scoprirà solo alla fine del libro il vero movente. Gerald assomiglia tanto ad altri serial killer: Jurek Walter o il Distruttore sono quelli con cui ha più analogie.

Le indagini

Lincoln Rhyme, aiutato da Kathryn Dance e Amelia Sachs, che nel frattempo prosegue la sua prima indagine, cercherà di dare giustizia alle vittime di Duncan. Il loro assassino però è molto più furbo di quello che pensano e riusciranno a giungere alla verità solo dopo vari tentativi. Proprio quei tentativi che servono a Gerald per guadagnare tempo. Per anticipare le mosse. Anche in questo ho trovato tante analogie con i miei autori preferiti, in particolare con Lars Kepler e il loro Joona Linna: tenace, combattivo e soprattutto astuto. Come Joona, infatti, Rhyme porta avanti le sue idee con carattere e tanta determinazione. Sarà sicuramente anche per questo che ho amato il libro!

Cosa ne penso?

Penso che non mi fermerò qua, anzi! Ho scoperto Deaver dopo tanto tempo e tanto scetticismo e di certo non lo accantonerò subito. Ho intenzione di leggere tutti i suoi libri e di collezionare emozioni come faccio con tutti gli autori che apprezzo. Con Lars Kepler ho iniziato così… sarà Deaver il prossimo?
Consiglio il libro a tutti coloro che sono appassionati di thriller e che vogliono leggere qualcosa di bello, di appassionante e ricco di suspence. “La luna fredda” è di certo il libro che fa per voi!

Voto: 5\5

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Libro di poesie – Come un baco da seta di Davide Angelo Salvatore

Un sapore di vita che sbava

gioie eretiche

della metrica universale.

Un sapore di vita – Davide Angelo Salvatore

Di libri di poesie ne leggo davvero pochi, anche se li apprezzo tanto. Sarà che preferisco le storie lunghe, piene di eventi, di emozioni e sensazioni. Sarà che semplicemente non siamo più abituati alla pazienza che serve per leggere una poesia. Quando mi capita però di leggere raccolte di questo tipo, provo sempre una grande gioia a parlarne perché sono fermamente convinta che la poesia sia essenziale. Non mi sento in grado di scrivere una vera e propria recensione su un libro di questo tipo perché ne so troppo poco per poter dare un parere oggettivo. Cercherò piuttosto di parlarvi delle mie sensazioni e delle poesie che più mi hanno colpita!

Trama

Foto di @passionelibri_

“Come un baco da seta” è una conversazione intima con l’esistenza, una confidenza fatta al sogno e al dolore. Nelle poesie di questa raccolta ci si addentra nella condizione di un’attesa onirica, nella quale la sofferenza non rappresenta altro che uno stadio del cambiamento. Il poeta, attraverso la forza evocativa dei suoi versi, ci regala immagini vivide di sogni e illusioni, dei mali dell’anima e della bellezza della natura, soppesando e incastonando con cura ogni parola affinché la poesia possa superare i limiti della carta e diventare legame.

Cosa ne penso?

Come vi ho già anticipato, non mi sento nella posizione di poter scrivere una vera e propria recensione, trovando pregi e difetti a una libro come questo. Le poesie trasmettono emozioni, evocano ricordi e sensazioni particolari, quindi ogni la reazione alle parole varia a seconda della persona che legge. A me le poesie piacciono tanto: mi hanno sempre trasmesso tranquillità e serenità e, lo ammetto, mi hanno sempre fatta pensare. Alle cose belle, alle cose brutte, poco importa: mi conducevano attraverso la loro musicalità e mi portavano via, lontano dal presente.

Le poesie di Davide sono così belle e intense che le ho lette senza fatica in davvero poco tempo. Mi hanno catturata completamente, rievocando in me emozioni ormai lontane. La consapevolezza di questo passato remoto mi ha impressionata molto, in realtà. Mi ha costretta a ragionare e devo dire che dopo aver chiuso il libro mi sentivo meglio, più leggera, più viva.

Di cosa parlano le sue poesie?

Foto di Bogdan Ch da Pixabay

Le sue poesie parlano di dolore, di rinascita, di consapevolezza, di amore. Forse è proprio per questa crescita emotiva che mi è piaciuta così tanto questa raccolta. Come sempre mi sono sentita più vicina a quelle che mi trasmettevano emozioni forti come l’amore o il dolore. Le parole hanno un grande potere e Davide sa usarle molto bene. Con la sua semplicità riesce a mettere insieme versi davvero magici, musicali, realistici e tanto profondi. Questo libro mi è servito per capire che da un semplice bruco con il tempo sboccerà una farfalla. E sarà proprio quella farfalla a portare nel mondo aria di leggerezza.

Vi consiglio con tutto il mio cuore la lettura di questa raccolta. Come ho già detto, le poesie sono essenziali per l’anima e quelle di Davide sono di sicuro un’ottima scelta (sia che voi siate o meno lettori e amanti di poesie). Sono talmente semplici ma altrettanto profonde da prendervi e trasportarvi con la leggerezza di una farfalla appena sbocciata.

Voto: 5\5

Mi piacerebbe lasciarvi da leggere una piccola poesia, quella che mi è piaciuta di più.

VETRO

In quel momento
il sole si fece cupo,
il cielo divenne
un immenso specchio.

Furono lacrime
versate addosso,
sangue che
macchiò la terra.

Poi la luce del sole
si trasformò in vetro.
La musica risuonò
tutto intorno.

Cicalare assillante
del lamento.
Gli occhi si spensero
brillando in una lacrima.

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Collaborazione – Beata Gioventù di Vincenzo Galati

Olga urlò e, prima ancora di pensarci, capì che la moneta di Anna era sparita.

Vincenzo Galati

Non avevo mai letto un libro di questo tipo. Sono appassionata di gialli e ne leggerei uno al giorno se solo avessi un po’ più di tempo, ma un giallo così divertente e accattivante ancora non era capitato tra le mie mani. Fortunatamente ci ha pensato Vincenzo a rimediare a questa mia mancanza inviandomi una copia del suo romanzo che ho letto veramente volentieri.

Trama

Protagonisti di questa storia ironica e fuori degli schemi un gruppo di strampalati amici, un po’ in là con gli anni ma con l’entusiasmo di ragazzini scatenati, alle prese con un’incredibile avventura. Tra una partita a carte e un cruciverba, i nostri s’imbattono in un omicidio e nel furto di una vecchia moneta di enorme valore. Capitanati dall’impavida Olga, gli arzilli vecchietti mettono in atto un ingegnoso piano che proverà a trasformarli in intrepidi giustizieri dai capelli d’argento. Ma sulla loro strada si presentano ostacoli e imprevisti di ogni tipo. Riuscirà la sgangherata banda di nonnetti a dipanare il bandolo della matassa?

Recensione

Un giallo davvero particolare!

Come ho già anticipato, ho trovato questo libro davvero molto interessante. I protagonisti sono un gruppo di vecchietti intenzionati a catturare, con il minimo aiuto da parte delle forze dell’ordine, il killer di Anna. Il suo omicidio è avvenuto a seguito di un furto: la moneta rara che l’anziana signora stava per vendere. A capo delle indagini c’è Olga, una donna dinamica e sempre piena di sorprese pronta a smascherare il delinquente e a fare giustizia per la sua amica. Quello che mi ha stupita tanto è stata la capacità dell’autore di trasportarmi, attraverso la semplicità e la linearità della narrazione, indietro nel tempo. Mi sono improvvisamente ritrovata tra i banchi di scuola con davanti il libro di antologia pieno di racconti. Mi sembrava proprio di star leggendo uno di questi piccoli ma immensi bravi.

La semplicità è l’arma migliore

Essendo un’appassionata di questo genere, mi capita raramente di leggere storie lineari così ben scritte. Quello che caratterizza, a mio parere, questo romanzo, è proprio la semplicità del narratore. É un libro adatto a tutti, anche ai più piccoli, proprio perché di facile comprensione. Non sempre la bravura di un autore è definita dalla complessità del lessico che utilizza: a volte l’arma migliore è proprio l’utilizzo di uno stile semplice. Attenzione però… semplice non vuol dire necessariamente banale! Al contrario, in questo caso Vincenzo è stato proprio bravo ad utilizzare un registro semplice ma ricercato!

I personaggi

I personaggi non sono tanti e sono tutti ben definiti. Seppur non sempre sia presente una descrizione fisica o caratteriale, molte caratteristiche vengono alla luce grazie alle azioni che compiono. La mia preferita è senza dubbio Olga: dinamica e intraprendente, non perde occasione per dimostrare che lei ha carattere e sa quello che vuole. Riesce a convincere tutto e tutti di quello che dice e di quello che vuole fare, nessuno riesce a dirle di no proprio perché sa come conquistare il mondo. Io ce la vedo a governare l’intero pianeta! Dovreste proprio conoscerla.

Cosa ne penso?

Penso che questo libro meriti di essere letto sia dagli appassionati del genere che non. A partire dagli 11\12 anni, questa è sicuramente una lettura interessante e super consigliata! Leggero, divertente e coinvolgente può tenervi compagnia e farvi appassionare davvero. Io ho trovato quasi la comfort zone di quando ero piccola tra le pagine dei libri di scuola, voi potrete trovare sicuramente altre emozioni molto belle. Questo è un libro d’altri tempi: semplice ma profondo. É scritto e strutturato molto bene. Il libro mi è piaciuto molto quindi ve lo consiglio!

Voto: 5\5

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Recensione – La biblioteca di Parigi di Janet Skeslien Charles

Era per quello che leggevo: per sbirciare nelle vite degli altri.

Janet Skeslien Charles

Sulla copertina, oltre al titolo, c’è scritto: ‘Nessuno può tacere i libri’. Questo messaggio, nel libro, passa forte e chiaro. L’autrice ha scritto un romanzo dove il protagonista, oltre a essere la giovane Odile e la piccola Lily, non è altro che il libro.

Ora vi spiego come.

Trama

Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

I libri sono aria fresca inalata per continuare a far battere il cuore, a fare immaginare il cervello, a tenere viva la speranza.

Janet Skeslien Charles

Recensione

Odile: L’amore per i Libri

Parigi, 1939. La storia comincia con il colloquio di Odile per un posto alla American Library, biblioteca prestigiosa situata nella capitale francese.

Foto di Gerhard G. da Pixabay

Odile è una ragazza forte e precisa che conosce a memoria la classificazione decimale di Dewey. Circondata da un fratello che adora e un padre commissario di polizia che cerca in ogni modo di trovarle marito, entra nel mondo della Library e le sembra un sogno. Chi tra noi lettrici non vorrebbe lavorare in una biblioteca ed essere circondata da milioni di libri? Il destino però la coglie impreparata perché come ben sappiamo, quelli sono gli anni in cui scoppia la Seconda Guerra mondiale.

Tutto cambia: il fratello Remy parte per il fronte lasciandola sola, le regole all’interno della biblioteca non sono più le stesse e i tedeschi cominciano piano piano a occupare Parigi. Grazie però alla professoressa Reeder, la direttrice, a Margaret, divenuta la sua migliore amica, a Bitsi, la ragazza di Remy e a tutte le persone che lavorano per l’American Library, la vita è meno amara. La biblioteca diventa una famiglia, un posto sicuro per lei e tutte le persone che lo frequentano.

Lily: l’importanza della comunicazione

Nell’arco di tutto il libro, la storia di Odile si alterna con quella di Lily. Siamo in America, 1985. La giovane, grazie a una ricerca per scuola conoscerà la Sposa della guerra, che non è altro che la nostra Odile anziana. Tutti in paese diffidano della donna, la ignorano, avendo quasi paura di lei.

Lily perde la madre a causa di una malattia e questo permette alle due protagoniste di diventare molto amiche. Nella vita della giovane entra la nuova sposa di papà, Eleonor. Tra le due, i rapporti non saranno inizialmente semplici, visto che Lily vede la nuova arrivata come una sostituta della mamma. Grazie a Odile, Lily capirà di dover maturare e di dover cambiare il modo di vedere le cose. Lily scoprirà il segreto di Odile e tradirà in maniera quasi irreparabile la sua fiducia. Capirà a sue spese che a volte bisogna pensare alle conseguenze delle proprie azioni e che bisogna essere meno egoisti di come a volte siamo.

L’omaggio alla American Library

Sono molti i messaggi che l’autrice tocca in questo libro: l’importanza della parola, della comprensione, il ruolo che ricopre il Libro nella nostra vita.

Foto di Foundry Co da Pixabay

L’autrice tocca in modo così delicato le vite di queste persone che sono realmente esistite. L’American Library è stata una realtà che durante la Seconda Guerra mondiale ha permesso ai suoi utenti di restare in contatto con i libri. I bibliotecari hanno giocato un ruolo fondamentale per tener vivo il libro e per far sentire chi leggeva meno solo. Hanno rischiato la vita per tener fede a ciò che per loro contava di più.

Janet Charles ha scritto questo libro nel centenario della fondazione della libreria e ha voluto rendere omaggio a coloro che hanno permesso che tutto questo restasse in vita. Ha reso loro omaggio scrivendo la storia di Odile e Lily, portando avanti messaggi importanti: l’importanza della parola e della comunicazione per far sì che certi ostacoli non vengano affrontati in solitudine. Bisogna imparare, come scrive l’autrice nell’intervista scritta alla fine del libro, “a parlare dei propri sentimenti, per quanto per noi risultino ingestibili“.

Cosa ne penso?

Questo libro è scritto veramente bene, è scorrevole e per nulla scontato. Entriamo nel mondo della Library e capiamo subito quello che è successo nel periodo della Seconda Guerra Mondiale da un altro punto di vista, quello delle biblioteche, delle persone che ci hanno lavorano e dei tanti libri ritenuti un pericolo. Abbiamo un bagaglio storico importante, da cui imparare e da non sottovalutare mai.

Leggete questo libro se amate i Libri, troverete la giovane Lily in ognuno di voi e imparerete che nulla è più importante di ‘entrare nella pelle dell’altro‘.

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In Segnalazioni

Vi segnalo un libro! – Ragazzo, uomo e nemo di Damiano Dario Ghiglino

Un viaggio con uno zaino sulle spalle e la neve tutt’attorno intrapreso a causa di una nuova consapevolezza.
Credo fermamente che questa lettura possa aiutare tante persone, anche le più timide, a sbocciare. La conoscenza di se stessi è fondamentale per poter vivere serenamente la propria vita.

Trama

Copertina “Ragazzo, uomo e nemo”

Un ragazzo cammina portando con sé una valigia lungo le strade innevate di una città tedesca. Non sa da dove viene, né dove sta andando. Sa solo che si è lasciato il passato alle spalle perché è gay, è diverso. Sarà così che Eric intraprenderà un lungo viaggio alla scoperta di sé rivelando, tra incontri inaspettati e interrogativi senza risposta, l’essenza di una vita che è tutte le vite.Un romanzo cosmopolita, visionario, oscuro ma anche luminoso, sulla ricerca dell’identità attraverso le molteplici tappe dell’esistenza umana.

Il libro

  • Editore: Independently published (21 dicembre 2020)
  • Pagine: 109 pagine
  • Genere: Narrativa LGBT

L’ebook è scaricabile gratuitamente con Kindle Unlimited

Biografia autore

Damiano Dario Ghiglino (Genova, 1990) ha pubblicato “Paradisi senza luce” (2013),  “Nessuna pietà per gli angeli borderline” (2015) , “Il ritorno dal mondo delle idee” (2017) e “Il sole d’agosto sopra la Rambla” (2017)

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Collaborazione – La piccola Parigi di Alessandro Tonioli

Dietro ogni cosa che non si riesce a ricordare, c’è sempre una storia che vale la pena di essere ricordata.

Alessandro Tonioli

La piccola Parigi di Alessandro è stata veramente una sorpresa per me. Quando mi è stato mandato il libro e ho letto il titolo ne ero entusiasta: amo Parigi, ci sono stata una volta me ne sono innamorata perché questa città entra subito nel cuore di chi è romantico come me.

E proprio come Parigi, anche questa piccola storia ti entra nel cuore.

Trama

La piccola Parigi di Alessandro Tonioli

“Una città, un racconto misterioso e una bambina di cui nessuno ha mai saputo il nome.
Ecco cosa si cela dietro Cabiate e il suo essere chiamata dai suoi abitanti “La piccola Parigi”, per un motivo che però nessuno sembra ricordare. Forse solo il nonno di Chiara ha, nascosta nel suo passato, la chiave per svelare la natura di questo incantesimo che ora, forse, sta per essere finalmente rivelato.”

E’ cosi, non puoi farci niente.

Il tempo distrugge l’uomo.

L’uomo distrugge il resto.

L’amore li distrugge entrambi.

Sarà così.

Alessandro Tonioli

Recensione

Questo libro è particolare: mentre lo leggevo e nel momento in cui l’ho finito ho capito che quello che avevo tra le mani era una piccola fiaba.

I nonni: i pilastri della nostra storia

I protagonisti della nostra storia sono due: Chiara e Francesco.

Ci troviamo a Cabriate, piccolo paese di vecchi brontoloni e bambini saltellanti, dove Chiara, chiamata dai nonni Chiaraccia, come al solito rientra da scuola e trova il nonno Francesco ad aspettarla seduto sulla poltrona. Quel giorno il nonno è diverso e Chiara lo sente. Francesco comincia a raccontare una storia, a rievocare un ricordo che gli fa scendere una lacrima.

Si torna nel passato, nel periodo in cui il nonno non è altro che un ragazzino. La protagonista della sua storia è una bambina senza nome, che gira per Cabriate col suo vestito rosso, spuntata da non si sa dove. Quello che porta questa fanciulla al paese resterà impresso nella memoria di pochi, e il motivo per cui viene sopranominata “La piccola Parigi” lo lascio scoprire a voi.

Quanti pomeriggi avete passato anche voi, da piccoli, con i nostri nonni? Io tantissimi. Mi è capitato tante volte di fermarmi ad ascoltarli mentre mi raccontavano storie del loro passato. Quanto importati sono questi momenti di condivisione? Perché è di questo che si parla: di tramandare aneddoti che fanno della storia, che è una realtà e non solo una memoria. I nonni e le persone anziane giocano un ruolo fondamentale in questo, facciamone tesoro.

Il messaggio d’amore

Quello che Alessandro vuole trasmettere è quasi tangibile: questo racconto, in maniera così triste e delicata, emana amore puro. Penso che ancora più importante sia un altrettanto fondamentale valore portato dall’autore: il prendersi cura dell’altro.

Viviamo in un epoca in cui gli esseri umani sono superficiali, in cui ormai ci si arrende al materiale e tutto diventa scontato. La cosa più triste è la cattiveria che regna in tante persone e il fatto che i gesti d’amore siano ormai scomparsi.

Questo libro è un campanello d’allarme per la gentilezza dimenticata. Quante volte non perdoniamo convinti di essere immortali? Quante volte non facciamo un passo in più? Dovremmo ogni tanto ricordarci i valori che portano avanti la vita: la gentilezza, il rispetto, l’umiltà, la sincerità, la fedeltà.

Cosa ne penso?

Questo libro si presenta come un inno al non dimenticare, al restare saldi alle nostre radici e a quello che ci appartiene.

Nella nota, l’autore specifica che la punteggiatura ritmica è intenzionale, vuole portare una stesura quasi teatrale. Questo determina una lettura leggera, quasi a voler riportare il lettore indietro nel tempo. Alla fine, incentrare la storia su due personaggi non è semplice a mio parere: il libro è molto breve, sono circa una sessantina di pagine. Alessandro però, è stato molto bravo a tenere il lettore incollato al libro. Aumenta la voglia, durante la lettura, di scoprire questa piccola ragazza, di capire il suo scopo nella piccola Cabriate, di conoscere la Piccola Parigi.

Leggetelo questo libro: vi verrà facile viaggiare indietro nel tempo insieme a Francesco e voler conoscere anche a voi questa bambina col vestito rosso per scoprire il suo messaggio per voi!

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Collaborazione – I ricordi non fanno rumore di Carmen Laterza

La nostalgia per la madre, la paura di Ruggero, l’asperità stessa della vita quotidiana dimostravano a Bianca, giorno dopo giorno,, che per sfuggire alla guerra non bastava tenersi lontano dalla violenza, scappare un po’ più in là, salite su un carro e poi su un altro, superare le colline, accettare la miseria infame. La guerra era ovunque intorno a lei, acuta e incombente, ma forse non erano tutti ugualmente vittime e l’unica possibilità era capire se c’era davvero una parte giusta per combattere, come aveva sussurrato Vittorio quella sera nel fienile prima di andarsene: capire chi meritava il peggio e chi aveva il diritto di infliggerlo.

Carmen Laterza

Prima di tutto ci tengo tanto a ringraziare l’autrice per avermi fornito la copia cartacea del suo libro. Non vedo l’ora di metterlo in libreria e ritirarlo fuori tra qualche anno, sfogliare le pagine e rileggere le frasi che tanto mi hanno emozionata. Ho iniziato a leggerlo sapendo che avrei versato fiumi di lacrime di fronte alla crudeltà della realtà che viene raccontata e così è stato. Di solito quando piango per un libro significa che mi è piaciuto molto ma per stavolta non è sufficiente dire che mi è piaciuto. Mi ha completamente travolta, distruggendomi emotivamente (in senso positivo, ovvio) perché la storia è questa e non si può cambiare. Possiamo solo imparare da essa a non commettere gli stessi errori del passato. É a questo che serve, vero?

Trama

I ricordi non fanno rumore

Bianca è una bambina allegra e vivace e vive con sua madre Giovanna in casa dei signori Colombo. La sua vita è fatta di cose semplici ma lo scoppio della Seconda Guerra mondiale travolge gli equilibri familiari e Bianca è costretta a lasciare Milano per andare in campagna dalla zia, dove pensa di poter cominciare una nuova vita. 
Bianca scopre ben presto che la guerra è ovunque intorno a lei, fuori e ancora di più dentro casa, e l’unica possibilità di sopravvivere è rendersi autonoma, imparare a contare solo su se stessa. Ma per riuscirci deve mettere in discussione le proprie convinzioni sui rapporti familiari, sulle regole sociali e sulla verità dei propri ricordi.
Perché i ricordi sembrano cimeli di un passato lontano ma quando riemergono, di fronte agli snodi cruciali della vita, si rivelano per quello che sono: compagni silenziosi e discreti del nostro cammino che determinano la rotta delle nostre scelte. E come una bussola interiore ci guidano così: senza fare rumore.
Sullo sfondo di un’Italia divisa tra due guerre, quella ufficiale degli eserciti e quella clandestina dei partigiani, Carmen Laterza mette in scena una straordinaria parabola di formazione e resilienza in cui, ancora una volta, il messaggio di rinascita e speranza è affidato a figure femminili profonde e indimenticabili.

Recensione

Dire cosa penso di questo libro stavolta non è per niente facile, ma ci provo. Non mi piacciono i romanzi storici, quelli che parlano di guerra, di morte, di passato; quelli che mi costringono ad orientarmi in un dato periodo, ad immaginarmi una determinata scena, a comprendere certe dinamiche. Non mi piacciono i libri come questo perché non mi piace la storia, anche se il termine “piacere” non è appropriato. Diciamo più che non la capisco, faccio fatica a ritrovarmi in ciò che so o non so. Eppure quando mi capita di affrontare letture di questo tipo mi immergo completamente nelle parole come fossero una piscina in cui nuotare. Non mi piacciono ma li amo follemente. Sembra strano, eh? Lo so, ma forse solo così riesco davvero a farvi capire cosa è significato per me il romanzo di Carmen Laterza.

Ambientazione e storia: dove siamo?

Siamo nell’Italia degli anni ’40 del Novecento. Nazisti e Fascisti iniziano a invadere Germania e Italia con le leggi razziali, con le distinzioni per razza, sesso, orientamento sessuale e tutto ciò che concerne la sfera intima e privata della persona. L’Italia sta per entrare in guerra e Giovanna, governante presso l’abitazione dei Signori Colombo, ebrei, deve trovare una soluzione per cercare di dare a Bianca, sua figlia, un futuro degno. Una sera decide di partire per Pavia alla volta della casa di sua sorella Augusta con cui ha chiuso i rapporti dopo la nascita della figlia. Quella partenza segnerà per sempre il destino delle due. Si troveranno in mezzo ai bombardamenti e affronteranno un viaggio pieno di paura, di angoscia e di insicurezza del futuro. Giovanna dovrà lottare contro le ingiurie che la vita le ha riservato per dare a Bianca un po’ di speranza. Ma nell’Italia del 1942 la speranza non basta.

Bianca, la purezza della vita

Bianca è solo una bambina quando comincia la guerra ma da subito dimostra di avere una purezza d’animo tale da riuscire ad affrontare tutto. L’assenza del padre, l’abbandono della madre e le cattiverie che gli uomini come Ruggero hanno in serbo per lei non riusciranno a spegnere quella fiamma che Bianca possiede e che solo lei può controllare. Sin da piccola ha le idee chiare: vuole un matrimonio con tanta gente, una famiglia felice e un uomo che la ami per sempre. Solo dopo che Elvira le avrà insegnato ad amarsi sempre e a saper stare sola, capirà che nella vita l’unica cosa di cui ha davvero bisogno per essere felice è se stessa.

Dopo un’infanzia rubata, dopo le mille paure, gli abbandoni e le offese, Bianca prenderà una carrozza che la porterà verso l’orizzonte, verso il futuro che tanto desidera conquistare.

Bianca e la madre, un simbolo importante

Foto di MJ Jin da Pixabay

Giovanna rimane incinta di Bianca quando è ancora una bambina. Al tempo la gravidanza prima del matrimonio non era vista di buon occhio da nessuno, era quasi una vergogna per la famiglia. Così la ragazza madre viene diseredata dalla mamma e dal papà, viene buttata fuori casa con una bambina da accudire e con un futuro da costruire interamente. Giovanna cresce la figlia come meglio può, non facendole mai mancare il pane sotto i denti e un tetto sopra la testa, ma non è mai pienamente convinta della scelta che ha fatto. Costretta a crescere così presto, molto spesso le capita di rimpiangere il momento del concepimento di questo bambina, ma subito ritorna in sè e cerca di trovare soluzioni alternative al rimpianto.

Il loro è un rapporto ricco d’amore. Bianca adora la madre: essendo sempre stata con lei non potrebbe essere altrimenti. Il padre non l’ha conosciuto e scoprirete solo leggendo il libro il perché, ma posso dirvi che è una di quelle storie che tutt’oggi accadono e di cui tutt’oggi continuiamo a meravigliarci. Il loro legame sembra indissolubile, indistruttibile, intoccabile: eppure il destino ha serbato per loro un’altra realtà, più dura della guerra, della fame e della miseria.

Cosa ne penso?

Mi è capitato raramente di leggere libri così profondi, così realistici e così emozionanti. Mi sono ritrovata tanto in Bianca per una serie di motivi che forse, un giorno, vi racconterò e ammetto di aver pianto proprio quando Bianca stava male. Non credevo di appassionarmi così tanto in questa storia fatta di ricordi, di vicende, di amore e di speranza. Perché se è vero che la guerra è sempre attorno a noi, è altrettanto vero che la guerra si può sconfiggere solo con l’amore e la speranza. Bianca l’ha sconfitta. Vorrei tanto sapere dov’è lei adesso, ma questo non mi è dato saperlo. Leggete “I ricordi non fanno rumore” anche se non amate i romanzi storici perché questo vi scalderà la vita e vi farà capire quanto siamo fortunati.

Voto: 5\5

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GDL di Giulia e Valentina – Il gioco dell’angelo di Carlos Ruis Zafòn

Sa qual è il bello dei cuori infranti? Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi.

Carlos Ruis Zafòn

Nel mese di Dicembre, io e il gruppo di lettura di Giulia e Valentina dedicato a Zafòn ci siamo dedicati a “Il gioco dell’angelo”, il secondo libro dei quattro racchiusi nella saga del ‘Cimitero dei libri dimenticati’.

In questo romanzo, il protagonista non è Daniel Sampere, bensì David Martin, scrittore di romanzi che abita sempre nella nostra Barcellona degli anni Venti.

Questo libro non ha niente a che fare con ‘L’ombra del vento‘ a mio parere; ne ‘Il gioco dell’angelo’ abbiamo una storia sicuramente più cupa, malinconica e quasi surreale.

Trama

Il gioco dell’angelo

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l’occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de “L’ombra del vento” hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore – scrivere un’opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell’umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.

[…] il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.

Carlos Ruis Zafòn

Recensione

La storia: da dove tutto ha inizio

David Martin è un personaggio diverso da Daniel presente nell’Ombra del vento: cinico all’inverosimile, pieno di un tale sarcasmo che lo contraddistingue per il tutto il racconto.

Inizialmente il protagonista ha 17 anni e scrive per ‘La Voz de la Industria‘, giornale di stampa nazionale, dove conosce Pedro Vidal che diventerà il suo migliore amico, ma soprattutto suo mentore. Qui comincia la sua carriera come scrittore perché, anche se con falso nome, scriverà dei racconti racchiusi nella serie ‘Misteri di Barcellona’.

Licenziato a causa del suo successo e grazie allo zampino di Vidal, David trova lavoro presso una casa editrice a nome di Barrido ed Escobillas che tramite un contratto stipulato, accetta di scrivera una serie di romanzi contenuti nella serie battezzata come ‘La città dei maledetti’.

Nel frattempo, visto lo discreto stipendio e la voglia di cambiare, il nostro protagonista abbandona la pensione di donna Carmen e si trasferisce nella casa della torre, abitata precedentemente da Diego Marlasca.

Nel momento in cui il successo comincia a sfuggirgli di mano, entrerà in scena Andreas Corelli, editore francese che propone al nostro amico di scrivere un libro per lui che riguarda una nuova religione, una nuova fede.

Quale sarà il legame tra David e Diego, ma soprattutto Andreas? Scriverà questo libro?

L’amore salva sempre?

Quanto siamo liberi?

In principio sono andata un po’ a rilento, ho trovato la scrittura ‘pesante’, piena di descrizioni, di riflessioni. Son anche dell’idea però, che l’intento di Zafon sia proprio quello: farci entrare in questa storia in punta dei piedi per addentrarsi piano piano negli eventi e capire le scelte di Martin.

Lo scrittore lascia al lettore la libertà di interpretare la figura di Corelli come meglio crede: il nostro editore, anche se Zafon non lo rivela mai, non è altro che Lucifero. E voi penserete… cosa centra il Diavolo in questo libro? Non voglio svelarvi niente perchè vi consiglio di leggerlo, non rimarrete delusi!

Alla fine, David incarna il libero arbitrio, la possibilità di scegliere. L’uomo fino a che punto è in grado di scegliere senza farsi corrompere da denaro, successo e vanità? Quanto è corrompibile l’animo umano? Cosa ci permette di attaccarci alla vita e alla speranza? La risposta è sempre quella… l’Amore. L’amore rende questa vita meno amara, meno dolorosa e ci lascia vivere al meglio.

Cosa ne penso?

Ho adorato anche questo libro, adoro tutta questa saga, adoro Zafòn. Lo ritengo sempre il mio scrittore preferito, l’avrete capito.

Tra le varie opinioni che ho sentito in merito al libro, qualcuno ammette di essere deluso da questo libro, che non è all’altezza de ‘L’ombra del Vento’ . Io ritengo che le due storie non siano paragonabili. Ne “Il gioco dell’angelo”, si parla di dannazione, di tormento, di dolore, di malattia.

Alla fine però, Zafòn ci fa capire che ciò che conta sempre è l’amore, la vita, la speranza, il perdono. Lasciatevi sempre amare, anche quando tutto sembra buio. L’Amore non è altro che la Luce. Vedremo cosa succede nel terzo capitolo: Il prigioniero del cielo sarà la lettura di gennaio.

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Recensione – Effetto domino di Edy Tassi

Nel buio e nel silenzio di quell’orribile stanzone, sentì il proprio cuore battere al ritmo di una nuova consapevolezza.

Effetto domino – Edy Tassi

Ho iniziato a leggere questo libro con una mia amica per senso del dovere, dato che stiamo scrivendo un romanzo molto simile. Le ho proposto la lettura di “Effetto domino” dopo che una cliente a lavoro, acquistandolo, me l’ha caldamente consigliato. Così ho letto la trama di sfuggita, che mi ha incuriosita tantissimo. Ed eccomi qui… a parlarvi di questa bellissima storia d’amore.

Trama

Effetto domino di Edy Tassi

Nascosta dietro l’obiettivo della macchina fotografica, Gloria è sicura di essere intoccabile. E invisibile. Di poter scegliere lei ogni mossa, anche con gli uomini. Seducendoli, amandoli senza inibizioni, e poi lasciandoli prima di poter provare emozioni troppo intense. Prima di poter soffrire. Ma nessuno può sfuggire alla propria storia. E quando il passato la chiama con forza dall’Africa alle sponde scintillanti ed esclusive del Lago di Como, Gloria comincia a seguire le tracce di una verità scomoda, di una storia familiare misteriosa e affascinante. Al centro di tutto c’è l’enigmatica e imponente Villa Visdomini. E un uomo, Marco, che è tentazione pura, pericoloso come il fuoco che divampa tra loro. Questa volta Gloria non può più nascondersi.

Recensione

Non mi aspettavo di certo che questa storia mi avrebbe colpita così tanto. Ho iniziato a leggere il libro armata di evidenziatore e matita con la volontà di imparare qualcosa, ma l’ho finito stesa sul divano a sognare. Non ricordo quando esattamente ho accantonato l’idea di catturare ogni insegnamento per lasciarmi travolgere dalla passione di Gloria e Marco, eppure è successo. Marco e Gloria mi hanno presa e lentamente coinvolta nella loro relazione fatta di passione, di segreti, di attimi intensi e di grande attrazione.

La storia

Gloria, fotografa di mestiere, ha un passato oscuro alle spalle di cui vuole cercare di scoprire qualcosa. Sa solo che la madre, morta giovane, risiedeva a Villa Visdomini sul lago di Como e che una famiglia esiste, in Italia, lontana da lei. Così, dopo la morte del padre ucciso dai debiti del gioco, Gloria lascia l’Africa alla volta di Como. Sarà proprio la curiosità di conoscere il suo passato e la gioventù di sua madre a spingerla, una sera, a varcare furtivamente la soglia della Villa. Grazie alla fotocamera e al teleobbiettivo che ha sempre a disposizione, quella stessa sera Gloria farà la conoscenza della bella figura di Marco, il più giovane dei Galbiati. Quell’incontro segreto e quel corpo perfetto faranno nascere in Gloria un’insolito desiderio.

Gloria riuscirà, grazie all’aiuto di Francesco, amico di famiglia, ad accedere in maniera legale alla Villa e di farsi notare, seppur involontariamente, da Marco. Inizierà tra loro una relazione fatta di travolgente passione impossibile da frenare. La loro storia andrà ben oltre il passato e sarò in grado di portare a galla anche il più nascosto dei segreti.

I personaggi

Devo dire di aver apprezzato tutti i personaggi del libro. Ben strutturati e ben caratterizzati, Gloria Montanari e Marco Galbiati sono i protagonisti di “Effetto domino”. Accanto a loro, come personaggi principali, ci sono Giulio, papà di Marco, Stefano, papà di Gloria e Anna, moglie di Giulio. Personalmente credo che ognuno di loro abbia un ruolo fondamentale nella vicenda e sia per questo importante capire appieno il carattere.

Foto di Pexels da Pixabay

Giulio, uomo di potere e ricco imprenditore, ha serie difficoltà a mantenere in piedi la sua azienda ma troppo orgoglioso per chiedere l’aiuto del figlio, laureato a pieni voti in Economia. Roberto, fratello di Giulio, credo sia l’unico ad essermi stato antipatico dal primo momento: presuntuoso ed egoista, farà fatica a cedere le redini dell’azienda, troppo impegnato a spiccare. Anna, invece, seppur ombra di Giulio, ha risaltato in particolar modo alla fine del libro, quando finalmente prende una posizione e si schiera dalla parte che, secondo lei, merita la ragione.

Francesco è quello con la maschera migliore. Si è finto amico di tutti per tutto il libro, ma solo alla fine rivela ai lettori la sua vera natura. Falso, egocentrico, rancoroso e tremendamente avido, compirà gesti inaspettati in grado di stravolgere il corso degli eventi.

Erotismo, deciso ma per niente volgare

Questo è un romanzo di genere erotico. Adatto a un pubblico di lettori adulti, è in grado di far provare ai lettori tutte le emozioni e le sensazioni che provano i personaggi. La scrittura semplice e lineare dell’autrice permette al lettore di vivere intensamente ogni scena. Le descrizioni, dettagliate ma non volgari, degli attimi di passione tra i due personaggi, mostrano a chi legge ogni singolo brivido.

La non volgarità per me è un pregio enorme in un libro erotico perché passare dalla sensualità alla volgarità è un attimo e il confine è davvero sottile. Edy Tassi è stata davvero bravissima a giocare con le parole e a utilizzare il lessico appropriato per non oltrepassare mai il confine. Sono rimasta stupita in positivo da questo dettaglio.

Cosa ne penso?

Cosa penso di questo libro? Credo che, oltre ad avermi appassionata, mi abbia anche insegnato ad armeggiare con le parole giuste, a capire quali momenti descrivere e come farlo. Io sono dell’idea che questo romanzo mi sia servito per capire cosa voglio dal libro che sto scrivendo e come lo voglio. Mi è piaciuto, mi ha appassionata e mi ha travolta in maniera davvero positiva. Mi sento di consigliarlo davvero a tutti quello che amano il genere e anche a quelli che non lo amano ma vogliono provare a leggere qualcosa. Io me ne sono follemente innamorata e credo che chiunque si innamorerebbe di Marco e di Gloria.

Voto: 5\5

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SERIE TV (Netflix)- Qualcuno deve morire. Cosa ne penso?

Non sono mai stata troppo appassionata di serie tv, soprattutto se a sfondo storico, ma con questa mi sono ricreduta. Ho apprezzato la trama, i personaggi e l’ambientazione. Ne sono rimasta davvero stupita.

Trama

Locandina “Qualcuno deve morire”

Ci troviamo nella Spagna franchista degli anni Cinquanta. Gabino Fàlcon torna a casa, in Spagna, dopo essere stato in Messico per dieci anni, ospite dalla famiglia della mamma. Il rientro è programmato perché il padre di famiglia ha programmato il matrimonio tra Gabino e Cayetana, figlia di un importante uomo d’affari. Tutti rimangono però stupiti nel momento in cui il ragazzo rientra accompagnato da Lazaro, ballerino messicano. I dubbi sulla loro amicizia, troppo intima e insolita, iniziano ad alimentare voci di paese tutt’altro che positive. Gabino di suo conto non fa nulla per fermare le voci, anzi, cerca di alimentarle per cercare di andare oltre le convenzioni imposte dalla società. Le sue decisioni affrettate ma estremamente sentite innescheranno una serie di eventi infelici che porteranno i personaggi a prendere drammatiche soluzioni.

Recensione

Ambientazione e periodo storico

L’ambientazione è coerente al massimo con il periodo storico. L’abbigliamento dei personaggi, il registro linguistico e gli eventi causati dalle situazioni sono tutte questioni legate al periodo storico. Sono rimasta davvero colpita perchè, io non ami il genere storico, questa serie mi è entrata nel cuore. L’amore che Gabino prova per Lazaro, non ricambiato, è fuori norma per la società di quel tempo perciò si percepisce l’angoscia e l’inquietudine dei due giovani. Essere omosessuale era quasi un reato e rifiutare il matrimonio con una ragazza di buona famiglia per tenere fede al vero amore era inaccettabile. Il regista e lo sceneggiatore hanno davvero tenuto in considerazione ogni minimo dettaglio, rimanendo coerenti con il periodo e trasportando il lettore in un’epoca lontana.

L’omosessualità e una società ancora troppo chiusa

Ho apprezzato la miniserie in ogni sua sfumatura. I personaggi mi sono piaciuti tanto, in particolare Gabino, nel quale mi sono rispecchiata. Indipendente, consapevole e combattivo, cerca in tutti i modi di tenersi quello che è suo. Non cede al potere, non asseconda le richieste del padre per accontentarlo o per evitare i problemi, ma al contrario mette la faccia nel suo amore e tiene fede ai desideri. Non è un ragazzo semplice, ma è un ragazzo che tenta di essere felice, di seguire i suoi sogni e di ascoltare il suo cuore. É incompreso ma non gli pesa esserlo. Vorrebbe cambiare la società ma non può, è ancora troppo presto.

Perchè guardare questa miniserie?

Guardare questa serie ci fa capire quanto siamo fortunati noi millennials ad avere la possibilità di scegliere a chi dare il nostro amore e a chi concedere la nostra mano. In tanti hanno combattuto per questa libertà ma a volte sembriamo dimenticarcene. Seppur sembri ancora un tabù, l’omosessualità è un diritto. Nessuno può e deve in alcun modo giudicare. Nessuno.

Mi è piaciuta?

Mi è piaciuta, sì. Mi è letteralmente entrata nel cuore. Composta solo da tre puntate, penso meriti davvero di essere guardata. Sia per l’accuratezza nei dettagli, sia per la storia. La consiglio a tutti voi, anche se non amate il genere. Io sono la prima a non apprezzarlo eppure “Qualcuno deve morire” mi ha conquistata. Se lo guardate, fatemi sapere cosa ne pensate.

Voto: 5\5

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